Computer portatili e pannelli solari: l'Africa della cooperazione e della speranza
L'Africa è ricca di petrolio e i gruppi elettrogeni potrebbero funzionare con un po' di carburante. Ma rifornirsi a volte è veramente problematico quando un camion ci impiega due settimane per arrivare a destinazione. Le strade divengono fiumi di fango nella stagione delle piogge. E lingue di sabbia nella stagione secca. In questi viaggi si dorme in zone paludose e malsane, senza protezioni, e ci si ammala di malaria.
Molti africani non possono permettersi un pannello solare fotovoltaico ma - in caso di donazione - chiedono proprio questo. Inoltre i prezzi stanno scendendo e la tecnologia si evolve. Nei laboratori sono allo studio materiali flessibili per nuovi pannelli solari sottili come fogli di plastica. E, mentre ora sono fragili e ingombranti da trasportare, in futuro potrebbero essere riposti in uno zainetto o in un tubo, a decine, per poi essere aperti e fissati sui tetti delle case.
Il nucleare in Africa sarebbe invece un disastro: è una tecnologia centralizzata, oltre che pericolosa. Non arriverebbe proprio là dove serve. Produrrebbe un nuovo e devastante esodo verso le città. Occorre invece un decentramento delle tecnologie. Oltre al pannello solare fotovoltaico, l'altra tecnologia interessante è quella dei computer portatili.
Mentre i nostri computer da tavolo diventano tecnologie che divorano l'energia (gli ultimi microprocessori della Intel arrivano ad un surriscaldamento che ne ha consigliato la riprogettazione), i computer portatili puntano al risparmio: possono consumare dalle 5 alle 10 volte in meno. Sono dotati di sistemi di risparmio energetico automatizzati e personalizzabili. In pratica questo significa che lo stesso pannello solare che alimenta un computer fisso può alimentare una rete di dieci computer portatili. E, con un sistema "packet radio", si scambiano su Internet i messaggi di posta elettronica. Una vera risorsa per i villaggi dove non arriva il telefono e neppure il postino. E che può innescare processi cooperazione e di aiuto "diretto" che scavalchino le strutture corrotte e inefficienti dei governi.
Questo articolo è stato pubblicato il 20/4/05 dalla Gazzetta del Mezzogiorno. Ha un evidente aggancio con quello che si sta cercando di realizzare a Kimbau con Chiara Castellani (http://www.kimbau.org). Dal 1999 ogni mercoledì esce un'intera pagina ("Gazzetta Mondo") dedicata ai migranti e alla cooperazione con il Sud del mondo.




