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Viaggio in Tunisia alla riscoperta del paradiso perduto

Un approccio turistico dalla società dell’informazione ai media di Ben Alì
12 settembre 2005 - M.L.F.
Fonte: Volontari per lo Sviluppo - 12 settembre 2005

La Tunisia, un piccolo e sicuro paese arabo dove molti europei hanno deciso - anche quest’anno e sempre più numerosi – di trascorrere delle vacanze a basso costo. Se vi siete affidati ad un tour operator, fin dal vostro arrivo in aeroporto sarete accolti con sorrisi e frasi di benvenuto ed in tanti si dichiareranno a vostra completa disposizione per rendervi il soggiorno gradevole ed animato. Dall’aereoporto all’hotel tutto vi apparirà sorprendentemente pulito, curato e moderno. Imponenti alberghi dalle magiche ed evocative architetture mediterranee ed arabo-andaluse dai giardini lussureggianti e ben curati vi ospiteranno. Situati per lo più in prossimità di spiagge assolate e dorate, circondati da mare pulito e piscine attrezzate, rappresentano le vacanze ideali per le famiglie, ma anche per i singoli desiderosi di esotica compagnia femminile o maschile a costi irrisori. Non è inusuale vedere giovani che si accompagnano spesso a donne e uomini attempati nella speranza di poter fuggire con loro in occidente e realizzare così il loro sogno d’evasione, emancipazione e riscatto sociale. Gli operatori locali vi proporranno, direttamente nel vostro albergo, escursioni organizzate a costi ben più elevati ma per tutti i gusti. Magari potrete concedervi il diversivo di una passeggiata in cammello sulla spiaggia che, se non proprio in pieno deserto, vi riporterà verso altri lidi….
Nel caso in cui invece la vostra permanenza dovesse prolungarsi o foste dei turisti fai da tè – nel qual caso vi occorrerebbe il passaporto valido per l’espatrio e non più la semplice carta d’identità - in assenza degli artificiali “divertimentifici” delle località alla moda europee, le serate potrebbero risultare poco entusiasmanti e lo spazio temporale, trascorso in compagnia di qualche bicchiere di superalcolico dai costi proibitivi, vi condurrà ad un’osservazione critica.
Allora vi accorgerete di quanto siamo lontani dallo standard dei servizi alberghieri italiani e chele 5 stelle corrispondono, nella maggior parte dei casi, alle 3 stelle europee. Il personale ha una formazione sommaria, ed in molti casi inesistente. Spinti dalla necessità economica e in adesione ad una campagna pubblicitaria che considera idiota abbronzarsi, nociva alla salute e da oziosi cialtroni, sono molti gli studenti che s’improvvisano nel campo turistico-alberghiero, con risultati deludenti e che discreditano l’immagine dell’impalcatura turistica messa in atto con cura dal sistema paese per incamerare valuta pregiata, accrescere il benessere d’imprenditori e banche locali e ridurre la disoccupazione .
La curiosità, inquietudine tutta occidentale, vi porterà alla ricerca di maggiori informazioni. La reception non vi sarà d’alcun aiuto ed i pochi uffici turistici presenti sul territorio la sera sono chiusi. Consultateli di giorno ma sappiate che non possiedono una brochure degli alberghi, dei ristoranti, dei cinema o dei locali notturni, né v’informeranno su orari di visita di musei e siti archeologici, al di fuori della loro stretta circoscrizione, né tantomeno possiedono un elenco telefonico. Nessuna informazione o pubblicazione circa orari ferroviari, voli internazionali e nazionali, pullman turistici, costi e tariffe. Non otterrete neanche un programma delle manifestazioni locali o nazionali, né potrete prenotare presso di loro alcuncchè. Stesso risultato presso uffici informazioni portuali, aeroportuali o ferroviari. Negli aeroporti non sono disponibili pubblicazioni tipo time table o simili. Per conoscere le destinazioni e gli orari dei voli in partenza ed arrivo negli aeroporti tunisini bisognerebbe fare il giro dei desk delle compagnie aeree, qualora gli addetti fossero presenti.
