«I media tra i cittadini e il potere». Gore Vidal, Mikhail Gorbaciov e Manuel Castells analizzano lo stato (piuttosto deplorevole) dell'informazione in un incontro nell'isola veneziana di San Servolo
"WATCH, come sempre, si oppone ad ogni tipo di brutalità, sfruttamento, repressione, dittatura, saccheggio, e via dicendo. In questo momento abbiamo bisogno del vostro aiuto, ovunque voi siate, per far sapere a tutti cosa sta accadendo in Nepal"
Caracas, Plenaria sui media: sottoscritto un manifesto per rompere l’egemonia dei grandi gruppi mediatici e lottare per la democratizzazione della comunicazione attraverso la valorizzazione dei media alternativi.
28 gennaio 2006 - Alberto Chicayban e Fabio Della Pietra
Un'analisi dei rapporti tra Islam e occidente nella realtà e nel mondo dipinto dai media e da parte della politica. Un contributo al superamento della logica dello scontro di civiltà, che in troppi cercano di aizzare.
La sfida per la vita della Rete di Lilliput: 1) combattere i giganti senza diventare come loro, soffocati da oligarchie ed apparati burocratici; 2) conservare la partecipazione senza leaders identificabili, e sopravvivere nell'impero dei media, che vuole leaders identificabili e/o fenomeni da baraccone.
Nelle conclusioni del suo libro, The Corporation, Bakan traccia un percorso per aiutarci a rivedere lucidamente cio' che e' ancora possibile fare con le grandi multinazionali.
Gli Stati uniti, a differenza degli imperi della vecchia Europa, hanno sempre preferito esercitare la loro egemonia indirettamente puntando su despoti locali
L'occupazione dell'Iraq ha significato un'invasione sia militare che economica così come prefigurato da Hayek, il padre del neo-liberismo
Il contributo fa parte del documento, composto da 8 articoli, sulla "Cittadinanza federale" redatto collettivamente dalla Gioventù Federalista Europea e presentato in occasione del Seminario di dibattito MFE-GFE (Napoli, 16-17 ottobre 2004). Europace pubblicherà a cadenza settimanale tutti i contributi.
4 febbraio 2005 - Federico Brunelli, Massimo Contri, Elena Montani, Matteo Roncarà
Nessun tipo di interpretazione strumentale per quanto articolata può riuscire a nascondere l'ostilità degli Iracheni nei confronti dell'occupazione degli Stati Uniti
L'economista statunitense Paul Krugman smonta il mito dell'autosufficienza energetica e mostra chi guadagna e chi perde quando scoppia un conflitto in una regione petrolifera. Chiedersi a chi serve la guerra non è retorica pacifista. È economia applicata.
La base di Ali Al Salem ospita una parte consistente dei 13.500 militari statunitensi distribuiti nelle tre basi kuwaitiane (ci sono anche le basi di Camp Arifjan e Camp Buehring). Lì c'erano oltre trecento militari italiani, ora in buona parte evacuati.
Per comprendere l'attuale politica occorre risalire al dominio petrolifero occidentale messo in crisi dalla nazionalizzazione del 1951. La risposta occidentale fu un colpo di stato organizzato da CIA e MI6 — la cosiddetta Operazione Ajax — che portò al potere lo Scià Pahlavi.
La rete raccoglie artisti da ogni continente: dall'Eritrea all'Argentina, dalla Germania all'India, dagli Stati Uniti alle Filippine, passando per Bangladesh, Sri Lanka, Colombia, Uruguay, Australia, Spagna, Portogallo e molti altri paesi ancora.
Nel 2003 chi avvertì i rischi di un disastro militare e umanitario aveva visto giusto. Valeva la pena riflettere allora. Vale ancora più riflettere oggi prima che sia troppo tardi. PeaceLink si è schierata contro la guerra nel 2003. Lo fa di nuovo oggi.
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