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Intervento di Biagio De Marzo e Alessandro Marescotti (PeaceLink)

A Taranto diossine ed "ecoballe"

Stiamo assistendo ad una rappresentazione dai contrasti stridenti. Da una parte i "Tarantini della diaspora" di TarantoViva che, pur vivendo lontani da Taranto, fanno, senza alcuna contropartita, cose incredibili per passione, impegno civile e professionalità ed offrono "un atto d'amore verso la propria città"; dall'altra parte un maturo funzionario aziendale, verosimilmente ben pagato, che esterna puerili "ecoballe".
13 febbraio 2008
Peacelink

- Qui, una squadra di medici membri di TarantoViva e di ricercatori del più autorevole laboratorio italiano di ricerche sui microinquinanti presentano con grande cautela i risultati della ricerca di diossina nel corpo di 10 volontari tarantini ed illustrano tabelle, grafici e citazioni dei più importanti studi internazionali sulla diossina, verificabili da chicchessia, per rimarcare che la questione non va sottovalutata e va intesa come un campanello di allarme che le Istituzioni non possono ignorare.

Là, l'azienda, fonte della maggior parte delle emissioni che inquinano Taranto in base ai dati da essa stessa stimati e comunicati all'Inventario Nazionale delle Emissioni e delle Sorgenti, e il suo "responsabile dei rapporti istituzionali" che, in orgogliosa solitudine, emette un comunicato "salvifico". E' pieno, invece, di "ecoballe", individuabili da chiunque vada a guardare "norme e carte" imprudentemente citate.

Spacchettiamo, dunque, le "ecoballe" riportate, tra virgolette, nell'articolo "Valori pari a un centesimo della norma" - pagina 8 del Corriere del Giorno del 9 febbraio 2008 – ed attribuite al pluricitato "responsabile dei rapporti istituzionali".

"L'impianto di agglomerazione dell'Ilva registra emissioni che si attestano su valori pari a un centesimo dei limiti normativi vigenti, fissati dal decreto ministeriale del 12/7/90. La stessa Unione Europea non ha ancora fissato valori limiti comuni applicabili dagli Stati membri, ciascuno dei quali ha provveduto a regolare la materia con proprie normative".

Il decreto ministeriale del 12/7/90, ahimè, non è vigente ma è stato abrogato dal D. Lgs 152/2006, art. 280, comma g. E l'Unione Europea, perfidamente non in italiano, emette la "IPPC – Guidance. Note for the Coke, Iron and Steel Sector" del 2004, con cui indica i valori di riferimento in Europa per diossine e furani; per gli impianti di agglomerazione sono: a) Mass release benchmark 1 - 10 mg I-TEQ/ton sinter (flusso di massa per tonn. di agglomerato); b) Concentration benchmark 0.1 - 0.5 ng I-TEQ/m3 (concentrazione nelle emissioni). I maggiori Paesi industriali europei, beati loro che conoscono l'inglese, hanno già adottato tali valori.

Restano, poi, gli ingarbugliatissimi (per caso?) limiti attualmente vigenti in Italia. Per essi, riportiamo la conclusione della lettera prot. nr. 6308 del 21/9/2007 che il Presidente della regione Puglia ha inviato al Ministro dell'ambiente: "La soluzione a tale groviglio normativo, che crea turbamento ed inquietudine nella pubblica opinione pugliese, può essere operativamente ottenuta a livello dell'Autorizzazione Ambientale Integrata (AIA) che il Ministero col supporto di Apat sta curando per l'ILVA, dato che in essa saranno definite le modalità di adozione delle BAT da parte di ILVA e i corrispondenti nuovi standard stabiliti ai fini dell'autorizzazione stessa.

Si fa comunque presente che il contesto normativo europeo, pur essendo piuttosto variegato, include Paesi che hanno adottato valori molto conservativi (Germania con 0,4 ngTEG/NM3) e Paesi con standard più elevati. Con la presente questa Regione sollecita ad una rapida definizione dei nuovi livelli autorizzativi a livello di AIA, risolvendo definitivamente il problema legato alla condizione del limite fissato dal Decreto legislativo 152/2006. Il rilancio industriale del più grande stabilimento siderurgico d'Europa non può non passare attraverso un radicale abbattimento delle emissioni inquinanti e attraverso l'ammodernamento tecnologico e la "ambientalizzazione" degli impianti produttivi."