Molte informazioni sono reperibili sui siti tunisini o su motori di ricerca internazionali e negli uffici turistici troneggia spesso il computer ma nessuno lo consulterà. Rinnovandovi il loro benvenuto in Tunisia e dopo aver pronunciato con un bel sorriso la parola di pragmatica “desolé” (abusata e quindi svuotata d’ogni valenza semantica), vi suggeriranno di acquistare “La Presse”, il quotidiano governativo che, con una tiratura di 55.000 copie, è l’unico quotidiano in lingua francese diffuso su tutto il territorio nazionale. Comincia così un insolito approccio esplorativo della realtà mediatica.
Il presidente della Repubblica Ben Alì, conduttore della nazione secondo il principio del buon padre di famiglia, è onniscente ed onnipresente. Al quarto mandato governativo, neopapà di un erede maschio a 68 anni, sembra trarre dall’esercizio del potere linfa vitale. La sua foto sorridente e dallo sguardo compenetrato, compare ogni giorno in prima pagina, sopra l’editoriale, o stante, come un’icona bizantina, o in atto di ricevere politici e governanti stranieri, presiedere riunioni o gruppi di lavoro, intrattenersi con personaggi della cultura o dello sport. E’ un uomo di ferro, stacanovista indefesso. A differenza dei più fragili capi di stato europei, lui non si ammala mai e non va mai in vacanza.
Dal “Cambiamento” (assunzione del potere avvenuta il 7 novembre 1987) – così come l’editoriale non si stanca mai di ricordare – è l’organo volitivo e l’artefice della storia di una nazione moderna e progressista, firmataria dei principali trattati internazionali sui diritti dell’uomo, del cittadino e del minore, paladino delle libertà delle donne, le quali esercitano il diritto di voto, il divorzio e l’aborto da oltre quarant’anni. Un capo carismatico al servizio di tutti i cittadini, che accentra su di sè tutto il peso e la responsabilità della nazione, ne previene i bisogni emanando leggi e provvedimenti che non necessitano di una discussione bicamerale, ma che il parlamento si limita a ratificare. Ad esempio le politiche dell’impiego non richiedono di un confronto con lavoratori e sindacati poiché il buon governo ha fatto registrare un aumento dell’occupazione del 9,5% ed una diminuzione dell’inflazione e dei prezzi al consumo. Nonostante la difficile congiuntura mondiale, per consolidare il potere d’acquisto ed accrescere il benessere dei cittadini, il primo ministro il 24 agosto ha concretizzato le direttive del “padre della patria” in merito all’aumento salariale. Tale aumento, in vigore dal 1 settembre, interessa 280.000 salariati e 290.000 pensionati delle fascie a più basso reddito. A conti fatti tale aumento si aggira tra i 3 ed i 4 euro mensili per i generici mentre per i braccianti agricoli varia tra i 10 ed i 20 centesimi di euro al giorno.
Un paese dalle apparenze paradisiache, descritto dai media come ricco di vestigia del passato, abbondante d’acqua, fertile, pescoso ed in perfetto equilibrio con una crescita demografica da paese occidentale. Nessuna tensione sociale anima la società civile: nessuna disputa parlamentare, né scambi d’idee tra politici e rappresentanti del governo. In occasione del recente rimpasto di governo, “La Presse” ha presentato i profili dei nuovi governatori e ministri esulando dalle motivazioni delle sostituzioni.Un eden nel quale non si commettono reati, non si effettuano operazioni di polizia né arresti, non si celebrano processi, non esistono casi di corruzione, scandali pubblici o privati, non si registrano espressioni di dissenso, quali scioperi o manifestazioni. L’informazione, svuotata da qualsiasi episodio di cronaca nera, gialla, rosa o scandalistica rafforza l’idea di una nazione bloccata priva d’umanità, dove gli unici soggetti sociali, oltre al presidente, sono le istituzioni che esultano per qualche elargizione governativa ovvero le personalità emergenti od eminenti, insignite di titoli, onori e medaglie, icone da emulare.Gli unici soggetti vitali sembrano essere le stravaganti star americane che, con i loro capricci ed insoliti comportamenti sdrammatizzano l’autarchia del quotidiano in ultima pagina.
