Taranto Sociale

I «Riformisti» rilanciano la questione ambientale

«La Cassazione è chiara, ora il Comune chieda all’Ilva il risarcimento danni» L’ex vice sindaco Carrozzo parla di azioni dovute. «La stima è di competenza del giudice, ma una base di riferimento potrebbero essere i progetti per la riqualificazione del rione Tamburi»
17 maggio 2008
Maria Rosaria Gigante
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

- Il Comune di Taranto dia corso ad una azione giudiziaria risarcitoria nei confronti dell'Ilva per i danni ambientali subiti nel patrimonio immobiliare e per i danni subiti dalla popolazione. Presentata da tempo dal gruppo consiliare dei Riformisti e mai ritirata, una mozione è all’ordine del giorno del consiglio comunale del 27 maggio. Per l’esponente l’ex vicesindaco Gaetano Carrozzo e i due consiglieri comunali firmatari della mozione - i quali sperano che la mozione sia votata all’unanimità dal consiglio comunale -, questa è l’occasione per ricomporre un clima di credibilità intorno all’amministrazione comunale ma anche per attuare uno dei punti del programma elettorale sui cui c'era stata convergenza di intenti con l’attuale gruppo dei Riformisti.

«E' l’ultima occasione che hanno» ha commentato ieri Carrozzo spiegando gli obiettivi che ci si pone con quest’azione e i passaggi che portano a sostenere non solo ammissibilità e opportunità, ma soprattutto l’obbligo di una azione risarcitoria da parte degli enti locali, in primo luogo Comune e Provincia. Il ritiro della costituzione di parte civile, che ha preceduto la firma di protocolli di intesa che rischiano di divenire «carta straccia», non fa assolutamente venire meno - sottolineano i Riformisti - il diritto-dovere a chiedere il risarcimento a fronte di una sentenza definitiva.

Il punto di partenza - spiega Carrozzo - è infatti la sentenza della Corte di Cassazione (sez. 3, n. 38936 del 2005) che parla chiaramente di danno provocato alla città dalle polveri provenienti dai parchi minerali. Si cita pari pari dalla sentenza: «provato in atti che dallo spargimento di polveri nocive provenienti dai parchi minerari erano derivati, al territorio ingenti danni patrimoniali, e non, con pregiudizio concreto della qualità della vita della collettività, sotto il profilo dell’alterazione, del deterioramento o della distruzione, in tutto o in parte dell’ambiente e lesione del diritto di personalità ed all’imma gine e per il discredito derivato alla sfera funzionale degli enti territoriali ed esponenziali, nonché alla loro onorabilità agli occhi di tutti coloro che da essi si ritengono rappresentati».

Si continua a morire
Sono un metalmeccanico e lavoro nello stabilimento siderurgico da circa ventotto (28) anni. Ho titolo per poter dire la mia o devo aspettare di essere aggredito da qualche forma di tumore per poterlo fare? Non voglio fare polemica, non voglio offendere nessuno. Non voglio prendere posizione, ma sono profondamente disgustato da ciò che sta succedendo a proposito dei benefici concessi a chi è stato esposto all’amianto. La legge, riconosciuta, approvata e finanziata non è stata ancora attuata. E, intanto, continua lo stillicidio silenzioso di colleghi che continuano a morire nelle cliniche, negli ospedali e fra le mura delle proprie abitazioni.

Lettera firmata
«Più chiaro di così», commenta Carrozzo che evidenzia il passaggio in cui si dice che «lo Stato non può tollerare discredito derivato alla propria sfera funzionale e tanto meno alla sua onorabilità, pena la sua incredibilità agli occhi dei cittadini». Insomma, un’azione dovuta, un obbligo, sia la costituzione di parte civile quanto la promozione dell’azione risarcitoria. Cosa -quest’ultima - che può essere chiesta e pronunciata solo in favore dello Stato (Comune e Provincia, ma anche Regione), mentre le associazioni conservano il diritto a costituirsi parte civile ma non possono chiedere danni.

La legge 349/86 stabilisce infatti che «qualunque fatto doloso o colposo in violazione di disposizioni di legge, che comprometta l’ambiente ...obbliga l’autore del fatto al risarcimento nei confronti dello Stato». «A noi pare dunque del tutto evidente che Comune e Provincia siano obbligati - ribadisce Carrozzo -. E’ u n’occasione per non deprivare in partenza anche il recente accordo di programma di ogni credibilità. La precedente politica dei protocolli di intesa è stata fallimentare». Quanto all’entità del risarcimento, Massimo Mancini evidenzia che la stima è di competenza del giudice, anche se l’ex assessore Vania Carrino non manca di indicare che un riferimento potrebbero essere i progetti di risanamento già approvati. «Parlerei di un fondo vincolato da destinare alle zone dove il danno è stato prodotto», aggiunge Mancini con esplicito riferimento al quartiere Tamburi.

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