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Nuove ricerche di petrolio in Puglia e Basilicata

Mineo e Costantino. «Noi sappiamo, al di là delle sortite elettorali dei colleghi di minoranza, quanto questo Governo regionale di centrosinistra ha fatto e continuerà a fare per le energie alternative. La eventuale scoperta di giacimenti fossili può aprire nuovi scenari».
27 marzo 2008

- 22,75 milioni di euro l'investimento previsto secondo dati delle società petrolifere non a carico del Bilancio Regionale. La zona interessata è a cavallo tra Puglia e Basilicata, i Comuni pugliesi interessati sono Castellaneta e Ginosa ma sono previste altre ricerche sul Torrente Celone (Foggia), Monte Carbone (area tra Laterza, Ginosa, Santeramo, Altamura), area di Massafra e Manduria. La notizia, pur con tutte le cautele del caso, è della massima importanza. L'Eni, l'Ente Nazionale Idrocarburi riavvia le ricerche petrolifere proprio nella zona in cui erano state abbandonate nel 1985.

La notizia è stata illustrata in un comunicato congiunto del vicepresidente Luciano Mineo e del consigliere regionale Paolo Costantino. «L'area – si legge nel comunicato – interessa la foce del Fiume Bradano ed è estesa circa 31 ettari. Per la parte pugliese ricade nei Comuni di Ginosa e Castellaneta. La richiesta, inviata alla Regione e positivamente accolta, riguarda l'acquisizione ed il tracciato delle linee sismiche e sulla base della loro rielaborazione, l'ubicazione e il programma di perforazione del pozzo esplorativo.

«È l'esito della Deliberazione di Giunta Regionale n. 131 del 12 Febbraio scorso. Va precisato che la stessa area era stata interessata in passato da un altro permesso di ricerca denominato “Lago del Lupo” che però non ebbe esiti positivi, facendo rinvenire solo tracce di mineralizzazione a gas, quindi quantità limitate di gas. Tutto questo in un periodo molto lungo, che va dal 1959 al 1985, con la perforazione di 5 pozzi da parte delle Società Agip e Spi.

Ma nel 1985 il prezzo medio del barile era di 48 dollari (fonte Ansa). Da allora come tutti sanno le quotazioni del petrolio hanno fatto un ulteriore balzo, ora viaggiano a quota 108 dollari. Già nel Giugno 2005 l'Aspo, l'associazione per lo studio del picco del petrolio (il picco è l'equilibrio tra riserve di petrolio e domanda petrolifera) aveva rilasciato dichiarazioni, per cui lo stesso si sarebbe raggiunto nel 2007-2008.

Dopo quella data, effettivamente l'offerta di petrolio è diminuita con i conseguenti ben noti rialzi. Parallelamente si sono affinate le tecniche di ricerca, non a caso l'investimento per cui l'Eni ha chiesto ed ottenuto l'autorizzazione, prevede il rilievo di ulteriori linee sismiche, i cui dati permettono di stabilire perlomeno in linea di massima la natura dei materiali incontrati per mezzo di studi geologici e geofisici.

«L'intero investimento, diviso in tre sottoprogetti, l'uno conseguente all'altro, prevede 1) la rielaborazione di 230 chilometri di linee sismiche per una spesa di 103.000 €, 2) il rilievo di altri 100 chilometri di linee sismiche mai acquisite (1.033.000 €) ed infine 3) la perforazione entro quattro anni di un pozzo esplorativo per 2.582.000 €. La profondità di quest'ultimo è ipotizzata in 2.500 metri e si cercherà gas oltre naturalmente al “tema ad olio”. Il totale dell'investimento previsto dalla società petrolifera è di 3,75 milioni di euro. Ma questa non è l'unica novità.

«In realtà le aree dove si cercherà sono molto più vaste. Riguardano 1) la concessione di coltivazione idrocarburi “Torrente Celone”, sei chilometri a sud della città di Foggia in zona Masseria Sipari (gas) con delibera n. 133 del 12 Febbraio scorso, 2) il permesso di ricerca idrocarburi nella zona di “Monte Carbone”, a cavallo tra le province di Bari, Taranto e Matera che interessa i comuni pugliesi di Altamura, Santeramo, Laterza e Ginosa e prevede entro tre anni lo scavo di un pozzo esplorativo della profondità di 4.000 metri, spesa prevista 6,35 milioni di euro, con delibera n. 134 del 12/2/2008, 3) il permesso di ricerca denominato “Manduria” che con un area di 95 ettari e un costo di 6,32 milioni di euro interesserà un'area mai stata oggetto di esplorazione petrolifera riguardante le province di Taranto, Brindisi e Lecce (delibera di Giunta regionale n. 135 del 12/2/2008) e infine il permesso di ricerca denominato “Massafra” che con una area di 99 ettari, un investimento previsto di 6,35 milioni di euro e 14 comuni interessati tra le province di Bari, Taranto e Matera ricomprende tutta l'area occidentale della provincia di Taranto includendo ancora una volta Ginosa, Laterza, Altamura e Santeramo oltre ad Acquaviva, Gioia Castellaneta, Mottola, Palagianello e Palagiano non annoverati nei precedenti permessi di ricerca.

«Nel caso del permesso denominato “Manduria” sono addirittura 30 i Comuni interessati, in particolar modo quasi tutti i comuni ricompresi nel versante orientale della Provincia di Taranto, capoluogo compreso (Manduria, Maruggio, Avetrana, Crispiano, Statte, San Giorgio, Monteiasi, San Marzano, Sava, Grottaglie, Carosino, Monteparano, Torricella, Lizzano, Faggiano, Rocca Forzata, Fragagnano, Montemesola. Tra i Comuni di Brindisi e Lecce vi sono San Pancrazio Salentino, Francavilla Fontana, Oria, Villa Castelli, Erchie, Torre S. Susanna, Porto Cesareo, Salice Salentino e Nardò.

«I 4 pozzi esplorativi tutti di profondità compresa tra 2.500 e 4.000 metri saranno assoggettati a specifica intesa, valutazione ambientale e verifica di compatibilità con il Pai, il Piano di assetto idrogeologico».

Sono stati decisi e sbloccati importanti piani di ricerca che potrebbero portare ad inattese scoperte. Ne comunicato si fa notare che se «ciò da un lato ci induce a sperare, dall'altro non deve fare abbassare la guardia. L'annuncio di questi investimenti corposi è un dato positivo in sé, la Puglia potrebbe addirittura configurarsi a nuovo Texas d'Europa ma questi sono solo dati futuribili, peraltro relativi a fonti fossili di incerta entità ed esistenza».

Ma il clima elettorale non risparmia nulla ed è facile polemizzare sul contrasto fra petrolio e rinnovabili, infatti i due esponenti di centrosinistra puntualizzano subito: «Noi sappiamo, al di là delle sortite elettorali dei colleghi di minoranza, quanto questo Governo regionale di centrosinistra ha fatto e continuerà a fare per le energie alternative. La eventuale scoperta di giacimenti fossili può aprire nuovi scenari, sarà magari un piacere ricordare che questi assensi sono stati firmati dal Presidente Vendola con una Giunta di Centrosinistra».

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