I «Riformisti» rilanciano la questione ambientale
Il Comune di Taranto dia corso ad una azione giudiziaria risarcitoria nei confronti dell'Ilva per i danni ambientali subiti nel patrimonio immobiliare e per i danni subiti dalla popolazione. Presentata da tempo dal gruppo consiliare dei Riformisti e mai ritirata, una mozione è all’ordine del giorno del consiglio comunale del 27 maggio. Per l’esponente l’ex vicesindaco Gaetano Carrozzo e i due consiglieri comunali firmatari della mozione - i quali sperano che la mozione sia votata all’unanimità dal consiglio comunale -, questa è l’occasione per ricomporre un clima di credibilità intorno all’amministrazione comunale ma anche per attuare uno dei punti del programma elettorale sui cui c'era stata convergenza di intenti con l’attuale gruppo dei Riformisti. «E' l’ultima occasione che hanno» ha commentato ieri Carrozzo spiegando gli obiettivi che ci si pone con quest’azione e i passaggi che portano a sostenere non solo ammissibilità e opportunità, ma soprattutto l’obbligo di una azione risarcitoria da parte degli enti locali, in primo luogo Comune e Provincia. Il ritiro della costituzione di parte civile, che ha preceduto la firma di protocolli di intesa che rischiano di divenire «carta straccia», non fa assolutamente venire meno - sottolineano i Riformisti - il diritto-dovere a chiedere il risarcimento a fronte di una sentenza definitiva. Il punto di partenza - spiega Carrozzo - è infatti la sentenza della Corte di Cassazione (sez. 3, n. 38936 del 2005) che parla chiaramente di danno provocato alla città dalle polveri provenienti dai parchi minerali. Si cita pari pari dalla sentenza: «provato in atti che dallo spargimento di polveri nocive provenienti dai parchi minerari erano derivati, al territorio ingenti danni patrimoniali, e non, con pregiudizio concreto della qualità della vita della collettività, sotto il profilo dell’alterazione, del deterioramento o della distruzione, in tutto o in parte dell’ambiente e lesione del diritto di personalità ed all’imma gine e per il discredito derivato alla sfera funzionale degli enti territoriali ed esponenziali, nonché alla loro onorabilità agli occhi di tutti coloro che da essi si ritengono rappresentati».
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