In Lettonia la Nato abbatte un drone ucraino ritenendolo russo
La cosa è paradossale.
E manda la menoria indietro ad altri episodi simili.
Tra maggio e giugno 2026 la fascia baltica è infatti diventata uno dei punti più sensibili della guerra dei droni. In pochi giorni, l’Estonia e la Lettonia si sono trovate al centro di episodi distinti ma collegati, con incursioni nello spazio aereo, allarmi NATO, accuse incrociate e un effetto politico pesante: la caduta del governo lettone guidato da Evika Siliņa.
Il caso più grave è stato quello del 7 maggio in Lettonia, quando almeno due droni ucraini sono finiti nello spazio aereo lettone dopo essere stati deviati dalla rotta originaria, secondo le ricostruzioni occidentali, attribuite alla guerra elettronica russa. Uno dei velivoli ha colpito un deposito di carburante a Rēzekne, senza fare vittime ma provocando un trauma politico immediato. Pochi giorni dopo, il 19 maggio, in Estonia un altro drone è stato abbattuto da un jet NATO, in un episodio che ha riacceso la discussione sulla sicurezza del fianco orientale dell’Alleanza.
Il precedente di Rēzekne
L’incidente lettone del 7 maggio ha mostrato quanto sia fragile la linea di confine tra un’operazione militare a distanza e la violazione involontaria di uno spazio aereo NATO. Secondo le ricostruzioni disponibili, i droni ucraini sarebbero stati diretti verso obiettivi in Russia, ma il segnale o la rotta sarebbero stati alterati da sistemi di guerra elettronica russi, con effetto di “spostamento” verso la Lettonia. In altre parole, non si tratta solo di una deviazione fisica: è un problema di navigazione, telecomando e robustezza del sistema di guida.
Tecnicamente, il “dirottamento” può avvenire in più modi. Il più noto è il jamming, cioè il disturbo del segnale satellitare o di controllo, che rende il drone incapace di seguire la rotta programmata. Un secondo meccanismo è il spoofing, cioè la falsificazione dei segnali di navigazione, che può convincere il drone di trovarsi altrove e quindi farlo virare nella direzione sbagliata. In scenari più complessi, l’effetto combinato di jamming e spoofing può spingere un drone fuori dalla sua traiettoria originale, fino a farlo entrare nello spazio aereo di un Paese terzo.
La crisi politica
L’impatto interno in Lettonia è stato fortissimo. Dopo l’incidente del 7 maggio, la premier Evika Siliņa ha chiesto le dimissioni del ministro della Difesa Andris Sprūds, accusato di non aver garantito una risposta tempestiva e un’allerta efficace. Sprūds si è dimesso, ma la sua uscita ha innescato un effetto domino: il suo partito ha ritirato il sostegno alla coalizione, la maggioranza è saltata e il 14 maggio la premier ha annunciato le proprie dimissioni.
Il punto politico non era solo la vulnerabilità dello spazio aereo, ma l’idea che lo Stato non avesse reagito con sufficiente rapidità a una minaccia ibrida. In Lettonia, dove la sicurezza nazionale è un tema molto sensibile, l’episodio ha trasformato un incidente aeronautico in una crisi istituzionale. È un esempio raro di come una questione tecnico-militare possa diventare, in poche ore, un fattore di tenuta o rottura di un governo.
Il caso estone
L’Estonia ha vissuto a sua volta un episodio strettamente collegato al clima di quelle giornate. Il 19 maggio un jet NATO ha abbattuto un drone nello spazio aereo estone, con l’ipotesi iniziale che si trattasse di un drone ucraino deviato dalla guerra elettronica russa. Reuters ha riferito che Kiev ha accusato Mosca di aver diretto uno dei suoi droni verso l’Estonia; al tempo stesso, la NATO ha confermato l’intercettazione, senza chiudere subito la questione dell’attribuzione.
Qui emerge il paradosso operativo più delicato: i caccia NATO sono chiamati ad abbattere droni che, al momento della decisione, non sempre sono attribuibili con certezza a una parte o all’altra. Nel caso estone, il drone è stato trattato come una minaccia nello spazio aereo di un Paese NATO, ma la sua “nazionalità” è risultata controversa nelle fasi iniziali. Questo produce una tensione nuova: l’intercettazione militare avviene prima della certezza politico-forense sull’origine del mezzo.

Una lezione sui Baltici
Gli episodi di maggio e giugno mostrano che il fronte baltico è oggi un laboratorio di equivoci, in cui si combinano droni, elettronica, allarmi civili e propaganda. Per Estonia e Lettonia il problema non è solo difendere il confine, ma stabilire rapidamente chi ha fatto cosa, con quali mezzi e con quali intenzioni.
Ma soprattutto c'è da guardare la cartina geografica. Dobbiamo chiederci: come mai i droni ucraini volano sullo spazio aereo dei Baltici? Per attacchi alla Russia nella regione di San Pietroburgo?
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