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«Ambiente, serve una legge nazionale»

Vico: «Sull'Ilva il ministro Pestigiacomo dice cose sbagliate e inopportune». La Regione Puglia aveva chiesto a più riprese al Governo di imporre all’Ilva limiti di emissioni altrettanto rigorosi di quelli previsti dalle normative europee.
16 novembre 2008
Michele Tursi
Fonte: Corriere del Giorno

- Lo Stato dovrà modificare la legge nazionale sull'ambiente e in merito a quanto detto del ministro all'Ambiente Stefania Prestigiacomo «è un’affermazione sbagliata e inopportuna». Il parlamentare ionico Ludovico Vico affida ad una conferenza stampa il sollecito al governo nazionale a modificare la legge sull'ambiente e le proprie opinioni sulle dichiarazioni del ministro Prestigiacomo alla notizia dell'approvazione del disegno di legge.

Non del tutto chiusa, poi, la strada del dialogo con la grande industria la cui scomparsa dal territorio ionico porterebbe un immediato tracollo dell'economia reale locale. «La legge regionale sull'ambiente non deve però bloccare l'iter dell'atto di intesa», reputa Ludovico Vico, «la strada del dialogo deve continuare poiché al momento il disegno di legge salta alcuni passaggi importanti del cronoprogramma come l'abbattimento della diossina con Urea (l’Ilva si era impegnata a dimezzare le emissioni attraverso l’impianto di produzione dell’urea, abbassandole dagli attuali 7 ai 3.5 nanogrammi) arrivando direttamente a prevedere, a partire dal 1° aprile del 2009, una somma di 2,5 nanogrammi al metro cubo e soprattutto a partire dal dicembre del 2010 il limite di 0,4».

In merito alle considerazioni del ministro all'ambiente in merito ai limiti troppo restrittivi (''Il disegno di legge proposto da Vendola sull'Ilva di Taranto, ove fosse approvato dal Consiglio Regionale, implicherebbe la chiusura dello stabilimento entro 4 mesi.

E' un dato che il Presidente della Regione ben conosce e che rischia di innescare un problema sociale di enorme portata per Taranto e per la Puglia'') Vico alza il tiro, «È un’affermazione inopportuna, il ministro dovrebbe occuparsi più della cittadinanza di Taranto che di Riva. Insomma il disegno di legge, sul quale si registra una convergenza non solo dei partiti di centrosinistra, per Vico deve essere limato in commissione per diventare una legge i cui limiti siano rispettabili. «Più di un anno fa ho presentato all'allora ministro all'ambiente del governo Prodi Pecoraro Scanio “un’interrogazione sulla carenza in valori limite di emissione delle diossine”, ricorda Vico. Interrogazione ripetuta nei giorni scorsi all'attuale titolare del dicastero all'Ambiente.

«Se il ministro interrogato - si legge - non intenda avviare immediatamente un’indagine sui reali livelli di inquinamento addebitabili all’Ilva, essendo questa una questione troppo seria, che riguarda la salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente, per ammettere leggerezze o disattenzioni; se non intenda immediatamente assumere iniziative normative volte ad equiparare i limiti italiani relativi all’inquinamento da diossina ai valori più restrittivi in vigore negli altri Paesi dell’Unione europea; se, vista la condizione di sofferenza ambientale che da anni, colpisce la città di Taranto, non ritenga in ogni caso doveroso vincolare il rilascio dell’Aia al rispetto ditali più rigorosi limiti».

Nell'interrogazione è messo in evidenza che la Commissione Ippc entro marzo 2009 dovrà esprimersi sul rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) allo stabilimento siderurgico di Taranto.

