Una visita al carcere di Pul-i-Charki, il più vecchio del paese, in funzione da sempre con tutti i regimi. Dove ci sono anche le celle con aria condizionata, per «gli americani che sbagliano»
L’anno si conclude. All’insegna della repressione. I segni di nonviolenza si moltiplicano. Lasciano sperare. Le parole delle suore in prigione negli Stati Uniti.
Per Marcelino e Leonardo Miranda, sequestrati, arrestati, torturati e condannati a 29 anni di carcere per difendere la terre indigene, la loro cultura e per essere membri del COPINH organizzate azioni presso le ambasciate honduregne
"Riduzione della pena": le parole del Papa alla Camera dei deputati sono suonate forti, alte e generose. E inequivocabili. Non è stata invocata semplicemente la "clemenza", non è stata chiesta una sospensione della pena, non sono state proposte genericamente misure e provvedimenti migliorativi, comunque utili e necessari per ridare dignità e speranza a chi vive nelle carceri, ma anche a chi ci lavora o vi svolge attività sociali e di volontariato.
L’attenzione che Giovanni Paolo II ha voluto riservare, nel suo discorso alle Camere, al mondo dei detenuti è coerente con una visione della Politica più volte già affermata: un servizio al bene comune perché a tutti, nessuno escluso, sia concesso l’accesso alla speranza, ai diritti realmente esigibili e al vivere decoroso. Nemmeno la pena detentiva può interrompere questa dimensione fondamentale della vita — sottolinea il Papa — e perché le parole non suonino stanche, logore o svuotate di senso propone "un atto di clemenza mediante la riduzione della pena".
Il 1° luglio 1946 gli USA fecero esplodere una bomba atomica sull’atollo di Bikini. Fu la prima dimostrazione pubblica della potenza nucleare dopo la fine della guerra. Il Papa non rilasciò dichiarazioni. Quattro giorni dopo venne presentato il costume da bagno "bikini". Il Papa: "Peccaminoso".
La relatrice ONU vede riconosciuta la libertà di parola da un tribunale USA e poi oggi il Dipartimento del Tesoro USA revoca le sanzioni contro di lei.
L'Italia nel 1915 scelse la guerra quando avrebbe potuto scegliere la pace, e la scelse consapevolmente, violando il diritto internazionale con motivazioni simili a quelle che oggi condanniamo in altri conflitti.
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