«Petrolio in Puglia» via libera all´Eni
Il colosso energetico è pronto a fare pozzi esplorativi nella zona di Foggia, in quella murgiana prima di Matera e in quella jonica, tra Ginosa e Castellaneta. Qui addirittura entro il 2011. Ed è quasi paradossale che nella regione che ha deciso di puntare tutto sulla produzione delle energie alternative, dall´eolico al fotovoltaico, dal solare alle biomasse, si cerchi nel sottosuolo con l´avallo della giunta regionale di centrosinistra che vuole liberarsi dalla schiavitù delle fonti fossili che in Puglia producono energia tre volte quella che i pugliesi consumano.
Sta di fatto che l´Eni è pronta a riprendere le ricerche che abbandonò nel 1985, in un´area di 31 ettari vicino alla foce del fiume Bradano. Dalla sede del "cane a sei zampe" non si sbilanciano: la richiesta di effettuare il tracciato delle linee sismiche e sulla base della loro rielaborazione, l´ubicazione e il programma di perforazione del pozzo esplorativo, è una delle tante. Sembra quasi routine. Non si entusiasma nemmeno l´assessore all´Ambiente, Michele Losappio, che ha proposto in giunta di dare il "via libera" all´Eni. Non come il vice presidente del Consiglio regionale, Luciano Mineo e il consigliere regionale Paolo Costantino, che sono tarantini e ai quali non dispiacerebbe condividere lo scettro di Texas d´Europa con la vicina Basilicata.
Non è la prima volta che si cerca qualcosa nel sottosuolo tra Ginosa e Castellaneta. Agip e Spi, le due società dell´Eni che si occupano di ricerca e trasformazione di idrocarburi, tra il 1959 e il 1985 hanno realizzato 5 pozzi ma non ne hanno cavato che quantità limitate di gas. Ora ci riprovano, complici le affinate tecniche di ricerca. L´investimento sfiora i 4 milioni di euro, compresi quelli per un pozzo profondo 2500 metri. Si cerca soprattutto gas ma c´è anche il "tema ad olio".
Le ricerche dell´Eni in Puglia riguardano anche Masseria Sipari, a sei chilometri da Foggia e "Monte Carbone", tra Altamura, Santeramo, Laterza e Ginosa. Qui in tre anni è previsto lo scavo di un pozzo esplorativo di 4000 metri, per una spesa di oltre 6 milioni di euro. Poi c´è un progetto denominato "Manduria": qui è prevista un´esplorazione petrolifera su un area di 95 ettari tra le province di Taranto, Brindisi e Lecce. Quattro i pozzi previsti dai 2500 ai 4000 metri di profondità che saranno assoggettati a specifica intesa, valutazione ambientale e verifica di compatibilità con il piano di assetto idrogeologico.
Un altro progetto ancora è stato ribattezzato "Massafra": 99 ettari da esplorare per un investimento di oltre 6 milioni di euro: 14 i comuni interessati tra le province di Bari, Taranto e Matera ricompresi nell´area occidentale della provincia di Taranto includendo ancora una volta Ginosa, Laterza, Altamura e Santeramo oltre ad Acquaviva, Gioia Castellaneta, Mottola, Palagianello e Palagiano. «L´annuncio di questi investimenti corposi - dichiarano Mineo e Costantino - è un dato positivo in sé, la Puglia potrebbe addirittura configurarsi a nuovo Texas d´Europa anche se questi sono solo dati futuribili, peraltro relativi a fonti fossili di incerta entità ed esistenza. L´eventuale scoperta di giacimenti fossili può aprire nuovi scenari».
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