"Con riferimento al protocollo di Aarhus del 2004, poi, va detto che lo stabilimento ha ridotto del 40% le emissioni totali annue di diossina con la chiusura e la demolizione dell'impianto di agglomerazione uno".

In Ilva, nel 1976, si programmò lo spostamento graduale della produzione di agglomerato dalle vecchie linee A, B e C (AGL/1) alle nuove linee D ed E (AGL/2). Prima fu fermata la linea C e poi le gemelle A e B. Dalla fine degli anni 80 in poi, solo parte di AGL/1 è stata in marcia per brevi periodi. Un accordo sindacale per la fermata di AGL/1 fu firmato, in epoca precedente alla privatizzazione, da Domenico La Penna, meglio noto come "zi' Lulluccio", delegato di reparto dell'epoca. Dati i noti decisionismo e riservatezza aziendali, si ignora se agli inizi della gestione Riva l'agglomerato necessario agli altiforni è stato prodotto in minima parte anche da AGL/1. Certo è che affermare, in riferimento al Protocollo di Aarhus del 2004, di avere ridotto del 40 % le emissioni totali di diossina con la demolizione di un impianto fermo da circa dieci anni è una "scivolata" pericolosa per il "responsabile dei rapporti istituzionali", peraltro di antica frequentazione dell'area ghisa. Per non dire che restano sospese nell'aere domande del tipo: Quanta diossina corrispondeva al 100%? Quando è stata misurata? Da chi? Come? Ai posteri l'ardua risposta.

«L'impegno dell'Ilva volto alla riduzione delle emissioni di diossina prosegue dal 2006, secondo il cronoprogramma del Piano di interventi per l'adeguamento degli impianti alle migliori tecniche disponibili, presentato sia alle autorità competenti al rilascio dell'Aia che nell'ambito dell'atto di intesa con le Istituzioni locali».

Dalla scheda C13_03 della documentazione presentata per l'Autorizzazione Integrata Ambientale, apprendiamo che dei tre interventi programmati, uno, irrilevante ai fini della riduzione della diossina, è stato già ultimato nel 2° trimestre del 2006 mentre gli altri due sono interventi di manutenzione su impianti esistenti da trenta anni: se questi sono gli adeguamenti alle migliori tecniche disponibili, la diossina può stare tranquilla.

«Sul tema della riduzione delle diossine l'Ilva sta destinando importanti risorse; a valle di una fase conoscitiva realizzata nel 2007, le attività che attualmente sono in corso riguardano la verifica dell'efficacia applicativa della tecnica adottata».

Se non vengono precisate le risorse impegnate, le attività eseguite e le tecniche adottate, continueremo a pensare che, in realtà, si tratti di "aria fritta" come quella che degustiamo da almeno un quinquennio.

In conclusione, spacchettate le "ecoballe", chissà se il bravo "responsabile dei rapporti istituzionali" ha reso un bel servizio al suo datore di lavoro.

Per parte nostra, ci permettiamo di raccomandare alle Istituzioni, sommessamente, di fare almeno due verifiche dell'attendibilità di quello che viene promesso loro, a voce o per iscritto.

Per quello che può valere, noi continueremo ad annusare l'aria, da incoscienti, nella speranza di intercettare la refola che ci permetterà di volare sul verosimile tacito accordo per non applicare la Direttiva IPPC. Lo dobbiamo anche ai morti della Thyssen che sono sulla coscienza di più di qualcuno: anche quello stabilimento era privo di Autorizzazione Integrata Ambientale.

Note: Qui di seguito riportiamo in versione integrale alcuni degli interventi del Convegno
"Diossine Uomo Taranto" che si è tenuto a Taranto Sabato 9 Febbraio 2008.

Introduzione a cura del Dott. Roberto Petrachi
http://www.tarantoviva.it/corpo/iniziative/2008/DUT/contenuti/DUT_Petrachi.pdf

Diossine Uomo Taranto a cura del Dott. Mario Collura
http://www.tarantoviva.it/corpo/iniziative/2008/DUT/contenuti/DUT_Collura.pdf

Tumori Uomo Taranto a cura del Dott. Patrizio Mazza
http://www.tarantoviva.it/corpo/iniziative/2008/DUT/contenuti/DUT_Mazza.pdf

Il commento del Dott. Aldo Petrucci - Procuratore della Repubblica
http://www.tarantoviva.it/corpo/iniziative/2008/DUT/contenuti/DUT_Petrucci.pdf

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