Mordechai Vanunu, la "Spia" Antinucleare finalmente libera
Finalmente libero Mordechai Vanunu. Anche se non si può parlare di vera libertà: non potrà uscire da Israele, non potrà avere alcun contatto (telefono, fax o posta elettronica) con stranieri. Potrà avvicinarsi alle ambasciate, ma non potrà entrarvi. Ma almeno non sarà più rinchiuso nel carcere di Ashkelon, dove è stato sottoposto a un regime carcerario particolarmente duro per 18 anni.
Diciotto colombe bianche sono volate libere stamattina, di fronte al carcere, per accogliere la liberazione del tecnico israeliano che coraggiosamente rivelò al mondo, nel 1986, il programma nucleare di Israele. Vanunu aveva lavorato per dieci anni nel centro di Dimona, dove Israele di nascosto estraeva plutonio e produceva da 10 a 20 armi nucleari all'anno.
La sua volontà di rivelare al mondo questo segreto gli costò la libertà. Il Mossad, il servizio segreto israeliano, lo rintracciò a Londra e lo fece venire in Italia, a Roma, dove fu rapito e portato in Israele. Restano tuttora da chiarire le eventuali responsabilità italiane nella vicenda.
Vanunu rappresenta un riferimento per tutti gli obiettori di coscienza, per chi crede che sia necessario opporsi alla follia criminale delle armi nucleari anche a costo della propria libertà. Vanunu rappresenta anche la debolezza intrinseca dell'apparato bellico/militare: anche là dove la segretezza, le restrizioni e i controlli sono più accurati, niente può impedire agli uomini che vi lavorano di pensare, di interrogarsi sullo scopo finale della loro attività, sul pericolo a cui viene esposta l'intera umanità, sulla stupidità di chi la sta guidando in quella direzione.
E di opporsi, di denunciare, di lanciarsi come un granello dentro l'ingranaggio per bloccarlo o, almeno, non esserne parte.
Il governo di Israele sta mettendo in atto delle politiche militari molto pericolose. Si muove al di fuori del diritto internazionale, ad oggi è lo Stato che viola il maggior numero di risoluzioni delle Nazioni Unite, inoltre si rifiuta di firmare qualsiasi convenzione che limiti la proliferazione di armi di distruzione di massa. Di nascosto, anche se con l'aiuto determinante di paesi occidentali, si è costruito un arsenale nucleare di tutto rispetto, di fatto è la sesta potenza nucleare mondiale.
Vanunu ha già detto, 18 anni fa, tutto quello che sapeva, eppure Israele continua a considerarlo pericoloso. Il vero pericolo non è, come sostiene il ministero della difesa israeliano, che Vanunu sia a conoscenza di chissà quali segreti, che abbia una memoria straordinaria, che voglia mettere a repentaglio la sicurezza di Israele.
Vanunu rappresenta un pericolo perchè continuerà a denunciare la politica nucleare israeliana, una politica che è basata sulla violenza, sulle armi e sul mancato rispetto delle convenzioni internazionali, una politica che contrasta la legittima voglia di pace e di sicurezza del popolo israeliano, rinnega la grande cultura di pace della tradizione ebraica e sta portando all'esasperazione del conflitto medio-orientale, voluta da alcuni "signori della guerra" che aumentano il rischio dei cittadini israeliani per ottenere l'annientamento delle richieste palestinesi.
Vanunu, con la scelta compiuta 18 anni fa e con la sua coerenza, ha mostrato l'ipocrisia di questa politica, che in nome della lotta al terrorismo semina terrore, morte e distruzione, alimentando in modo inquietante l'escalation del conflitto mediorientale e la proliferazione delle armi nucleari.
La stessa Corte Penale Internazionale ha dichiarato come illegali le armi nucleari.
In questi tempi di gravi conflitti internazionali, una sola scelta è in grado di garantire uno sviluppo pacifico all'umanità: il disarmo.
PeaceLink accoglie con gioia la liberazione di Vanunu, sperando che un giorno sia finalmente libero anche di uscire da Israele, e per celebrare la sua scarcerazione l'associazione ha pubblicato, tradotti in italiano, un po' di documenti sulla sua vicenda.
Un recente articolo di Robert Fisk, pubblicato sull'Independent; la poesia "Sono la tua spia" scritta in carcere da Vanunu; i tre articoli, pubblicati sul Sunday Times il 5 ottobre 1986, che rivelarono al mondo la produzione di armi nucleari da parte di Israele; le fotografie, scattate dallo stesso Vanunu, all'interno del complesso nucleare di Dimona.
Sono tutti reperibili all'indirizzo http://www.peacelink.it/vanunu
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