Ampia partecipazione degli studenti ai cortei per dire no al riarmo

Più scuola e meno armi

Gli studenti hanno evidenziato le condizioni strutturali degli edifici scolastici, la riduzione dei fondi destinati al diritto allo studio e il costante aumento degli investimenti pubblici nel settore della difesa e della produzione di armamenti.
17 ottobre 2026
Redazione PeaceLink

No al riarmo, fondi alla scuola

Il 17 ottobre migliaia di studenti sono scesi nelle piazze italiane per uno sciopero nazionale coordinato dalle sigle dell'Uds e della Rete degli Studenti Medi. Il corteo di Roma ha attraversato il centro cittadino da Piramide fino al Ministero dell'Istruzione e del Merito, mentre a Milano gli studenti si sono concentrati in largo Cairoli per poi marciare verso il centro. Mobilitazioni analoghe, con presidi e assemblee, si sono svolte a Torino, Verona, Bologna, Firenze e Napoli.

I documenti programmatici stilati dalle assemblee territoriali hanno posto al centro della protesta tre capitoli precisi: le condizioni strutturali degli edifici scolastici, la riduzione dei fondi destinati al diritto allo studio e il costante aumento degli investimenti pubblici nel settore della difesa e della produzione di armamenti. Nei manifesti e negli interventi che si sono succeduti durante le manifestazioni, gli studenti hanno evidenziato la contraddizione tra le carenze materiali degli istituti — dove mancano manutenzioni ordinarie, riscaldamenti e servizi fondamentali per la didattica — e lo stanziamento di risorse statali a favore della spesa militare e dei programmi di riarmo europeo.

A Roma, la testa del corteo ha sfilato dietro uno striscione che chiedeva lo stop al finanziamento delle spese belliche e il reinvestimento di quelle risorse nell'istruzione pubblica. A Milano e Torino, i manifestanti hanno sottolineato come i tagli ai trasferimenti per le scuole e l'aumento dei costi per le famiglie convivano con le decisioni politiche di incrementare il budget della difesa. A Verona, Bologna, Firenze e Napoli, la protesta si è articolata attraverso interventi che hanno analizzato l'impatto economico e sociale delle politiche di riarmo sulla vita quotidiana e sulle prospettive dei giovani.

Molte manifestazioni si sono svolte in modo pacifico, senza incidenti con le forze dell'ordine, concludendosi con la presentazione di rivendicazioni puntuali inviate alle istituzioni locali e al governo: il blocco dei finanziamenti al settore bellico e la destinazione prioritaria dei fondi pubblici alla messa in sicurezza degli edifici e al sostegno del diritto allo studio.

Gli episodi di intolleranza, fortemente evidenziati da alcune testate giornalistiche, hanno riguardato solo una piccola minoranza non rappresentativa dell'ampia e civile partecipazione dei giovani.

Lo stato di salute della scuola italiana

La spesa per la scuola e l'istruzione in Italia con il governo Meloni si è mantenuta tra i livelli più bassi d'Europa in rapporto al Prodotto Interno Lordo (PIL).

L'Italia destina circa il 4% del PIL all'istruzione (secondo i dati Eurostat più recenti), restando al di sotto della media dell'Unione Europea che si attesta intorno al 4,7%. La percentuale della spesa pubblica totale dedicata all'istruzione è pari al 7,3%, la più bassa tra i 27 Paesi membri dell'UE (la media europea è del 9,6%).

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