Governo Berlusconi (2001 – 2005) - Prime note a cura della Tavola della pace Il rapporto sulla politica estera e di difesa del governo Berlusconi è stato consegnato da Flavio Lotti (coordinatore nazionale della Tavola della Pace) durante la sessione introduttiva (8 settembre 2005) della 6a assemblea dell'Onu dei popoli a Romani Prodi. Il rapporto vuole costituire un monito affinchè la politica estera del prossimo governo cambi radicalmente rotta rispetto a quello attuale.
15 settembre 2005 - Tonio Dell’Olio
“Questo è il tempo di creare un grande movimento mondiale a sostegno dell’Onu e di un nuovo ordine internazionale giusto, pacifico e democratico.”
Il 12 ottobre 2003 oltre 300.000 persone hanno marciato da Perugia ad Assisi per un'Europa di pace, ma nella "Costituzione Europea", che sarà firmata domani a Roma, la pace non ha trovato posto.
28 ottobre 2004 - Alessandra Tarquini e Anada Francesconi
Fu strage di Stato in quanto ha fatto perno su apparati dei servizi segreti pienamente organici al livello dell’alleanza militare internazionale a cui afferivano. Federico Umberto D'Amato era infatti l’uomo che faceva da cerniera fra i servizi segreti e la NATO.
Il miraggio dell’Uomo Nuovo nell’URSS è al centro del romanzo di Ostrovskij pubblicato nel 1936, ambientato nella guerra civile russa. E' introvabile nelle biblioteche e nelle librerie ucraine. E non si può scaricare nemmeno da Internet per i blocchi imposti da Kiev ai server russi.
E' stata richiesta all'Associazione PeaceLink una memoria con le osservazioni all'ultimo decreto legge del Governo. Si allega a questa pagina web il testo che abbiamo elaborato per i deputati della Commissione Finanze.
Vogliamo favorire la conoscenza reciproca, la condivisione di esperienze e la progettazione di iniziative su pace, ambiente e cittadinanza attiva. Aperti a tutti: attivisti, associazioni, nuovi arrivati, chi ha idee o competenze.
La violenza non rafforza una protesta: la sfigura. Anche la più nobile delle ragioni, quando sceglie di colpire persone e cose, finisce per autocondannarsi al torto. Ma sarebbe altrettanto grave usare quelle azioni come pretesto per oscurare le domande da cui le proteste sono nate.
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