Sia la città a chiedere i danni al gruppo Riva
Davvero non c’è da meravigliarsi di nulla in questa città. E’ un’amara riflessione, perché se la rabbia non corroborasse il pensiero, forse rassegnarsi sarebbe cosa semplice. Emilio Riva, patron dell’Ilva, ha presentato il suo conto: 100mila euro per una scritta, con lo spray, che lo ha, secondo le tesi sue e dell’avvocato suo, danneggiato. Libero di averlo fatto: rispettiamo i diritti di tutti i cittadini. Però, è scandaloso come nessuno abbia commentato una richiesta simile. O meglio: nessuno, almeno fino a ieri, abbia pensato che una simile presa di posizione dell’ing. Riva cozzi con quanto egli stesso produce a danno della nostra città. Pensate: Riva si è presentato in aula, forse per guardare in faccia l’imputata (una sindacalista), probabilmente per farle sentire tutta la pressione dall’alto del potere di cui gode. Noi azzardiamo: con il disprezzo di chi possiede il potere. Eppure, qualche giorno fa, Riva era dall’altra parte, così come ormai spesso gli accade. …in questi anni, perché imputato nella triste vicenda della gru-assassina: in aula, però, non c’era. Già questo comportamento dovrebbe far riflettere un po’ tutti noi. E sul ‘malloppo’? Centomila euro che, bontà sua, andrebbero in beneficenza nel caso il giudice dichiarasse colpevole la sindacalista. E già, come al solito Riva si dimostra un benefattore: a fine mese dispensa stipendi. Le famiglie dovrebbero ringraziarlo, no? Eppure, noi ci sentiamo indignati. Perché a fronte di una richiesta simile, la città dovrebbe finalmente, a questo punto, presentare il conto in viale Certosa, a Milano. Centomila euro per una scritta con lo spray: quanto, allora, bisognerebbe chiedere all’Ilva per aver contribuito, pesantemente, ad ammorbare l’aria della nostra città, del nostro territorio? E quanto, ancora, bisognerebbe chiedere al ‘signore dell’acciaio’ sulle decine di morti bianche, veri e propri omicidi (d’accordo, colposi) perché non sono state rispettate le norme di sicurezza? E quanto, scusate il replay, bisognerebbe chiedere per le tante morti silenziose, e cioè per quella gente, tanta gente, che ha combattuto, spessissimo perdendo, contro il veleno respirato nei polmoni, purtroppo, lasciandoci la vita? Insomma, che risarcimento danni dovrebbe chiedere questa città al gruppo Riva? In proporzione, miliardario (in euro, s’intende), non ci sono dubbi. E, per favore, lasciamo stare i soloni che predicano bene e razzolano male: in questa città, diciamola tutta, c’è gente che s’appella alle migliaia di dipendenti che, se Riva lasciasse Taranto, diventerebbero di colpo disoccupati. A questa gente andrebbe ricordato come esista un principio fondamentale sancito in sede europea: chi inquina, paga il conto. E se l’Italia sta subendo l’ennesima procedura d’infrazione sull’inquinamento proprio per i veleni sparati dall’Ilva, qualcosa vorrà pur dire: tra un po’ ci ritroveremo – noi cittadini italiani – a dover sborsare centinaia di milioni di euro di multa all’Europa. E non li pagherà certo Riva, che in alcune istituzioni può vantare poderose amicizie. Che già, va aggiunto, non pagherà i capi di bestiame abbattuti perché contaminati dalla diossina, e probabilmente non pagherà neanche quelli che, in futuro, saranno scoperti perché inquinati. Taranto è ormai un caso nazionale per i livelli d’inquinamento: la pressione dei mass media aumenta, oramai ne parlano tutti. Possibile che non si smuovano le acque? Il problema è che tutti quanti insieme bisognerebbe assumere una posizione forte. Lo abbiamo già scritto, lo ripetiamo ancora: la Regione Puglia – ieri Losappio ha per l’ennesima volta bacchettato l’Ilva – non va lasciata sola. E se il ‘signore dell’acciaio’ facesse ancora finta di nulla, allora sarebbe opportuno assumere decisioni forti, a costo di arrivare al braccio di ferro. No, non bisogna avere paura, se non si hanno scheletri nell’armadio: l’Ilva ha raddoppiato i suoi utili, non può sempre sottrarsi né tantomeno paventare blocchi occupazionali. Speriamo solo, se qualcuno ci sente, di non dover ascoltare le solite cantilene: Emilio Riva “Bisogna dialogare”, “I livelli occupazionali hanno numeri importanti con cui fare i conti”, “L’Ilva ha promesso di…”, “Nessuno dimentichi che bisognerebbe prendersela anche con l’Iri”, scordando in quest’ultimo caso che il gruppo Riva è a Taranto ormai da metà degli anni ’90, eccetera eccetera. E’ il caso di dire basta: Taranto è ‘sputtanata’ a livello mondiale, non è proprio il caso di piegare sempre e sistematicamente la testa. Lo avete capito o no, cari politici e politicanti di professione?
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