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Seveso è a Taranto

«La diossina dell’Ilva uccide in silenzio. Occorre far presto» Non sono mai stati così gravi e ripetuti, come negli ultimi sei mesi, gli allarmi lanciati per il capoluogo ionico. Colpa del ricatto occupazionale. Di uno scarica a barile tra governi omertosi o incapaci. E di un sindacato impotente.
9 agosto 2008 - Stefano De Pace
Fonte: LEFT - avvenimenti - settimanale dell'altritalia
http://www.avvenimentionline.it

- “Le chiedo di aiutarci cambiando quella norma che stabilisce un limite così alto a questo veleno che vi rientra tutto. È la stessa richiesta che ho avanzato al precedente Governo e che Le rinnovo per conto di tutti i pugliesi". Si conclude così la lettera inviata, nei giorni scorsi, dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Secondo il presidente della Regione Puglia, «talmente alta è la soglia di allarme fra i cittadini che oggi qualsiasi tipo di attività e di impresa viene considerata (e contrastata) come se fosse un colpo di grazia alla tempia di una città allo stremo. In questo contesto la Regione Puglia - ricorda Vendola al presidente del Consiglio - è intervenuta per modificare, per riequilibrare, per provare a coniugare le ragioni della salute e quelle del lavoro. È stato sottoscritto un protocollo di intesa che ha coinvolto Ilva e tutte le parti sociali, un accordo di programma con il Ministero dell'Ambiente ha indirizzato le procedure di Aia (autorizzazione integrata ambientale). Il tutto per modificare in concreto le condizioni ambientali, per ridurre l'inquinamento, per far respirare la gente e dare una speranza di futuro».

Futuro senz’altro amaro stando ai risultati degli ultimi campionamenti effettuati da ARPA Puglia. Nel terzo ed ultimo campionamento c’è stato un calo del 36% aggiungendo urea nel processo produttivo. Un risultato atteso ma insufficiente rispetto al limite europeo (circa 2,5 nanogrammi rispetto ai 0,4 previsti dall’Europa). Nel secondo monitoraggio invece i valori di emissione di diossine passarono dalla media di 3,9 nanogrammi a metro cubo a 6,9. Ma erano anche questi valori nella norma. Non secondo gli standard sanitari, però: è la legge italiana ad essere piuttosto generosa e molto lontana dai valori stabiliti a livello europeo. L’Italia in realtà non ha ancora recepito gli standard europei in materia di emissioni di diossine: tranne nel caso del Friuli Venezia Giulia, regione da cui arrivano notizie esattamente agli antipodi rispetto a quelle provenienti dalla martoriata città pugliese.

In Friuli è stata appunto emanata una legge regionale che uniforma i valori legali di emissioni a quei 0,4 nn previsti dall’Unione. E c’è di più: è recentissima la notizia che la Ferriera di Servola, stando ai risultati del monitoraggio effettuato nel dicembre scorso, ha ulteriormente diminuito le emissioni, costituendo così un caso di eccellenza per l’Italia e un esempio che potrebbe fare proseliti. In primis a Taranto, che detiene il primato italiano per la produzione di diossina.

In Puglia c’è insomma una Seveso di cui nessuno sa. O, forse, di cui molti sanno, ma davvero pochi hanno voglia di parlare. Che uccide in silenzio in una delle città massacrate di questa regione, sotto tutti i punti di vista. Dove quando un tumore ti mangia lo stomaco, il fegato, i polmoni, non maledici le sigarette che ti sei fumato ma anche e soprattutto le ciminiere della più grande acciaieria d’Europa. Il responso ufficiale e definitivo è arrivato il 20 Marzo dall´Istituto zooprofilattico di Teramo: c’è diossina nel latte di Taranto. Da tempo nel capoluogo jonico sono emerse denunce su più fronti sulla grave situazione ambientale e sanitaria in relazione alla diossina.

Taranto, il mare e le ciminiere

Tra i lavoratori dell'Ilva c'è molto sconforto. A spaventarli è il mix di veleni con i quali sono costretti ad entrare in contatto giornalmente. Gli operai non ne possono più e la tensione si tocca con mano. Aspettano una legge che gli conceda l'esodo anticipato. E, soprattutto, criticano l'Inail, che si oppone in tutti i riconoscimenti della malattia nei vari processi. Nel vicino quartiere Tamburi è riassunto tutto il dramma di una città che ormai, vive, e muore, solo ed esclusivamente in funzione dell'Ilva. Gli edifici sono pregni del desolforato, che ormai sta conquistando anche le pareti interne degli appartamenti. Alle “morti chimiche", poi, si accompagnano quelle causate dagli incidenti sul lavoro. La frammentazione del sistema degli appalti le favorisce. Il controllo sulle ditte continua ad essere una chimera in un’azienda che ha una estensione quasi pari alla città stessa.

A seguito del Convegno svoltosi a Taranto, lo scorso 9 Febbraio, dal titolo "Diossine Uomo Taranto" promosso dall'Associazione TarantoViva, nel capoluogo jonico sono state molte le dichiarazioni d’intenti in merito alla problematica legata alla presenza di diossine e Pcb nel sangue di 10 Tarantini. Le analisi, eseguite presso il Laboratorio Inca di Venezia, hanno espresso valori abbastanza preoccupanti. Nel primo gruppo i valori di diossina nel sangue sono risultati pari a 81,82 picogrammi per grammo di lipidi (i valori sono espressi in termini di tossicità equivalente). Nell'altro a 49,62. Se questi fossero dati statisticamente rilevanti, i livelli riscontrati nel sangue dei volontari che si sono sottoposti all'esperimento, sarebbero quattro volte superiori a quelli accettati e condivisi dalla comunità scientifica internazionale.

