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Intercettazioni, la legge giusta

21 giugno 2006 - Mauro Paissan (componente Garante privacy))
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

«Così si rovinano le famiglie», è la reazione di Flavio Briatore alla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche sui casi Savoia e Rai. Prendiamo atto. Ma ancor prima dell'unità della famiglia, che gode ora come non mai di numerosi e autorevoli difensori, qui sono in gioco la dignità delle persone da un lato e la libertà d'informazione dall'altro. Due diritti (due valori) potenzialmente in conflitto: più cronacapuò significare maggiore invasività nella vita privata, più tutela della riservatezza può comportare mutilazione dell'informazione. Ogni volta siamo chiamati a trovare un punto di equilibrio, non sempre agevole da individuare. La pubblicazione delle intercettazioni fa esplodere la questione. Se ne sentono e se ne leggono di tutti i colori: si pubblichi tutto; no, nel cestino quella robaccia; è colpa deimagistrati; galera omaximulta per i giornalisti; abbasso il Garante privacy; un decreto legge per farla finita. Tra i giornali, i più indignati sono anche quelli che pubblicano di tutto e di più, senza alcun filtro. Dalla divulgazione dei resoconti di Potenza (ma anche nel caso Banca d'Italia e nel caso Moggi) sono usciti massacrati indagati e testimoni, ma anche persone che nulla avevano a che vedere con l'oggetto dell'inchiesta giudiziaria. Non è civile un paese che consente di mettere alla berlina cittadini chemagari vengono solo citati in conversazioni private e che di conseguenza non hanno nemmeno la possibilità di querelare chi li diffama. Persone denudate in pubblico senza alcun ritegno. Qui c'è una responsabilità specifica dei giornalisti, chiamati a selezionare ciò che intendono pubblicare. Alcuni particolari, alcuni apprezzamenti, alcuni nomi potevano essere oscurati senza venir meno alla volontà di informare. Basterebbe in questi casi aderire a ciò che prescrive il Codice deontologico dei giornalisti stessi, che pone dei limiti senza intaccare il diritto-dovere di informare. Ciò renderebbe più credibile quella che potrebbe essere una giusta rivendicazione degli organi di stampa: l'aver rilevato al paese l'intreccio affaristico Ricucci-Fazio- Fiorani, la cupola del calcio, la «signorilità» di casa Savoia e il di dietro della Rai. Prendersela con i giornalisti è però da vigliacchetti. Ognuno si assuma le proprie responsabilità: chi fa informazione, la magistratura, i legislatori. Il giornale stampato è l'approdo finale di una filiera che comincia dal pubblico ministero. E allora i problemi davvero seri riguardano la quantità delle intercettazioni (innumeroabnorme nel nostro paese) e l'introduzione di un efficace filtro delle trascrizioni. La primaselezione deve esser operata dal magistrato. Inutile scaricarla sulle testate giornalistiche, che operano in regime di concorrenza. Molte cose potrebbero essere scartate, secretate o anonimizzate alla fonte. Era proprio necessario, per fare un esempio, far circolarenomee cognome di quella ragazza disponibile a scambiare sesso e comparsata tv? Il legislatore vuole ora intervenire? Ne ha il dovere. Anche se improprio ci parrebbe ricorrere a un decreto legge, essendo in gioco diritti fondamentali la cui regolazione necessita di un adeguato dibattito parlamentare eun confronto con i soggetti interessati. Con una nuova legge si dia maggior tutela ai diritti delle persone, si offrano strumenti più incisivi e sanzioni più adeguate alGarante della privacy, si inducanoimagistrati autilizzare ciò che è strettamente pertinente alle inchieste, obbligandoli a scartare ciò che è«manifestamente irrilevante», si colpiscano i veri responsabili della fuga di notizie. E qualche volta ci si indigni quando a fare le spese delle pubblicazioni allegre sono dei cittadini non eccellenti.

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