L’immagine che un occidentale ne riceve è quella di un solido paese che guarda in avanti, capace di promuovere gli investimenti stranieri, tollerante e moderato quel tanto che basta per non irritare i ferventi dell’islam e per ingraziarsi le simpatie dell’occidente che ricambia con programmi d’aiuto, partenariato industriale e culturale, formazione gratuita di civili e militari, regali e doni.Così la Banca di Sviluppo Africana da alcuni anni ha trasferito la sua sede dall’ormai insicura Costa D’avorio alla più rassicurante Tunisi. Anche le Nazioni Unite l’hanno prescelta quale sede per il Summit Mondiale della Società dell’informazione - un importante appuntamento internazionale che si svolgerà dal 16 al 18 novembre - che coinvolgerà 192 paesi e che vedrà presenti più di 70 capi di stato e di governo. Quello che un occidentale considera uno strumento internazionale per accrescere le libertà individuali qui è diventato un’appuntamento da sfruttare, un’enorme opportunità di business. “La Presse” da mesi pubblica quotidianamente articoli sui lavori di preparazione. Il Comitato organizzatore stringe accordi con organismi tunisini ed imprese straniere, leader del settore tecnologico che in cambio di pubblicità mettono a disposizione mezzi e competenze. La kermesse sarà completata da Tunis Med 2005, una fiera del settore che vedrà presenti i più grandi produttori mondiali che si sfidano per ottenere maggior spazio e visibilità a suon di bigliettoni. Della dichiarazione dei principi del Summit, tesi a rendere possibile su base egualitaria a tutti i cittadini del mondo l’accesso all’informazione, la libertà di comunicazione e di partecipazione, i principi di trasprenza e di buon governo, utilizzando lo strumento delle nuove tecnologie, non si parla più. Il piano d’azione si traduce bene con lo slogan della manifestazione, riportato sugli striscioni pubblicitari del Summit: Cooperazione, solidarietà, avvenire ed informazione.
Quest’ultima, si capisce chiaramente dal ruolo di subordine in cui è stata collocata, è il punto debole del sistema paese. Da quella turistica a quella dei media, passando per quella istituzionale, mancano ancora le basi.
Il concetto della trasparenza della pubblica amministrazione e dell’esercizio dei diritti del cittadino non è ancora realtà. Basta consultare un sito istituzionale per rendersi conto che non siamo neanche in una completa fase informativa e non è prevista alcuna interattività.
Un esempio imbarazzante è quello che si ottiene collegandosi dalla Tunisia via Internet al sito istituzionale delle Nazioni Unite. Nella sezione relativa al Summit di Tunisi, i link relativi ad ONG e società civile non si aprono. Tra questi c’è quello di Reporters sans Frontière, non ammessa in Tunisia per aver pubblicato un articolo puntuale ed esaustivo sui media locali, denunciando abusi e persecuzioni, al cui sito web si rimanda per dettagliate informazioni. Numerosi sono i siti censurati.
Il sistema paese sembra terrorizzato dal terrorismo ed adopera ogni cautela per avere il controllo del territorio e dei mezzi d’informazione. La guida Routard della Tunisia, ed. Tuoring Club Italiano, riporta che “..il 10 dicembre 2003, Giornata internazionale dei diritti dell’uomo, è stata promulgata una legge anti-terrorismo nella quale il termine “terrorismo” è definito in modo talmente vago, da rischiare di nuocere ancor di più alle attività di chi si oppone al regime”. Riferisce anche che, nell’aprile del 2004, l’avvocato Patrick Baudouin, presidente onorario della Federazione internazionale dei diritti dell’uomo, giunto all’aeroporto di Tunisi, si vide negare il diritto d’ingresso nel Paese.
