Taranto Sociale

La voce degli operai

Il lavoro in acciaieria, la sicurezza, i diritti, i soprusi

"Lavoro in un’acciaieria dal ’99, sono attivo dal punto di vista sindacale, pur non essendo delegato, e vi posso assicurare che si fa una fatica enorme per compattare gli operai per una lotta comune".
10 febbraio 2008
Fonte: Da una lettera di un amico, lavoratore in una acciaieria - 09 febbraio 2008

- Che fine ha fatto la classe operaia? Esiste ancora? E’ ancora disposta a lottare per i propri diritti? Queste domande me le sono poste più volte negli ultimi tempi, purtroppo le risposte che mi sono dato non sono molto esaltanti. Lavoro in un’acciaieria dal ’99, sono attivo dal punto di vista sindacale, pur non essendo delegato, e vi posso assicurare che si fa una fatica enorme per compattare gli operai per una lotta comune.

Dovrebbe essere semplice, invece c’è chi ha paura di esporsi; chi teme ritorsioni; chi non si sente tutelato e rappresentato dai sindacati attuali; chi per ignoranza mostra più interesse alla bella macchina o alla griffe che a problemi riguardanti alla sua salute e alla sua sicurezza; chi pensa alla carriera mettendo spesso a repentaglio la propria incolumità e quella di chi gli lavora accanto, pur di aumentare la produzione e fare bella figura con i piani alti; chi è precario e quindi non ha voce in capitolo perché rischierebbe di diventare disoccupato.

Neanche i 7 morti nell'acciaieria della ThyssenKrupp a Torino hanno smobilitato le coscienze. Dopo un primo momento di sgomento, tutto è scivolato via silenziosamente, come se non potesse mai succedere nulla di simile nella nostra fabbrica.

L’azienda per cui lavoro invece si è mobilitata immediatamente.

Il caporeparto ha iniziato il giro delle squadre e durante l’attività lavorativa ha fatto una specie di corso antincendio di 5 minuti, pur non avendo titoli per farlo, pretendendo da parte del singolo lavoratore la firma che attestava l’avvenuto addestramento sull’uso, utilizzo, responsabilità e ubicazione degli estintori presenti in Azienda, senza informare tra l’altro i delegati Rls.

Loro si sanno tutelare, loro sanno fare i propri interessi. E la classe operaia che fa? Assiste inerme, permette al “padrone” qualsiasi sopruso… e piange i propri morti.

Stiamo scomparendo in nome di un finto benessere; abbiamo perso di vista i valori, i principi, le idee; stiamo perdendo tutti i diritti che con fatica i nostri padri, i nostri nonni, hanno ottenuto attraverso anni di lotte. Stiamo polverizzando tutto e non ce ne stiamo accorgendo. E i sindacati confederali cosa fanno?

Organizzano manifestazioni contro le morti bianche, rilasciano dichiarazioni ad effetto e poi firmano il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici, nel quale si aumenta di altre 8 ore lo straordinario obbligatorio; si festeggia come una conquista 44 mesi di contratto precario; si prolunga a 30 mesi la prossima scadenza per il rinnovo, per non parlare poi dell’aspetto economico, recuperare il potere d’acquisto per l’operaio ormai è diventata un’utopia. La sicurezza? L’ambiente? Le solite poche righe scritte in politichese, che dicono tutto e non dicono niente.

Scandaloso! Scandaloso! Scandaloso!

Sono fortemente indignato, irritato, ma non demotivato. Questo scempio mi dà la forza per cercare di far cambiare qualcosa, non smetterò di lottare, di urlare, di rivendicare i nostri diritti, sperando che questa goccia diventi presto un oceano. Vi lascio con una poesia scritta da un metalmeccanico in pensione dedicata alla memoria dei sette operai della ThyssenKrupp.

Lettera firmata



Per non dimenticare.
Una poesia in loro memoria
Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d'olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d'Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d'ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

Poesia di Carlo Soricelli metalmeccanico in pensione

Licenza: Pubblico Dominio

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