Perché si è persa la memoria storica

I golpisti della lingua

Il fatto che - dopo il crollo del Muro di Berlino - il termine "rivoluzione" venga riutilizzato per la Siria è una evidente operazione di modifica delle percezioni. Con la guerra si può decidere di dare a gruppi di terroristi tagliagole la patente di rivoluzionari. Questo è un golpe linguistico.
23 luglio 2012
Fonte: Mosaico di Pace


Le parole sono la chiave di comprensione del mondo

Le parole sono la chiave di comprensione del mondo.

Per questo motivo la strategia militare non si concentra solo sulle armi ma sulla manipolazione delle parole.

Da un po' di tempo i gruppi insurrezionali in Siria si autodefiniscono "rivoluzionari", benché siano appoggiati dal Qatar, dall'Arabia Saudita, dalla Turchia, dalla Cia. Questi insorti lottano contro un regime dittatoriale come quello siriano. Possono allora essere considerati "rivoluzionari"?

Dopo la fine del partito comunista sono successe cose incredibili. Ad esempio Berlusconi ha salutato con il pugno chiuso, perché il gesto evoca forza e combattività. A sinistra molti non alzavano più il pugno e in quel gesto simbolico di Berlusconi veniva iniettato un significato nuovo. Perché si è persa la memoria storica.

E lo stesso è accaduto per la parola "rivoluzione" che è rimasta "orfana" della sua memoria storica. Era una parola andata in soffitta. E siccome la parola ha ancora un fascino, ecco che è rispuntata.

Quindi perché si usa la parola rivoluzione per la Siria? Come mai nella storia contemporanea tutti i movimenti rivoluzionari sono stati ostacolati dagli Usa e questo - che si autodefinisce "rivoluzionario" - è invece accarezzato da chi ha combattuto tutti i movimenti rivoluzionari nel mondo?

La gestione delle parole come «rivoluzione» è strategica. Opera una manipolazione dei concetti che ci permettono di inquadrare la realtà. Questa operazione ha avuto indubbi successi. Non pochi si sono entusiasmati sostenendo la "rivoluzione" siriana. E' stata lanciata questa parola in un'area politica che gradisce la "rivoluzione". E' un'operazione di marketing linguistico che ha avuto una diffusione in particolare quando gli insorti libici hanno lanciato l'offensiva.

Il fatto che - dopo il crollo del Muro di Berlino - il termine "rivoluzione" venga riutilizzato per la Siria è una evidente operazione di modifica delle percezioni. Una dozzina di persone (direttori di mass media mondiali ed esperti delle psyop) può oggi decidere di resuscitare una parola modificandone il suo significato originario. Questo è un golpe linguistico.

Il 4 aprile 1951, il presidente statunitense Truman istituì lo Psychological Strategy Board (PSB), il primo organismo statale destinato a pianificare, coordinare e condurre operazioni di controllo psicologico di massa.  I primi manipolatori psicologici compresero che quando si vuole agire su una quantità enorme di soggetti, bisogna "trasformare la realtà". Occorreva cambiare le parole con cui descriviamo la realtà. "La sostituzione di una sola parola - scriveva William Nichols (direttore di "This week magazine") - può aiutare a mutare il corso della storia".

Siria, dov'è la rivoluzione?

Per Orwell lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Viene cioè costruita una neolingua dal Grande Fratello. "La guerra è pace · L'ignoranza è forza · La libertà è schiavitù" (George Orwell, 1984).

Il 19 febbraio 2002 il New York Times riportò che l’Office of Strategic Influence (OSI) del Pentagono stava “elaborando dei progetti per divulgare notizie, magari anche false, a beneficio dei media stranieri nell’ottica di influenzare l’opinione pubblica e i decisori politici di paesi amici e non”.

Note: Si veda anche il saggio di Ermete Ferraro "PSY…OPS! Quando la guerra si fa con le parole"
Se ne riporta qui di seguito l'incipit.

In un suo recente intervento, Alessandro Marescotti (www.peacelink.it ) ha giustamente messo in evidenza, a proposito di quanto sta accadendo in Siria, che le varie fonti d’informazione si ritrovano stranamente nel definire “disertori” quelli che, a rigor di logica e di vocabolario, dovrebbero essere chiamati “insorti” o partecipanti ad una “sedizione” militare. Questa osservazione gli dà lo spunto per una riflessione sull’uso propagandistico degli strumenti informativi e sulla preoccupante diffusione – dal secondo dopoguerra ad oggi – di una vera e propria strategia di manipolazione del pensiero e del linguaggio, come strumenti di guerra psicologica.

Il riferimento d’obbligo, in questo caso, è l’incredibilmente profetico romanzo di George Orwell “1984” (Nineteen Eighty-Four), quello che – tanto per intenderci – ha avuto, suo malgrado, la sventura di dar origine alla fin troppo nota espressione “Grande Fratello”. E’ questa, infatti, la traduzione di “Big Brother”, il “deus ex machina” che controlla e dirige come automi telecomandati tutti coloro che vivono sotto il regime assoluto e totalitario guidato dal partito chiamato “Socing/Engsoc”.

E’ davvero incredibile come Orwell sia riuscito ad avere, già nel 1948, una visione talmente netta e dettagliata di quella realtà – massmediatica prima ed informatica poi – dalla quale milioni di esseri umani sarebbero stati sempre più condizionati, se non asserviti del tutto, grazie ad una sottile revisione del pensiero e dell’espressione linguistica, che lo veicola e ne è l’ovvio interfaccia.
https://lists.peacelink.it/news/2012/02/msg00006.html

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