Benzo(a)pirene, oggi emergono nei bambini di Taranto i danni provocati nel 2010
Era il 1 febbraio 2011 ed eravamo a Roma davanti ai parlamentari della Commissione Bicamerale infanzia per spiegare i danni che potevano essere arrecati ai bambini con il dlgs 155/2010.
PeaceLink, con il supporto scientifico della dott.ssa Annamaria Moschetti e delle associazioni dei pediatri, consegnò un dossier alla Commissione Bicamerale per l'Infanzia e l'adolescenza in cui si evidenziava che il decreto legislativo 155/2010 creava condizioni di pericolo per l'infanzia.
Il 13 agosto 2011 infatti il governo, con il decreto legislativo 155/2010, consentiva di emettere benzo(a)pirene oltre il limite di legge, che fino ad allora era stato di 1 ng/m3. Non è difficile immaginare l'impatto che ciò può avere provocato sui bambini del quartiere Tamburi che oggi sono iscritti alla scuola primaria.
Il dossier che presentammo aveva un titolo attualissimo: “Non legiferare contro-natura. Le minacce del benzo(a)pirene, la salute dei bambini".
Oggi abbiamo delle conferme che - dopo alcuni anni - qualcosa è avvenuto, qualcosa purtroppo di negativo.
Lo studio Sentieri dell'ISS attesta un +54% di tumori infantili a Taranto rispetto al dato regionale.
Oggi emergono anche disturbi dell'apprendimento e dell'attezione nei bambini più ci si avvicina all'ILVA.
I problemi di natura cognitiva sono evidenziati dall'ISS nel recente studio (presentato a Roma con modalita comunicative che sembravano voler accomunare Taranto e Roma in un "mal comune mezzo gaudio" dato che sono entrambe inquinate) "Valutazione dell'esposizione di gruppi di popolazione residente in aree della città di Taranto prossime allo stabilimento Ilva, a confronto con aree non impattate dalle emissioni dell'Ilva stessa e del possibile impatto sulla salute riproduttiva femminile e su funzioni cognitive in popolazioni pediatriche".

Nel 2011 documentammo, grazie alla relazione della dott.ssa Annamaria Moschetti e alla consulenza delle associazioni dei pediatri oltre che dell'ISDE, che l'inquinamento poteva avere anche un impatto sul sistema cognitivo, sulla formazione della funzionalità del sistema nervoso degli embioni, dei feti e dei bambini.
Sarebbe utile proporre tutti quanti una biobanca per conservare per i bambini di Taranto un campione di liquido amniotico, di cordone ombelicale e di placenta per capire in quali condizioni è avvenuta la gravidanza di studenti con disturbi di apprendimento.
E' proprio nella prima fase della gravidanza che si forma il sistema nervoso (ad esempio la mielinizzazione delle fibre si realizza con ritmo lento a partire dalla 12a settimana di gestazione) e questa è la fase più delicata e fragile nella quale l'interferenza degli inquinanti neurotossici si può far sentire con maggiore danno.
La formazione dell'embrione e del feto, con le fasi di maggiore vulnerabilità, sono evidenziate nel grafico sopra riportato.
Fino ad ora è emerso un danno sui bambini che ha impattato in un aumento dei tumori, ma è bene cominciare a capire meglio anche qual è stato il danno inflitto alle capacità di apprendimento e qual è stata la perdita di quoziente di intelligenza. Negli studi degli psicologi (che hanno lavorato per l'ISS) è emerso un quadro critico che andrebbe valutato perché la salute dei bambini passa anche per la tutela del loro potenziale cognitivo, minacciato dagli inquinanti neurotossici.
Nell'urina delle donne di Taranto l'ISS ha trovato IPA in eccesso. E gli IPA hanno una funzione non solo cancerogena e genotossica. Agli IPA sono associati anche effetti sul sistema nervoso.
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