Taranto Sociale

Riduzione degli inquinanti: Strappo tra Regione e Ilva

Ma l'azienda garantisce: «Non romperemo le intese» Losappio ha annunciato l'autosospensione del Siderurgico dagli adempimenti dell'Accordo di Programma. Poi l'intervento di Vendola
4 giugno 2008
Rosanna Lampugnani
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

- ROMA — Oggi il Tar si pronuncerà sul ricorso del comitato Tarantofutura, che punta ad invalidare l'accordo di programma sottoscritto l'11 aprile scorso tra grandi aziende tarantine, ministero dell'Ambiente e Regione, per arrivare all'abbattimento dell'inquinamento nell'area e consentire così la certificazione dell'Aia (Autorizzazione integrata ambientale). Il ricorso, però, è stato indirizzato solo contro l'Ilva, non - per esempio - contro la Sanarc, associata della società di Emilio Riva - e quindi solo i vertici dell'acciaieria hanno deciso, in attesa della sentenza di oggi, di sospendere l'invio del cronoprogramma per l'abbattimento degli inquinanti, così come previsto dall'accordo di aprile. Con una lettera inviata il 28 scorso (giorno precedente alla scadenza) al ministero e alla Regione Ilva dice: «Vi comunichiamo la necessità di sospendere momentaneamente l'invio del programma di intervento per la riduzione delle emissioni di inquinanti ».

Ma questa precisazione è stata subito bollata dall'assessore Michele Losappio, e poi dal presidente Nichi Vendola, alla stregua di una autospensione unilaterale «dagli adempimenti previsti dall'accordo di programma, una scelta sgradevole e foriera di incognite nei rapporti con le istituzioni». Aggiunge l'assessore, a voce: «Se il Tar desse ragione al comitato ambientalista cosa accadrebbe? Ilva romperebbe gli accordi?».

L'accordo
I termini
L'accordo di programma «Area industriale di Taranto e Statte» è stato firmato l'11 aprile scorso tra ministero dell'Ambiente, Regione Puglia, Comune di Taranto e Statte, Provincia di Taranto, Ilva, Edison, Enipower, Eni, Cementir, Sanac, Apat e Arpa Puglia.

Obiettivi
La finalità dell'accordo è quella di garantire una valutazione unitaria e integrata per il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale (Aia) alle diverse aziende per assicurare l'armonizzazione tra lo sviluppo del sistema produttivo, le politiche del territorio e le strategie aziendali.

La zona
L'area di interesse dell'accordo di programma è quella del sito industriale di Taranto e Statte, in cui ricade lo stabilimento siderurgico dell'Ilva, gli altri impianti limitrofi e tecnicamente connessi e altr4i che siano inseriti nel medesimo contesto ambientale.

Provvedimenti
L'Aia conterrà le misure necessarie per proseguire il monitoraggio e il controllo degli ulteriori adeguamenti. Per ottenere l'autorizzazione integrata le aziende devono soddisfare il criterio delle Bat, cioè delle migliori tecnologie disponibili per eliminare o ridurre le emissioni inquinanti.
E Vendola nel comunicato: «Mentre la Regione dichiara che vincolerà il suo consenso per il rilascio dell'Autorizzazione integrata ambientale a queste risposte (di quanto si abbasserà, calendario alla mano, il livello delle diossine immesse dai camini? Entro quante settimane o mesi?) l'Ilva sembra sfuggire ai propri impegni. Se è così state commettendo - scrive a Riva il presidente della Regione - un grave errore, per questo le rivolgo questo appello accorato. E le chiedo parole di serietà che chiariscano gli impegni e tranquillizzino tutti noi».

Da Ilva replicano: «Siano assolutamente d'accordo con la lettera di Vendola, perchè precedente all'accordo di programma c'è l'intesa sottoscritta da noi e dalla Regione, il 23 ottobre 2006, con cui ci siamo impegnati a ridurre le emissioni di inquinanti e da ciò non torneremo indietro, nemmeno se dovesse saltare l'accordo di programma in seguito ad una sentenza del Tar favorevole ai ricorrenti ».

Insomma ieri si è sfiorata la rottura tra Ilva e Regione, anche se la lettera di Vendola ha avuto un tono più interlocutorio rispetto alle dichiarazioni dell'assessore.

Losappio, però, rinvia al direttore dell'Arpa, Giorgio Assennato, il quale sottolinea che in due rilevazioni dell'aria effettuate nella zona dell'acciaieria sono state riscontrate emissioni di 4 nanogrammi/teq a giugno 2007 e di 7 a febbraio, cioè in crescita, solo perchè nel primo monitoraggio erano state utilizzate macchine non adeguate. Ma quale dovrebbe essere il limite?

La legge italiana parla di 10mila nanogrammi, una quantità enorme ritenuta tale da tutti, prendendo come riferimento i vincoli utilizzati in altri Paesi della Ue, non essendovi una legge comune: in Germania è lo 0,4, in Belgio 3, in Francia non vi sono limiti. In attesa di una nuova disciplina nazionale è evidente che l'obiettivo è quello di arrivare a zero emissioni, o di avvicinarvisi quanto più possibile, anche perchè a Taranto - precisa Assennato - di fatto «dal camino di Ilva, 10 metri di diametro, fuoriescono ogni anno 170 grammi di diossina, non 90 come autodenunciato dall'azienda ». Che così replica: «Noi il programma di abbattimento di inquinanti non lo abbiamo interrotto, nemmeno in attesa della sentenza del Tar. Il 9 giugno, quando ci sarà la prossima rilevazione, lo dimostreremo».

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