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Fermare la contaminazione

La gravina e l'acciaio (riflessioni sulla marcia del 6 aprile)

La popolazione della provincia di Taranto non è al servizio di un'industria che avvelena e opprime, e sceglie valori diversi
1 maggio 2014 - Lidia Giannotti

Percorso di arrampicata nel comune di Statte (Ta)

Dopo l’apertura del primo percorso,  altri hanno seguito l’esempio di Vincenzo e degli appassionati che lo hanno aiutato. Nella Gravina di Statte, le vie di arrampicata sono ora 120 – 130 e nei week end arrivano centinaia di climbers.

L'immagine di queste pareti  è affascinante, lontana da quella degli impianti industriali. Da questo piccolo centro alle porte di Taranto, staccatosi anni fa dal capoluogo, il 6 aprile scorso è partita la marcia promossa dal giornale "Cosmopolis".

LA MARCIA CHE SA DI SAGGEZZA

A distanza di qualche giorno, il ricordo della prima manifestazione organizzata fuori città è più forte e suggestivo, accompagnato dalle immagini che sono circolate, tra cui quella delle pareti d'arrampicata, non lontano dalla costa.

  La popolazione della provincia di Taranto non è al servizio di un'industria che avvelena e opprime.

Sono venuti a dirlo migliaia di persone, nonostante la pioggia e la lunghezza del percorso extraurbano. Molti erano giovanissimi  che hanno diffuso con gioia lo slogan "Se puoi sognarlo puoi farlo".

La forza e la consapevolezza più grande, che si intuisce ancora in crescita, passa tra i tanti genitori in prima linea anche nella marcia del 6 aprile, che in molti hanno seguito nche l'interessante convegno del giorno precedente. Con gli adulti ci sono tanti ragazzi. I più grandi sono ormai protagonisti. Sanno cose che i loro coetanei anni prima ignoravano sui loro diritti e sui rischi causati da aziende che violano la legge per massimizzare i profitti. I bambini sono il pensiero che ogni volta commuove e dà la forza di  cercare e sollecitare soluzioni immediate per fermare l'assedio dell'acciaieria, segnata da anni di amministrazione illegale.

Quello che non andava detto, del resto, è oramai un tema di attualità dibattuto (come lo sono i dati sul massiccio accumulo di diossina e sull'aumento di alcune significative malattie): che l'acciaio non abbia nessun futuro in Europa e in Italia è un fatto che stanno capendo in tanti. Il terribile sacrificio imposto a questo pezzo di Puglia e alla sua gente è inutile.   

IL DIRITTO AL LAVORO IN SICUREZZA E PROTEGGENDO LE GENERAZIONI FUTURE

Un'immagine del percorso della marcia del 6 aprile, fuori dall'abitato di Statte

 Tardare nel trarne le conseguenze non ha senso.

Ragionare con serietà sul futuro di questa terra, e vederlo diviso da quello dell'acciaio, è il pensiero che attraversa molti, ognuno nelle forme legate alla sua età e alla potenza che può avere il suo sguardo, oltre il fumo emesso dall'Ilva.

Seguendo l'esempio di altre città industriali -  in una situazione in cui già si riscontrano danni genetici - c'è da impegnarsi immediatamente per salvare e valorizzare risorse, conoscenze, abilità, energie pulite e tutto quanto, nella nostra terra, possa trasformarsi in lavoro dignitoso per la popolazione e innocuo per i suoi figli.  

Ogni manifestazione deve affermare un diritto al lavoro che è diritto alla sicurezza, alla dignità e umanità, senza fornire alibi alle imprese più spregiudicate.

 Bisogna salvare quello che ancora fa parte della nostra terra e della nostra storia e ricostruire un tessuto di altre attività, altre relazioni e valori. Relazioni diverse da quelle - fatte passare per normali - in cui si ha paura di dirsi ammalati e del capofabbrica, più che della malattia, in cui si disertano le commemorazioni degli amici caduti sul lavoro e non si riesce ad essere di aiuto a colleghi ghettizzati dall'azienda per ritorsione, come le oltre 70 persone confinate nella palazzina LAF quando l'Ilva subentrò all'Italsider (una vicenda accertata con sentenza definitiva di condanna a carico di Emilio Riva, proprietario di maggioranza).

Intanto, nei piccoli centri intorno della provincia, si rinvengono quantità allarmanti di diossina nel guscio delle uova e la contaminazione di alcuni bovini (è questo il risultato di analisi fatte poco prima della marcia, nel piccolo centro di Massafra) 

Ed è difficile pensare a  ragionamenti seri ed ineccepibili quando alcune  istituzioni acconsentono al funzionamento "illecito" degli impianti, con i decreti legge  Salva - Ilva e con un provvedimento che si occupa dell'aria ma non salvaguarda in modo integrato (l'AIA è appunto una autorizzazione integrata ambientale), il mare e il suolo. Domani sarà meglio

Nè rassicurano i  meccanismi grazie ai quali la terra contaminata viene bonificata a condizione di reindustrializzare (cfr. l'art. 4 del cosiddetto decreto "destinazione Italia", parzialmente cambiato su pressione delle associazioni riunite in un Coordinamento - cfr. NOTE).

 Gli abitanti dei territori d’Italia a forte inquinamento  hanno molto da difendere, terre dove vivere   in modo semplice e sano senza  l'obbligo di inseguire progetti di arricchimento. La loro convinzione e la bellezza ancora immensa del nostro paese sarà più forte del grigiore che  hanno mostrato le istituzioni.

FOTO DELLA MARCIA  del 6 aprile 2014, partita da Statte (Se puoi sognarlo puoi farlo)

Slideshow

 

Note:

Il CNSC - Coordinamento Nazionale Siti Contaminati - riunisce associazioni e Comitati di alcuni dei siti maggiormente inquinati del territorio italiano d'Italia

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