Sponda europea per Taranto
“Attualmente le brefs (gli standard di impatto ambientale) in vigore per il settore siderurgico (lo stesso dell’ Ilva) risalgono alla fine degli anni ’ 90:perciò ho chiesto alla Commissione di spiegare il motivo del ritardo europeo nel varare parametri di riferimento più aggiornati, basilari per tutelare la salute di milioni di cittadini”. A scriverlo è l’eurodeputato dell’Italia dei Valori Luigi De Magistris. L’ex magistrato, con questo intervento, dà seguito a quanto dichiarato più volte riguardo a Taranto. Sul suo blog, De Magistris motiva le ragioni che lo hanno spinto a presentare un’interrogazione alla Commissione europea in merito ad un ritardo che coinvolge anche lo stabilimento tarantino perché, spiega l’eurodeputato IdV , l’Ilva “ha da tempo avviato una procedura per ricevere l’Aia dal Ministero dell’Ambiente. Si tratta di un nullaosta che autorizza l’ esercizio di un impianto in rispetto degli standard di impatto ambientale stabiliti dalla direttiva europea Ippc. Per ricevere questo via libera è necessaria l’ adozione delle Bat europee, come previsto dalle Brefs: sono anche questi standard di impatto ambientale stabiliti da un network scientifico interanzionale”, che però, secondo De Magistris, non sarebbero stati aggiornati dall’Europa. Ecco il coraggio che manca ai politici tarantini “Riguardo Taranto la responsabilità è delle imprese e della politica, che vogliono mantenere una situazione del genere e si rifiutano di mettere in campo politiche ambientali adeguate”. Le parole sopra rievocate sono di Luigi De Magistris e risalgono a qualche mese fa quando, in occasione della presentazione del libro-denuncia di Carlo Vulpio “La città delle nuvole”, venne a Taranto. Oggi l’eurodeputato dell’Italia dei Valori torna alla ribalta per quel che riguarda le politiche ambientali. L ’interrogazione alla commissione europea presentata ieri, deve richiamare alla memoria di tutti i tarantini quelle parole. Il tutto per un semplice motivo: affinché nessuno possa dire che alle promesse non siano seguiti i fatti. Dopo questo esercizio rievocativo, però, è necessario farne degli altri. Ad esempio bisogna chiedersi dove siano gli eurodeputati pugliesi (De Magistris non lo è) e, soprattutto, ricordare quali interventi a difesa dell’ambiente, a Montecitorio come a Palazzo Madama, hanno visto protagonisti i nostri parlamentari. A quel punto tornerà alla mente quella ‘memorabile’ interrogazione di Ludovico Vico e Pietro Franzoso (il siderurgico, evidentemente, sà quando vuole unire anche gli opposti) con la quale si chiedeva un provvedimento speciale per consentire all’Ilva di inquinare di più. Una wild card, dunque, per sforare i limiti nazionali che, se confrontati con quelli europei, sono di per già ridicoli... L’Ilva rischiava la crisi, i lavoratori potevano essere licenziati, ecc. Le solite scuse, il solito ricatto occupazionale. Ecco perché, quando come nel caso di De Magistris, alle parole seguono gli atti pubblici, bisogna dare merito e imbarazzarsi per chi agisce diversamente (e troppo spesso grazie ai nostri voti).
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