Il 7 settembre 2005 sarebbe potuta diventare una data storica per la professione giornalistica in Tunisia. Era la data scelta dai fondatori del Sindacato dei Giornalisti Tunisini per la nascita, a Tunisi, della loro rappresentanza di categoria. Ma neanche questa volta ce l’hanno fatta. Le autorità tunisine, con un brillante esempio di linguaggio burocratese, hanno fatto sapere che il Sindacato dei Giornalisti è “un'organizzazione legale ma sconosciuta”. Non si può vietare in maniera ufficiale la nascita del sindacato, in quanto la legge tunisina non ritiene necessaria un'autorizzazione legale preventiva nei confronti di un sindacato che vuole formarsi. Ma la legislazione di sicurezza nel Paese prevede un controllo preventivo rispetto ai fini di un'associazione che vuole costituirsi. Quindi le autorità hanno bisogno di tempo per indagare sulla natura e le finalità di questo gruppo, già noto da anni.
Eppure il problema della stampa in Tunisia non sembra preoccupare particolarmente l’Unione Europea che, nonostante le proteste della Lega tunisina per i diritti dell’Uomo e del Consiglio Nazionale per la libertà in Tunisia, ha versato al governo un contributo di 2,15 milioni di euro per il rilancio dell’editoria in Tunisia.
Il turista occidentale a questo punto è disorientato e decide di porsi in maniera critica anche nei confronti della stampa.Decide di farlo con un argomento di sua conoscenza, appreso dalla lettura dei numerosi quotidiani italiani che arrivano nel paese: il disastro aereo dell’ATR72 della Compagnia di bandiera tunisina precipitato al largo delle coste palermitane il 6 agosto scorso.
I giornali italiani hanno sprecato fiumi d’inchiostro nelle ricerca di qualche verità, le televisioni hanno messo in onda il dolore e le testimonianze dei sopravvisuti, ponendo molti interrogativi ancora in attesa di una risposta. L’edizione della Presse del 7 agosto, in prima pagina, annunciava l’intervento determinante del presidente nel coordinare gli aiuti e le iniziative di ricerca e recupero di vittime e dispersi. Sembra inverosimile che l’Italia aspetti il loro intervento sulle proprie acque per organizzare i soccorsi, infatti le fonti italiane non ne fanno menzione. I successivi articoli, oltre ad esprimere i sentimenti di cordoglio, hanno lodato le capacità del pilota che ha salvato la vita a 26 passeggeri, hanno riportato la notizia sulla verifica della qualità del carburante effettuata a Bari. Ma l’articolo che cita gli incidenti aerei del 2005 non contempla i 16 morti della Tuninter e nessuna notizia è stata data circa il recupero delle scatole nere né dell’inadeguato segnalatore di carburante installato a Tunisi il giorno prima dell’incidente. Riassumendo, nessuna ammissione di colpevolezza, niente che possa turbare l’immagine dell’eldorado.
Continuando nella lettura dei quotidiani italiani, numerosi sono i tunisini che sbarcano nel nostro paese, rischiando la vita.Giovani dallo sguardo triste e malinconico che non hanno nulla da perdere, la cui unica aspirazione di vita nel loro paese, dichiarano, è di guadagnare meno di 200 euro al mese senza alcun diritto sindacale.Tanto vale tentare la fortuna e contare sulle proprie capacità.
Ma questo fenomeno non è mai sfiorato sulla stampa locale, totalmente disconosciuto. Eppure la stampa italiana riporta di aiuti, contributi, regali di motovedette, operazioni d’intelligence congiunta per arginare il fenomeno.
Più volentieri “la Presse” c’informa di aver inviato due cargo d’aiuti agli amici americani colpiti da Katrina o si propone come modello di riuscita per i PVS, avendo già al suo attivo diversi progetti di formazione tripartita. Il rappresentante residente del programma delle Nazioni Unite ha dichiarato infatti che malgrado l’esiguo aiuto (350 milioni di dollari) la Tunisia ha atteso al suo sviluppo grazie all’impegno ed alle capacità dimostrate dai tunisini.

Il saggista per caso ormai non ha più tempo per approfondire e lascia il paese con due grandi interrogativi:
1) Perché l’occidente continua a sostenere, foraggiare ed inviare aiuti ad un paese che dimostra ormai da tempo di saper badare a se stesso?
2) Quale diabolica strategia o quale azione coercitiva avrà in mente il palazzo di vetro per aver scelto Tunisi quale sede per il Summit mondiale della società dell’informazione?

A questi interrogativi non sarà facile trovare risposta e l’attende ancora un lungo viaggio….

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