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Diossine, pesce di laguna più pericoloso del Petrolchimico

La Diossina è un prodotto della combustione. È quasi certo sia cancerogena. Assunta con gli alimenti, rimane nella parte grassa del corpo. I risultati di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori di Marghera sul sangue dei veneziani. I consumatori di prodotti ittici risultano contaminati in modo maggiore rispetto ai lavoratori della chimica. Il Dott. Raccanelli ha già scritto alla Regione Veneto per sollecitare un'indagine più ampia sui livelli ematici dei veneziani.
18 marzo 2008
Roberta Brunetti
Fonte: Il Gazzettino di Venezia

Marghera Hanno il sangue contaminato da diossine e policlorobifenili in misura ben superiore alla norma. Sono persone che hanno lavorato per anni nelle industrie chimiche di Porto Marghera; ma anche veneziani che semplicemente mangiano tanto pesce e molluschi di laguna. Anzi, in questi ultimi, sono stati trovati tassi di tossicità anche maggiori a quelli del primo gruppo! Sono dati in parte sorprendenti, comunque preoccupanti, quelli che emergono da una nuova indagine promossa da un gruppo di ricercatori guidati da Stefano Raccanelli, responsabile del laboratorio microinquinati dell'Inca, il consorzio interuniversitario di chimica per ambiente che ha sede proprio a Marghera. Il lavoro sarà presentato il prossimo 27 marzo, a Venezia, al tradizionale convegno organizzato come ogni anno da questo consorzio che riunisce una trentina di università di tutta Italia.

Intanto, però, lo stesso Raccanelli ha già scritto alla Regione Veneto per sollecitare un'indagine più ampia sui livelli ematici dei veneziani: questi primi dati, infatti, gettano una luce inquietante sulla contaminazione della laguna e impongono un approfondimento. «I valori massimi riscontrati - si legge nelle conclusioni della ricerca - confermano che alcuni soggetti sono particolarmente esposti a queste sostanze (le diossine e i contaminati organici persistenti, pop, in genere, ndr.) da cui l'esigenza di comprenderne le vie di assunzione. Il risultato dello studio potrebbe diventare importante anche per programmare interventi di riqualificazione e protezione ambientale, come le bonifiche, di prevenzione della contaminazione della catena alimentare, e di prevenzione di malattie».

Ma vediamo, allora, in anteprima questi dati. A firmare l'indagine, insieme a Raccanelli, ci sono Simone Libralato, Gretel Frangipane e Maurizio Favotto. Il gruppo ha rispolverato una vecchia ricerca del '99 condotta proprio dalla Frangipane, all'epoca laureanda di chimica a Ca' Foscari, sui livelli ematici della popolazione veneziana in rapporto alle rispettive abitudini alimentari. Il risultato fu un tesi di laurea da cui emergeva che il sangue dei grandi consumatori di prodotti ittici di laguna era più contaminato di quello di chi aveva una dieta povera di pesce e molluschi.

«Quella tesi, però, fu tenuta nascosta - accusa, ora, Raccanelli - dalla stessa Ca' Foscari e dall'Ulss 12, che pure avevano speso tanti soldi per le analisi, all'epoca fatte eseguire negli Stati Uniti. I risultati non furono comunicati nemmeno ai volontari che si erano sottoposti all'esame del sangue. Ma quel che è peggio non fu fatto alcun approfondimento successivo, nonostante arrivassero altri dati preoccupanti, come quelli sul latte materno che da una ricerca del 2002 dell'Istituto superiore di sanità risulta più contaminato a Venezia che altrove».

É per questo che l'Inca, che nel frattempo si è dotato di un proprio laboratorio per analizzare i livelli ematici di pop, ha deciso di approfondire l'argomento. I vecchi dati sui grandi e bassi consumatori di pesce sono stati messi a confronto con nuove analisi sul sangue degli ex lavoratori del Petrolchimico e di veneziani con abitudini di vita senza rischi particolari di esposizione. Ebbene, un po' per tutti gli inquinanti, il sangue più contaminato è risultato essere quello dei grandi consumatori di pesce e degli ex lavoratori del Petrolchimico.

