Taranto Sociale

Lista Taranto

Archivio pubblico

Rione Tamburi, tra veleni e lavoro

Tra le famiglie a ridosso della zona industriale: se chiudono gli stabilimenti è la fine. Paura e speranza nelle famiglie che abitano a ridosso della grande zona industriale di Taranto
6 giugno 2008
Giuliano Foschini
Fonte: Repubblica

- TARANTO - Questo è un posto di mostri o di favole, a seconda del vento. Se tira da nord, e tira da nord, arriva polvere rossa e arancione, arrivano i veleni dell´Ilva, dell´Agip petroli e della Cementir, arriva puzza e malattia, arriva anche la morte. Se invece tira da sud, e tira anche da sud, arriva lo stipendio il 27 del mese, arrivano le buste della spesa all´ora di pranzo, il Persico quando è festa, la cameretta arredata per i bambini, il Taranto in serie B, insomma arriva la vita normale da operaio metalmeccanico, vita non semplice ma pur sempre vita.

È un posto strano il quartiere Tamburi di Taranto: un posto dove i muri non hanno mai un colore continuo, ma perdono i pezzi, tutti scrostati per colpa dell´inquinamento.

Dove le donne ogni giorno che il signore comanda sono costrette a scopare i balconi, che si formano due centimetri di polvere al giorno. E dove i tre mostri (l´Ilva, l´Agip petroli e Cementir) mangiano ma danno anche da mangiare. Perché sputano veleni e buste paga.

«E allora come si fa?». Come si fa, signora Rosa Cavaliere? «Mio marito lavora in una ditta che sta con l´Ilva. Ha 52 anni ed è stanco, però lo stipendio lo porta a casa e noi grazie a quello riusciamo a vivere». Poi: «Mia nuora si è ammalata di tumore al seno e i medici hanno detto che forse è colpa del fatto che da quando è nata, lei ha sempre vissuto qua. Insomma che si può essere ammalata per l´inquinamento». Quindi signora? «Quindi se l´Ilva chiude noi non sappiamo dove andare. Ma se rimane aperta forse ci manda tutti quanti nell´aldilà».

Là è il cimitero di San Brunone, cento metri dall´Italsider. Camminando per i viali, ascoltando i racconti dei vecchi, ti accorgi che tanti, tantissimi sono gli operai che prima ancora della pensione sono rimasti lì: dall´Italsider a San Brunone, muoiono dove sono vissuti. Il Tamburi è un posto che non è Taranto e non può essere nemmeno nessun´altra cosa. Come ha detto Mario Desiati - lo scrittore che qui vicino è nato - uno se ne accorge anche con il termometro: al Tamburi fa più caldo che in tutto il resto della città. Il giorno quando sputano i camini. La notte quando la fiamma dell´Agip è sempre accesa. Al Tamburi ci sono almeno tre gradi in più che altrove, è provato scientificamente. Se fuori è primavera, qui dentro può essere estate. «Noi ci abbiamo fatto l´abitudine», Carlo Gagliardi, 62 anni.

«Alla puzza di zolfo e di gas, al vento, agli amici che muoiono e a quelli che non sono ancora morti. Ci abbiamo fatto l´abitudine perché qua alla fine andrà sempre così». Per questo motivo in mezzo al fuoco non si curano dell´incendio. Le polemiche, le battaglie tra ambientalisti e Ilva, Regione e azienda, i ricorsi al Tar, le moratorie, gli acronimi delle autorizzazioni (Aia) qui contano poco. Anzi nulla. «Capisco che è grave, ma ormai è così», don Nino Borsci è il parroco della chiesa di San Francesco. «Qui si combatte da anni contro l´inquinamento, si lotta per non morire: abbiamo organizzato cortei e manifestazioni. E ormai ci siamo un poco stancati, è brutto dirlo ma siamo davvero rassegnati». Perché don Nino? «Io, così come la mia gente, ci sentiamo traditi dalle promesse che sono state fatte in questi anni. Promesse di politici e di soldi: dovevano darci per esempio 54 milioni di euro, Riva si era impegnato a buttare giù le case parcheggio e a realizzare una grande, grandissima zona verde. Gli alberi avrebbero dovuto mangiarsi il veleno e invece tutto è rimasto un sogno». Un sogno come le colline che dovevano chiudere l´orizzonte e bloccare la vista delle ciminiere, colline che hanno pure cominciato a realizzare ma poi si sono bloccati a una decina di metri.

Un sogno come quello di Marzia, 17 anni, che lavora da Lina la parrucchiera, che lei da grande «me ne voglio andare da questo posto». Il veleno non c´entra niente. «La sera non c´è mai niente da fare. Il lavoro è quello che è. Io da grande vorrei aprirmi un parrucchiere in una grande città e fare i capelli alle persone famose». Un sogno come quello di Luca Maiori, 17 anni, aspirante ingegnere. «Vorrei lavorare alla Fiat» dice. «A uno che è nato ai Tamburi la fabbrica non può fare paura».

Articoli correlati

  • Ex Ilva: Peacelink, Stato aiuti lavoratori non azienda
    Taranto Sociale
    "La siderurgia di Taranto è un cavallo morente"

    Ex Ilva: Peacelink, Stato aiuti lavoratori non azienda

    Secondo Peacelink, “occorre un piano B per le aree di crisi, fra cui Taranto, basato sulle bonifiche e su una riconversione economica finalizzata alla transizione ecologica. Lo stabilimento Ilva di Taranto non ha un futuro né.economico né ecologico”.
    22 novembre 2022 - AGI
  • Con Domenico Iannacone per raccontare la speranza attiva
    Laboratorio di scrittura
    Un video emozionale girato nel quartiere Tamburi di Taranto

    Con Domenico Iannacone per raccontare la speranza attiva

    Questa è la foto che suggella un lavoro fatto con passione, per documentare, con il video "La polvere negli occhi", la storia della lotta contro il disastro ambientale di Taranto e per tentare di salvare una comunità da una tragedia che ha segnato la storia di tante persone, di tante famiglie.
    23 novembre 2022 - Alessandro Marescotti
  • Crisi nerissima per l'ILVA, scoppia la protesta dei lavoratori
    Ecologia
    Le dichiarazioni di Alessandro Marescotti presidente di PeaceLink

    Crisi nerissima per l'ILVA, scoppia la protesta dei lavoratori

    "Siamo solidali con le preoccupazioni dei lavoratori ILVA ma occorre una riconversione ecologica dell'economia. Lottiamo insieme per fermare la guerra che ha generato un disastro economico"
    22 novembre 2022 - Redazione PeaceLink
  • Inquinamento e violazioni dei diritti umani in Italia
    Ecologia
    Il Rapporto ONU sull'inquinamento in Italia

    Inquinamento e violazioni dei diritti umani in Italia

    Il Relatore Speciale delle Nazioni Unite ha visitato l'Italia dal 30 novembre al 13 dicembre 2021. Il Rapporto tocca Porto Marghera, l'inquinamento da PFAS in Veneto, la terra dei Fuochi, l'ILVA di Taranto, Livorno, i pesticidi, i rifiuti e altro ancora.
    14 dicembre 2021 - Redazione PeaceLink
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.44 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)