L'uccisione di Bakari Sako a Taranto
Le parole giuste le ha avute la procuratrice Eugenia Pontassuglia: «C'è un contesto che desta particolare allarme. Da un lato abbiamo la vita di un ragazzo di 35 anni regolare sul territorio italiano che alle 5 di mattina in bicicletta si stava recando a svolgere un’attività che consentiva di mantenere la sua famiglia e dall’altro lato abbiamo ragazzi di 15-16 anni e un maggiorenne che a quell'ora scorrazzavano per la città alla ricerca della persona da colpire. E la persona da colpire è la persona vulnerabile, è la persona indifesa, è la persona che nel caso specifico viene individuata nella persona di colore. Allora ci dobbiamo un attimo domandare che cosa significa tutto questo. Non ci sono decreti sicurezza che tengano, non servono solo pene più severe o nuovi reati, dobbiamo cambiare la cultura, dobbiamo cominciare a pensare che ogni persona ha diritto di vivere ed essere rispettata perché la terra è di tutti».
Bakari Sako, 35 anni, maliano, residente regolare sul territorio italiano, si stava recando al lavoro in bicicletta alle 5 del mattino del 9 maggio. Un uomo che pedalava verso il suo turno per mantenere la famiglia. Un uomo vulnerabile. Un uomo di colore. Un bersaglio perfetto per chi «scorrazzava per la città alla ricerca della persona da colpire».
Cinque giovani, quattro minorenni e un maggiorenne, lo hanno aggredito, massacrato, lasciato in una pozza di sangue. E c'è un dettaglio che fa male: Bakari si era rifugiato in un bar. Il titolare, da quello che emerge nella cronaca giornalistica, lo avrebbe invitato a uscire e non avrebbe chiamato la polizia.
Il 14 maggio a Taranto è stato convocato un presidio per Bakari Sako.
Le realtà promotrici dell’iniziativa rivolgono l’invito a partecipare alla manifestazione ai cittadini, alle associazioni, ai movimenti locali, alle parrocchie, alle scuole, ai sindacati, al mondo del lavoro, della cultura e del volontariato. Insieme le forze sane di Taranto intendono animare uno spazio aperto, plurale e condiviso per ribadire che nessuna vita è invisibile e che la violenza, il razzismo, l’odio e l’indifferenza non possono avere l’ultima parola.
“A Taranto non c’è spazio per il razzismo, anche se è generato dal disagio – scrivono in un comunicato congiunto le associazioni che hanno organizzato il presidio – Non c’è spazio per chi semina odio, disumanità e divisione. Taranto deve essere città di accoglienza, diritti, solidarietà e rispetto reciproco. Una città che non si gira dall’altra parte e che sceglie di reagire insieme. Abbiamo bisogno di presenza, di vicinanza, di responsabilità collettiva".
Per sostenere l’iniziativa è stata avviata una raccolta fondi per il rimpatrio della salma di Sako Bakary e per la sua famiglia. Le donazioni possono essere effettuate sul conto intestato all’Associazione Babele (l’iban è IT13U0306909606100000004651 con la causale “Solidarietà per Bakary”) e potranno essere inviate entro la fine del mese di giugno. Il risultato della raccolta fondi sarà reso pubblico e verificato da una commissione composta dai promotori dell’iniziativa del presidio del 14 maggio.
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