Emblematico il caso delle diossine, per cui i ricercatori hanno usato come termine di confronto anche le analisi sul sangue di un gruppo di lavoratori dell'inceneritore di Bolzano. Un campione, dunque, potenzialmente a rischio. Eppure, se per questi bolzanini la tossicità equivalente si ferma a 9 picogrammi per grammo di grasso, quello dei veneziani è sempre superiore: 9,94 in quelli con abitudini senza rischi; 13,91 nei bassi consumatori di pesce; 16,08 nei soggetti esposizione occupazionale; addirittura 19,33 nei grandi consumatori si pesce.

Proporzioni che ritornano anche per il policlorobifenile: nei veneziani con abitudini non a rischio la tossicità equivalente si attesta attorno ai 6,7 picogrammi per grammo di grasso; sale a 9,30 nei bassi consumatori di pesce; raggiunge i 22 nei soggetti con esposizione occupazionale; e addirittura i 30,68 nei grandi consumatori di pesce. Quel che salta all'occhio è che i «livelli riferiti agli alti consumatori di pesce sono confrontabili - si legge - con quelli riferiti agli individui impiegati per molti anni nell'industria chimica di Porto Marghera».

I ricercatori ricordano, a più riprese, come l'analisi si fondi su piccoli numeri. Ma «pur sottolineando l'esigua numerosità campionaria dei soggetti sottoposti a studio, questi risultati preliminari rafforzano la preoccupazione relativa all'esposizione umana ai pop - concludono - ed inducono a considerare la necessità di uno studio epidemiologico esteso al fine di accertare i livelli nella popolazione veneziana e italiana». Aggiunge Raccanelli: «Non vogliamo fare allarmismo, ma non vogliamo nemmeno che si continui a fare il gioco dello struzzo. I problemi ci sono e vanno affrontati».

Note: Cosa è la Diossina?
Un prodotto della combustione. È quasi certo sia cancerogena.
Assunta con gli alimenti, rimane nella parte grassa del corpo.

Quando si pensa alla diossina vengono in mente Seveso e le deturpanti manifestazioni sulla pelle dei bambini, la cloracne. Ma non sono solo questi i danni che vengono provocati da questa sostanza che viene prodotta dalla combustione e che finisce molto spesso anche nel nostro piatto.
La diossina infatti puó entrare nel corpo umano attraverso gli alimenti ed essere conservata nella parte grassa del corpo dove puó rimanere anche per lungo tempo.

La diossina, o meglio le diossine perché raggruppano almeno 210 composti chimici, già nel gennaio del 2000 erano state oggetto del "Libro bianco sulla sicurezza alimentare" da parte della Commissione Europea che ha definito un strategia complessiva in grado di contrastare la contaminazione da diossina negli alimenti per l'uomo e nei mangimi.

Di fatto si chiedeva di indicare un livello massimo, con una soglia fissa ma modificabile negli alimenti per l'uomo e per gli animali, che avrebbe dovuto rappresentare uno strumento adeguato per prevenire livelli di esposizione eccessivamente elevati.

«Non esiste ad oggi la certezza dei danni provocati nell'organismo dalla diossina a seguito dell'assunzione attraverso gli alimenti, anche se ci sono fortissimi sospetti che possa provocare danni gravissimi - spiega il professor Giorgio Moretti, docente di Igiene all'Università di Padova - Ad esempio è quasi certo sia cancerogena. Certo l'assunzione di pesce che abbia una forte percentuale di diossina non desta preoccupazione se avviene sporadicamente, altro è quando la somministrazione diventa quotidiana. Ricordo che da uno studio effettuato alcuni anni fa sulle abitudini alimentari, era emerso che la popolazione costiera consuma pesce due volte più degli abitanti della terraferma, addirittura c'erano dei vecchi pescatori del veneziano che ammettevano di non avere mai assaggiato la carne in vita loro».

Sotto accusa ci sono soprattutto i molluschi che vengono pescati nelle zone vietate della laguna, dove certamente la concentrazione di diossina è elevata. È anche vero che recentemente sono state scoperte tracce di questa sostanza pure nei grossi pesci provenienti dagli oceani.

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