La Regione Puglia ha chiesto a più riprese al Governo di imporre all’Ilva limiti di emissioni altrettanto rigorosi di quelli previsti dalle normative europee, e in particolare ha chiesto che il limite alle concentrazioni di diossina nell’aria scenda al di sotto di un nanogrammo per metro cubo. l’Ilva, si legge nell'interrogazione nell’attesa di risposta - ha effettivamente speso 300 milioni di euro per modernizzare gli impianti, e ciò finora ha consentito di ridurre le concentrazioni di diossina da 7 a 3,5. Peraltro, l’Ilva ha presentato un piano di interventi anti-inquinamento in cui il limite di 3,5 nanogrammi scatterebbe solo un anno dopo il rilascio dell’Aia

«La presa di posizione della Regione è un passo in avanti»

«Il Disegno di Legge approvato in Regione ed oggetto dei proclami vendoliani dell’ultima settimana contiene in se senza dubbio elementi di estrema positività se si pensa che proprio l’ente regionale è titolare di una competenza in materia ambientale che, se pur residuale rispetto ai compiti del legislatore nazionale, in casi come questi deve essere utilizzata in tutte le sue più remote sfaccettature per cercare di porre fine al dramma quotidiano di avvelenamento da diossina dal quale siamo nostro malgrado quotidianamente interessati».

Mimmo Lardiello vice coordinatore regionale dei Giovani di Forza Italia e del Partito delle libertà reputa positivo l'approvazione del disegno di legge della Regione sull'ambiente. Tuttavia muove delle critiche sulla tramutazione in legge del disegno e sulla attuazione dei controlli in caso di approvazione da parte del Consiglio regionale.

«Non v’è dubbio che la presa di posizione dell’ente regionale costituisca un passo in avanti, anche se il raziocinio che abbiamo sviluppato dopo anni di proclami ai quali non si sono mai succeduti fatti concreti ha portato i più ad accogliere con limitato entusiasmo la notizia della “soluzione a portata di mano” prospettata con l’eventuale entrata in vigore della Legge Regionale. E si perché - scrive in una nota Lardiello - è bene ricordarlo, si tratta per ora di un disegno di Legge il quale, si spera, dovrà essere convertito in Legge dal Consiglio Regionale entro la fine dell’anno. Così si dice. E noi ci speriamo tutti.

Non sia mai che gli attuali amministratori regionali abbiano utilizzato l’onda mediatica propagatasi in questi giorni sulla questione ambientale per incassare una bella figura a costo zero e rimandare ad un periodo elettoralmente e mediaticamente più caldo l’adozione del provvedimento. Ma, aggiungo io, benvengano i loro benefici mediatici se servono a farci respirare un po’ di diossina in meno».

Entro dicembre è previsto il varo delle legge. «Attendiamo dunque fiduciosi. Finalmente la tanto desiderata normativa europea che viene recepita anche da noi. Ma chi dovrà occuparsi - si chiede però - di andare a controllare il livello di diossina emesso nell’aria da parte del nostro “caro” siderurgico? In sintesi, chi sarà a stabilire se l’Ilva rispetterà davvero il limite di emissione ad oggetto della futura Legge Regionale? Risposta: l’Agenzia Regionale per l’Ambiente. Meglio conosciuta come l’Arpa».

«Fra i suoi compiti ci sono proprio quelli di attestare e monitorare i livelli di emissione non solo della diossina, ma anche di tutti gli altri cancerogeni o presunti tali emessi quotidianamente dai nostri colossi industriali. Ed allora, a questo punto, anche i meno informati, ricorderanno che in passato molto rumore è stato sollevato da media e network nazionali proprio sulla qualità di questi controlli, definiti da più di qualcuno poco costanti, lacunosi, non idonei tecnicamente a tenere sotto costante controllo il colosso siderurgico e tutte le grandi industrie della nostra area industriale».

Lardiello conclude con una domanda «Se chi si lamentava della qualità dei controlli dovesse avere ragione, avrebbe senso avere una Legge con dei limiti rigorosi sull’emissioni di diossina senza controlli altrettanto rigorosi? In sintesi, non rischieremmo di ritrovarci con una Legge fantastica in più, con meno gente “arrabiata” ed una situazione sostanzialmente invariata?»

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