Il G7 in Puglia discuterà il più grande piano di riarmo occidentale dopo la Guerra Fredda
Cosa ci racconteranno sul vertice del G7 in Puglia che si terrà a Borgo Egnazia dal 13 al 15 giugno? Ci racconteranno che Giorgia Meloni si metterà il grembiule e spiegherà ai leader dei G7 come si fanno le mozzarelle.
Lo ha già detto: "Ospiteremo prossimo anno il G7 qui in Puglia, faremo fare i nodini di mozzarella con le mani ai leader mondiali. Le orecchiette no, che non sono mai riuscita..."
E tutti penseranno di aver capito che questi signori sono amanti della buona tavola e magari si stanno facendo una vacanza con i nostri soldi.
Ma dietro questa narrazione casereccia, condita di immagini turistiche e aneddoti vari, l'opinione pubblica verrà depistata su una narrazione che nulla ha a che fare con il vero cuore del G7: il più grande piano di riarmo occidentale dopo la Guerra Fredda.
Si tratta di un imponente piano di riarmo da 10 mila miliardi di dollari (10.000.000.000.000 $). È un piano pluriennale trapelato sull'Ansa. Questo piano è un ritorno in grande stile alla Guerra Fredda. La cifra è incredibilmente alta ma è frutto di stime attendibili di esperti che l'Ansa cita.
Tale piano di riarmo minaccia di prosciugare le casse delle nazioni del G7 e ipotecare il futuro delle nostre società. Assegnare una somma così esorbitante a imprese militari solleva profonde questioni etiche.
Infatti 10 mila miliardi di dollari investiti in armi e guerre sono una risposta cinica e crudele ai problemi di sicurezza mettendo in secondo piano quelli urgenti dell'umanità intera.
Il presidente USA Dwight Eisenhower, che non era un pacifista, ebbe il coraggio di affermare: “Ogni colpo che viene esploso, ogni nave da guerra che viene inviata, ogni razzo che viene sparato, significa, in ultima analisi, un furto a coloro che soffrono la fame e non sono nutriti, a coloro che hanno freddo e non sono vestiti. Il mondo in armi non sta spendendo soltanto dei soldi. Sta spendendo il sudore dei suoi lavoratori, il genio dei suoi scienziati, le speranze dei suoi bambini”.
Oggi basterebbero 70 miliardi di dollari/anno per sradicare la povertà estrema, debellare la malaria ed evitare l'attuale eccesso di mortalità infantile nelle nazioni del Sud del mondo.
Ma invece di affrontare concretamente e in modo risolutivo le questioni globali urgenti - con implicazioni umanitarie di vasta portata - le nazioni del G7 si stanno preparando a un confronto militare permanente con i paesi del resto del mondo.
I leader dei G7 sanno benissimo che basterebbe una frazione del bilancio militare per cancellare per sempre la la fame, eradicare malattie endemiche e ridurre significativamente la mortalità infantile. Sanno benissimo - lo ripete l'Unicef, lo ricorda fino allo sfinimento Save the children - che ogni 3 secondi nel mondo un bambino con meno di 5 anni perde la vita: 9 milioni di bambini morti ogni anno per malattie banali e malnutrizione. Ma nonostante l'autorevolezza delle fonti questi leader si voltano con disinvoltura dall'altra parte. E preferiscono non salvarli. Preferiscono invece armarsi. E lo fanno con l'ipocrita e fallace motivazione che così si protegge il mondo libero.
Questa condotta cinica è alla base del risentimento antioccidentale fortemente presente nel Sud del mondo che vede nel G7 un comitato d'affari neocoloniale.
La disparità tra la spesa militare e le esigenze urgenti delle popolazioni vulnerabili sottolinea un dilemma morale fondamentale che la comunità internazionale deve affrontare. E non solo a parole.
Troppe sono le promesse disattese. La stessa Agenda Onu 2030 rischia di essere un elenco di promesse per calmare le inquietudini di una fetta importante dell'opinione pubblica che esige giustizia e solidarietà. Ma invece di dare concretezza agli obiettivi dell'Agenda 2030 i governi del G7 si riuniscono in Puglia per confrontarsi sul piano di riarmo.
Occorre far sentire la nostra voce.
Dobbiamo esigere un futuro diverso adottando seriamente gli obiettivi dell'Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile. E' importantissimo ridefinire i paradigmi della sicurezza e affrontare le cause profonde dei conflitti e dell'insicurezza globale. Ed è di una gravità inaudita che si parli sempre più spesso, e con disinvoltura inquietante, di guerra nucleare.
Per noi pacifisti il tempo per agire è adesso.
In nome dell'umanità.
Adesso è il momento di far sentire la nostra voce prima che sia troppo tardi.
Allegati
Quanti bambini di potrebbero salvare con gli aiuti militari a Israele?
Alessandro Marescotti5193 Kb - Formato pngBanner con informazioni sui fondi USA destinati alle forze armate israeliane
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