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In nome dei diritti e della convivenza

PeaceLink aderisce allo sciopero dei migranti del 1° marzo

Oggi in Italia, in nome di ideologie e di interessi economici si vuole avvelenare l'aria della convivenza civile. Proseguire verso questa china è irresponsabile e devasta ogni possibilità di futuro.
17 febbraio 2010 - Alessio Di Florio

Parte la campagna "Permessi di soggiorno in nome di Dio"

Il 1° marzo prossimo è stato proclamato, sull'esempio di un'analoga iniziativa avvenuta negli USA alcuni anni fa, il primo sciopero nazionale dei migranti residenti in Italia. E' un'iniziativa dall'altissima importanza, in un momento nel quale nel nostro Paese una fortissima ondata xenofoba e razzista sta investendo settori sempre più ampi della società.

PeaceLink aderisce all'iniziativa in nome della convivenza civile, del rispetto dei diritti umani, della Pace e della nonviolenza, fari del nostro agire sin dalla nascita della nostra prima rete nel 1991. Tra i grandi testimoni della nonviolenza, nel cui solco cerchiamo ogni giorno di impegnarci, ci sono sicuramente il Mahatma Gandhi e Aldo Capitini.

Gandhi fu assassinato da un fanatico indù perché cercava di costruire ponti tra musulmani, indù e tutti gli indiani. Il Mahatma sognava un'India plurale, culla della convivenza tra religioni. Vide con dolore le divisioni crescenti, e la separazione di regioni a prevalenza musulmana come il Pakistan dall'India.

Aldo Capitini, ideatore della prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi e fondatore del Movimento Nonviolento e della rivista Azione Nonviolenta, vedeva nell'apertura verso l'altro, nel riconoscersi reciproco, le basi fondamentali della nonviolenza e del futuro dell'umanità. Sognava, e cercava di costruire, una religiosità aperta, al di fuori delle mura e delle gerarchie delle Chiese istituzionalizzate. Una religiosità che dovrebbe sgorgare direttamente dal cuore delle donne e degli uomini e che vuol costruire un mondo e un futuro migliori.

Una stanza ermeticamente chiusa, senza finestre e con la porta sbarrata, è venefica. Dopo poco l'aria comincia a imputridire, a diventare irrespirabile, a rendere impossibile viverci. Oggi in Italia, in nome di ideologie e di interessi economici (non dimentichiamoci mai chi gestisce, e ha gestito negli anni, alcuni dei Centri di Permanenza Temporanea più importanti) e politici di pochi si vuole chiudere ogni porta, sbarrare ogni finestra, avvelenare l'aria della convivenza civile. Proseguire verso questa china è irresponsabile e devasta ogni possibilità di futuro.

Le politiche migratorie (a partire dall'incocepibile sconcezza del cosiddetto pacchetto sicurezza del luglio scorso) sono la cartina al tornasole del futuro che stanno prospettando. I migranti lo hanno capito per tempo, e sempre più stanno cercando di trasmetterlo a tutti i cittadini. Come ha scritto diversi mesi fa Saviano, e come ha ribadito Ulisse Acquaviva domenica scorsa su Mamma, i migranti stanno lottando per i diritti di tutti gli italiani, stanno portando avanti lotte che gli 'italiani' (ma, tornando a Capitini, non sarebbe l'ora di abbattere queste differenze e costituire una vera cittadinanza planetaria?) non portano più avanti. E, con lo sciopero del 1° marzo, daranno una dimostrazione di come non si può vivere in un luogo che si rinchiude in sé stesso, che non permette all'aria di circolare, che si destina a morire avvelenato.

Per questo siamo al fianco dei migranti e sosteniamo lo sciopero del 1° marzo. In nome dei diritti umani, della convivenza, della cittadinanza planetaria, della PACE.

Note:

Tutte le informazioni, le adesioni e i dettagli dell'iniziativa sono sul sito internet
http://www.primomarzo2010.it

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