L'Associazione TarantoViva si è avvalsa della collaborazione di due gruppi di persone, ciascuno di cinque unità. Gruppo A: età media 75 anni, nessun fumatore, né occupati in attività a rischio. Gruppo B: età media 61 anni, quattro fumatori, un caso di esposizione professionale. Questi dieci volontari sono stati sottoposti a prelievi ematici per misurare la presenza di diossina nel sangue. L’associazione ambientalista Peacelink ha fatto analizzare un pezzo di formaggio nei laboratorio Inca di Lecce dopo che sulla stampa locale erano apparse notizie circa greggi che avevano pascolato nelle aree vicine alla zona industriale. È stato riscontrato che la somma di diossine e Pcb supera di 3 volte i limiti di legge. Questi risultati sono stati comunicati alla Procura della Repubblica di Taranto in data 27 febbraio.

Il Direttore Generale di Arpa Puglia Assennato ha sollecitato il presidente della Regione, Nichi Vendola, a cui sostanzialmente ha chiesto un'accelerata per la realizzazione a Taranto di un Centro di eccellenza per l'ambiente e la salute: «La situazione è difficile - ha dichiarato Assennato - ma dobbiamo fare tutti insieme uno sforzo sinergico. Occorrono per questo tutte le competenze necessarie, di enti, università, centri di ricerca, per venire a capo delle reali fonti di inquinamento». La Fiom, per non generare allarmismi, è intervenuta chiedendo una «rapida e coordinata azione tesa ad una indagine a più ampio raggio per luoghi e classi di campionamento, fra Enti Locali, Università, Asl, Arpa, Organi Tecnici, deputati al controllo bio-statistico del territorio che diano segnali di trasparenza alla fine di tale lavoro» indicando inoltre come «scontata» la partecipazione delle grandi industrie in «forma attiva e spontanea, pena gravi dubbi sul proprio operato».

ILVA Taranto


Dalla vicina Basilicata, il "caso Taranto" allarma. Il Comitato Cittadini Attivi di Bernalda e Metaponto ha recentemente scritto alle istituzioni lucane e all'ARPAB considerando "Taranto una fonte di contaminazione nazionale, in quanto secondo i dati forniti dall'Epa e dall'Ines, le aree adiacenti ad essa sono a più alto rischio di contaminazione per l'azione dei venti che trasportano tali sostanze a grandissime distanze". Il comitato ha chiesto un monitoraggio per verificare la presenza delle diossine nei terreni confinanti con la provincia jonica. A tal proposito anche la Ola, Organizzazione Lucana Ambientalista, ha chiesto in un recente convegno tenutosi a Ferrandina, una serie di monitoraggi ambientali e sui prodotti della fascia ionica lucana per il controllo delle matrici ambientali.

Insomma, associazioni e movimenti stanno facendo da apripista, ora tocca alle Istituzioni. È di questo avviso il Direttore dell'Ematologia all'ospedale "Moscati" di Taranto, Patrizio Mazza, il quale in un recente intervento ha dichiarato: «Se i rappresentanti politici non danno molto peso essi ritengono che per i loro concittadini che li hanno eletti il problema inquinamento è di scarsa rilevanza rispetto ad altre questioni».

In un contesto di notevole complessità, e talvolta di grande confusione, alcuni punti appaiono comunque molto chiari. Primo fra tutti, che sottovalutare i problemi dell'ambiente, della sua tutela e delle sue correlazioni con la società civile e con il territorio, si traduce prima o poi in un grave errore e Taranto purtroppo rappresenta l'emblema del mal governo in merito alle tematiche ambientali.

La città di Taranto attende ampie garanzie affinché si mettano in atto politiche ambientali come obiettivo veramente prioritario della azione delle istituzioni locali e regionali, configurando conseguentemente l'apparato amministrativo-burocratico per restituire centralità all'ambiente e alla sua tutela sottraendolo alla "concorrenza" fra gli altri capoluoghi pugliesi in quanto Taranto rappresenta una "priorità assoluta" come ha di recente dichiarato lo stesso Sindaco Ezio Stefàno.

Importante è stata la firma di una convenzione fra il Comune e Arpa Puglia con cui lo stesso Comune cede in comodato d'uso all'Arpa il proprio parco di centraline per il monitoraggio dell'aria, ormai da tempo in disuso. Ma la battaglia sulle diossine richiede una vera e propria cabina di regia e, come ha dichiarato il Direttore Assennato, «deve essere qui a Taranto: se entro due anni non avremo qui un centro di eccellenza, avremo perso tutte le opportunità».

Alle notizie allarmanti sulla diossina nel latte, nel formaggio, nel sangue dei tarantini si contrappongono le dichiarazioni dei politici. Il Sottosegretario alla Salute Antonio Gaglione si è detto «molto preoccupato e, per questo, preferisco scegliere la via della cautela». Si utilizzano battaglie passate per raccontare quelle più difficili che da sempre, nessuno ha mai voluto intraprendere, «chi mi conosce sa che ho intrapreso, in tempi non sospetti, la strada delle battaglie ambientaliste contro i grandi inquinatori del nostro territorio». E poi si passa all’attacco di chi ha mal governato: «Se mi è permesso, posso affermare che, negli scorsi decenni, la situazione ambientale è stata trattata con una certa superficialità».

Un copione ormai vecchio e in disuso. La politica ha bisogno di ritrovarsi, ha bisogno di riscoprirsi qui a Taranto intorno alle macerie e agli scempi del mal governo. La Seveso di oggi si chiama Taranto. Il suo indistruttibile veleno si chiama diossina, si annida nel terreno, nel grasso delle cellule animali. Entra nella catena alimentare.

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