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Promossa anche la “Piccola Biblioteca della libertà”

Gli editori si mobilitano contro il ddl sulle intercettazioni

Una raccolta firme per protestare contro la legge-bavaglio è stata promossa al Salone del Libro di Torino da Laterza, Minimum Fax, Feltrinelli e da centinaia di piccole e medie case editrici.
3 luglio 2010 - Giancarlo Briguglia

L'editore di mestiere fa -o dovrebbe fare- parlare chi ha esigenza a contribuire al dibattito pubblico e alla riflessione individuale in maniera critica, coscienziosa e acuta. L'editore parla tramite i suoi autori lastricando, opera dopo opera, un sentiero interpretativo, intellettuale e riflessivo.
L'editore, oggi, per paura di non poter più dar voce ai propri scrittori, per contrastare la legge sulle intercettazioni che mina i diritti di informazione e di critica, ha deciso di parlare con la propria bocca e e di scrivere con la propria penna. Bavaglio


Nomi illustri quali Alessandro Laterza, Giuseppe Laterza, Carlo Feltrinelli, Marco Cassini, Carmine Donzelli, Sandra Ozzola, Luigi Sagnol, Luca Formenton, Ginevra Bompiani e moltissimi altri hanno firmato l'appello (www.laterza.it/appello.asp) per opporsi al disegno di legge 1425 contenente le norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali.
Sono quasi 15.000 le firme raccolte da Laterza sul proprio sito, mentre 30.000 sono quelle siglate nelle librerie Feltrinelli di tutta Italia: pensionati, studenti, stagisti, medici, impiegati, liberi professionisti, la società civile tutta partecipa -e deve continuare a farlo- alla protesta contro il ddl sulle intercettazioni.
È stata, inoltre, promossa la “Piccola Biblioteca della libertà” che intende raccogliere testi di autori che della libertà hanno fatto la propria bandiera: già catalogati su www.laterza.it/brani-reading.asp Calvino, Camus, Gramsci, Morante, Quasimodo, Sciascia, Woolf e altre pietre miliari della letteratura internazionale.
Se non fosse per la data che è riportata sui giornali e sui siti internet che appoggiano la raccolta firme, a leggere i nomi -o meglio i cognomi- degli editori firmatari e il testo del disegno di legge 1425 sembrerebbe che si stia affrontando una questione di un altro tempo, di un altra Italia, di un altro regime.
Roberta Einaudi, editore -assieme a Ginevra Bompiani- di “Nottetempo” e nipote di Giulio Einaudi, argomentando le motivazioni della sua adesione all'appello afferma, riferendosi al ddl: “Dopo i tremendi anni del fascismo non pensavo che sarebbe successo di nuovo. Non credevo che avrei dovuto vivere un simile evento”.
L'iniziativa degli editori induce, però, a pensare -in un clima che di sereno ha poco- che il mondo del libro, spesso in crisi e imbrigliato nei processi di concentrazione e di omologazione culturale, sia in realtà ancora vivo e capace di apportare un contributo importante al dibattito della sfera pubblica italiana.
La speranza è la medesima che Zygmunt Bauman ha rivolto, in una missiva aperta, a Giuseppe Laterza: “Auspico che la vostra squillante lettera faccia suonare un segnale d'allarme e svegli l'assopita nazione prima che sia troppo tardi. Ripongo ogni mia speranza nell'amore degli italiani per i libri e per coloro che li pubblicano. Con tutto il mio affetto, Z”.

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