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L'Ilva di Taranto, tra interessi industriali e politiche ambientali

Dalla storia dello stabilimento all'emergenza epidemiologica, sociale ed economica. Gli interessi in campo, le politiche e il 2012, "anno zero" dell'Ilva. Quale futuro per Taranto e per la politica ambientale in Italia?
Tesi di laurea in Programmazione e gestione delle politiche pubbliche, Università di Perugia.
3 luglio 2013 - Gabriele Caforio

«Il problema sociale non si risolverà senza risolvere la crisi ecologica»

Programmare le politiche pubbliche, qualunque esse siano, vuol dire affrontare e risolvere problemi sociali. Gli attori e i responsabili della programmazione devono essere in grado di percepire e interpretare i bisogni della società offrendo soluzioni, servizi e progetti di breve e lungo periodo. Per fare ciò, e soprattutto per farlo con risultati ottimali e duraturi, la programmazione pubblica deve saper guardare oltre i semplici risultati che portano un consenso immediato e deve essere in grado di risolvere le sfide che le si presentano, in ogni ambito del sociale, riuscendo a mantenere la necessaria trasversalità tra i suoi vari settori d'intervento.

Governare la “cosa” pubblica e programmare i vari aspetti del sociale e della vita di un individuo per raggiungere obiettivi di benessere collettivo costituisce una sfida nobile e difficilissima. Programmare le attività economiche, produttive e sociali, governarne gli interessi dei vari attori in campo, riuscire a difendere e regolare i diritti e i doveri di ciascun soggetto e di ciascun cittadino è impresa ardua. Tuttavia, la sfida è ancora più difficile se l'uomo, per non minare la sua stessa sopravvivenza, debba essere in grado di governare non solo i suoi bisogni classici ed effimeri ma anche tutte le sue attività, i cui risultati interferiscono con il suo stesso ecosistema vitale. Diventa difficile, per l'uomo, governare l'ambiente, preservarlo e garantire ad esso un futuro.

Questo lavoro prende ad esempio il caso dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto, ne ricostruisce la sua storia, perché emblematica delle logiche e soprattutto delle carenze che hanno caratterizzato fino ad oggi la maggior parte della programmazione pubblica italiana in materia ambientale. Un caso scuola, tutt'altro che isolato nel Paese, che aiuta a far riflettere su quali prospettive di sviluppo e programmazione risultano più impellenti per la nostra economia e per il nostro benessere. Inoltre, ad oggi, il caso specifico mostra la piena validità dell'affermazione iniziale. A Taranto, infatti, il problema sociale, un problema fatto di salute, lavoro e sviluppo, passa per la risoluzione del problema ambientale.

Sfida che diventa ancora più difficile ma indispensabile se si è nel bel mezzo di una crisi ambientale di dimensioni planetarie. Una crisi in termini di insostenibilità degli attuali modelli di sviluppo, una crisi fonte di ingiustizie e differenze, una crisi che mette in serio pericolo la salute degli individui, la qualità della vita e la sopravvivenza stessa della nostra casa, l'ambiente.

La crisi ambientale è ormai nella coscienza dell'opinione pubblica occidentale, quindi, di riflesso, anche nella politica; il dubbio rimane se lo è anche nelle politiche. Se anche essa può rappresentare un veicolo per il processo di razionalizzazione della programmazione pubblica in materia, non è detto che i risultati ottenuti siano efficacemente razionali e strategici per il nostro futuro. Il caso di studio del presente lavoro, infatti, prezioso anche dal punto di vista della longevità storica dell'esperienza descritta, racchiude in sé emblematicamente la rappresentazione di un fallimento, sociale, economico ed ambientale, della programmazione pubblica italiana in materia ambientale. Un'analisi necessaria per riflettere su quali modelli di sviluppo, di crescita e, probabilmente anche di decrescita, siano cruciali oggi per raggiungere un reale benessere e risolvere gran parte dei problemi sociali.

La ricerca è basata sullo studio e sulla ricostruzione delle fasi e dei tratti caratterizzanti la vita del siderurgico tarantino. Saranno ricostruite le analisi dei vari provvedimenti, delle leggi, delle indagini epidemiologiche e dei procedimenti della Magistratura. Si vedrà il ruolo degli attori man mano coinvolti, gli interessi in campo e le coalizioni di attori che spesso si sono formate nel corso degli anni all'interno dei processi di policy.

Il lavoro è suddiviso in due parti, nella prima si ricostruisce l'ossatura teorica necessaria alla comprensione e all'analisi del caso (capitolo 1) e le vicende storiche relative ai due principali periodi di gestione pubblica (capitolo 2) e gestione privata (capitolo 3) dello stabilimento.

La seconda parte ricostruisce le evidenze scientifiche, epidemiologiche ed economiche che dimostrano il fallimento indotto dall'esternalità negativa dell'acciaieria (capitolo 4), ripercorre dettagliatamente il 2012, “anno zero” dell'Ilva, (capitolo5), propone degli esempi di riconversioni industriali e programmazioni alternative dello sviluppo locale (capitolo 6) e, infine, nel capitolo finale (capitolo 7) si propone un esempio di programmazione pubblica che possa essere risolutiva del caso tarantino avviando una riflessione su quale modello di politica ambientale e di sviluppo possa essere ad oggi auspicabile.

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