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Taranto verde, dal sogno alla tesi

Così gli studenti ripensano la città. "Tesi su Taranto" è un momento di approfondimento e di dibattito per chiamare a raccolta gli studenti che hanno elaborato tesi di laurea su Taranto, pensando a eco-alternative e a una riconversione sostenibile dello sviluppo
30 giugno 2013 - Associazione PeaceLink

Questo convegno ha lo scopo di presentare due tesi di laurea di studenti tarantini che riguardano Taranto e il caso Ilva.

lo stabilimento ilva di taranto e le case del quartiere tamburi
La prima è di Gabriele Cometa (la si può visionare qui http://www.peacelink.it/ecologia/a/38325.html)  e ha come titolo "I mass media anglo-americani e il caso Ilva: una prospettiva linguistica". La tesi è in lingua inglese, con traduzione in Italiano.
Il suo scopo è analizzare la risonanza mondiale che la vicenda tarantina ha avuto e offrire uno spaccato del mondo dell'informazione internazionale che serva a comprendere "come ci vedono" dall'estero, con quali categorie concettuali e linguistiche. Come è facile intuire, la scelta delle parole e il taglio della comunicazione sono stati e sono ancora oggi determinanti nel rappresentare sul palcoscenico mediatico internazionale i problemi di Taranto e della sua più grande industria.
La seconda tesi è finalizzata a descrivere un progetto per la trasformazione e riqualificazione in parco verde dell'area a caldo dell'Ilva (visionabile qui http://www.peacelink.it/ecologia/a/38502.html).

La tesi ha come titolo "Progetto di riqualificazione dell'area industriale Ilva di Taranto - Ilva verde". E' una tesi di Alice Martemucci, laureata in Architettura.

L'obiettivo che ci poniamo e' quello di invitare gli studenti a sviluppare tesi su Taranto e per il suo futuro sostenibile.

Dopo le due tesi saranno proiettate diapositive sul Progetto Hammarby Sjostad finalizzato a far conoscere la bonifica e la trasformazione del quartiere omonimo di Stoccolma - inquinato per decenni di attività industriale - in uno dei più ecologici quartieri del mondo. A relazionare saranno Fulvia Gravame e Daniele Marescotti.
A introdurre l'incontro sarà Aurelio Rebuzzi - padre di Alessandro (http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/06/alessandro-ragazzo-che-gridava-noi-vogliamo-aria-pulita/584307) - che terrà una testimonianza.

Note:

L'iniziativa sul sito del Dipartimento Jonico in "Sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo: societa', ambiente, culture"
http://www.uniba.it/ricerca/dipartimenti/sistemi-giuridici-ed-economici/convegno-dibattito-201ctesi-su-taranto201d

Questo è l'articolo di Tiziana Fabbiano (Quotidiano, 30 giugno 2013)

RIPENSARE TARANTO

LA RIVOLUZIONE VERDE DEGLI STUDENTI

Due tesi di laurea e una ricerca su come la città potrebbe diventare

L’Ilva senza area a caldo. Al suo posto un gigantesco polmone verde, tra il rione Tamburi e le lavorazioni a freddo del siderurgico. Non è un sogno ma un progetto su carta, con disegni e studi analitici. È il contenuto della tesi di laurea di Alice Martemucci, laureata in Architettura alla Sapienza di Roma con una tesi sull’Ilva verde e la riqualificazione paesaggistica della zona.
La sua è una dei due lavori di altrettanti laureati tarantini che saranno presentati martedì in un incontro organizzato da Peacelink, l’associazione presieduta da Alessandro Marescotti. Alle 15, nella sede dell’ex convento di San Francesco oggi sede dell’Università, Marescotti chiama a raccolta i giovani studenti. Non solo tarantini ma anche fuori sede rientrati in città per le vacanze. «Sono in contatto con molti laureandi. In tanti vogliono fare o stanno lavorando a tesi sull’Ilva e mi chiedono materiale e informazioni».
L’evento ha lo scopo di invitare tutti gli studenti universitari a realizzare tesi su Taranto e sulla riconversione economica in una prospettiva di sostenibilità ambientale.
La tesi di Alice Martemucci è l’eclatante caso di come si possa ripensare ad un futuro verde della città. Ma non è il solo studio che sarà presentato. La seconda tesi che sarà illustrata è in lingua inglese, tradotta in italiano. S’intitola “Angloamerican mass media and Ilva case”. È già sul sito di Peacelink, come quella dell’architetto. A realizzarla è stato Gabriele Cometa, laureato alla facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università di Bari.
Come i mezzi d’informazione inglesi e statunitensi vedono il caso di Taranto è scritto in questo lavoro. Ma martedì Marescotti vuole far vedere ai tarantini, ai giovani che di questa terra sono germoglio di vita in cervelli fecondi, come Taranto potrebbe diventare. E infatti il terzo studio che sarà presentato è una ricerca, condotta da Fulvia Gravame e Daniele Marescotti (il figlio di Alessandro) sul quartiere Hammarby Sjostad. A molti questo nome non dice nulla. Ma in Europa è noto per essere la zona ecologica di Stoccolma. Era il quartiere più degradato, talmente inquinato da impedire la pesca. Come i Tamburi. Il progetto di riqualificazione è partito nel 1990, nel 1991 c’era il piano particolareggiato e nel 1993 già il cantiere. Diecimila abitanti, più o meno come i Tamburi, devastati dall’inquinamento. Ora, dopo la decontaminazione dei suoli e delle acque, è già un polo di grande attrazione, anche se i lavori termineranno tra meno di due anni. non è mai decaduto. 1993 iniziarono i lavori.
«Occorre choccare le persone. Choccare i tarantini. Far capire che in altri luoghi d’Europa sono avvenute rivoluzioni urbanistiche che potremmo ripetere a Taranto», continua Marescotti. «Ma per farlo - aggiunge - occorre la conoscenza».
L’esperienza svedese non è l’unica. E si avvale dell’aiuto di un ingegnere dei Tamburi che vive a Stoccolma e di uno svedese che invece vive a Taranto. Altro materiale si sta raccogliendo sulla gigantesca riconversione della Ruhr, l’area che era la più sporca d’Europa.
Il target cui si rivolge l’incontro di martedì? «Un occhio particolare per noi è ai tarantini. Una chiamata a raccolta di tutti i ragazzi che possano dare una mano per rivoluzionare questa città perché non saranno i politici che l’hanno affossata a farla rinascere, ma i giovani che hanno fatto esperienze di studio all’estero e hanno conosciuto le migliori pratiche a livello europee o mondiale. Chi ha studiato secondo me può progettare la rinascita di Taranto. L’hanno fatto a Stoccolma, in Germania. Possiamo farlo anche noi», conclude Marescotti.

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