Tv di Saddam, meglio bombardare che oscurare

28 aprile 2003
Federico Rampini
Fonte: "Affari e Finanza" di Repubblica - 28 Aprile 2003
Ad un panel di esperti tecnologici della California University-Long Beach è stata posta una domanda su un episodio della guerra: il bombardamento della sede della tv irachena. Vista l´immensa superiorità tecnologica degli americani e la loro padronanza dello spazio satellitare - è stato chiesto al panel - perché lo stato maggiore Usa per mettere il silenziatore alla propaganda ufficiale di Saddam non ha pensato semplicemente di "spegnere" il suo segnale satellitare? In effetti la tv irachena usava un normale satellite commerciale, di cui aveva affittato uno spazio per trasmettere i suoi programmi. Oscurarne il segnale alla fonte era a priori una soluzione ben più astuta, pulita e chirurgicamente precisa, rispetto al bombardamento del palazzo televisivo nel centro di Baghdad con gli immensi rischi di errori, "vittime collaterali", cioè stragi di civili innocenti.
La risposta del panel di esperti della California University-Long Beach è stata tutt´altro che banale. I generali americani ci avevano pensato eccome. Avevano sì preso in considerazione tutte le opzioni tecniche per togliere a Saddam lo strumento televisivo (di cui faceva un uso efficace per disinformare la popolazione, negando fino all´ultimo che le truppe Usa fossero in avanzata e ormai vicine alla capitale). In concreto erano state esaminate le due alternative praticabili. La prima consisteva nel jamming elettronico, la creazione di un´interferenza capace di sporcare irrimediabilmente il segnale inviato dal satellite commerciale rendendo di fatto inguardabili le trasmissioni di Saddam. Questa però aveva una controindicazione tecnico-politica. Il satellite in questione trasmette i segnali in "bundle", cioè per fasci, unendo varie televisioni sue clienti: insieme a quella irachena, dello stesso fascio di segnali fanno parte per prossimità geografica la tv di Stato saudita e quella kuwaitiana. Oscurando le immagini del nemico Saddam, gli americani avrebbero automaticamente oscurato anche le tv di Stato di due paesi alleati. Sarebbe stato un incidente molto sgradevole, tanto più che l´amministrazione Bush ha presentato questa guerra come l´occasione per esportare la democrazia nel mondo arabo. Censurando le tv saudita e kuwaitiana gli americani non avrebbero fatto una bella pubblicità al loro disegno di democratizzazione.
Restava l´altra opzione. Usando i poteri speciali a sua disposizione in stato di guerra, Bush poteva precettare il satellite commerciale americano affittato dall´Iraq e imporgli di cancellare i programmi della tv irachena dal segnale ritrasmesso a terra. Esiste tra l´altro un precedente che ha fatto giurisprudenza internazionale in questo campo: l´Unione europea chiese al satellite europeo Eutelsat di sospendere i programmi della tv di Stato serba quando Milosevic la usava come strumento di propaganda per la "pulizia etnica". (L´Unione europea aveva fondato il suo intervento sul divieto di incitamento al genocidio e ai crimini contro l´umanità). Ma Washington si è rifiutata di seguire questa strada. La spiegazione la dice lunga sui valori dell´amministrazione Bush. I consiglieri della Casa Bianca hanno sottolineato subito la gravità delle ripercussioni sul piano commerciale. Imporre per ragioni politiche a un satellite privato americano di oscurare un cliente straniero ha due conseguenze pressoché inevitabili: 1) quel cliente andrà a servirsi dalla concorrenza; per le trasmissioni tv ci sono infatti sul mercato molti satelliti alternativi, europei e di varie altre nazionalità, compreso un egiziano; 2) l´affidabilità delle imprese private americane sui mercati mondiali ne riceverà un duro colpo, se passa l´idea che esse possono stracciare i contratti su pressione del loro governo. Di fronte al rischio di ledere l´onorabilità commerciale e il business delle imprese Usa, l´amministrazione Bush non ha avuto esitazioni: meglio bombardare direttamente il palazzo della tv a Baghdad.

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