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Il presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido è per il rigassificatore. Il presidente della Provincia di Brindisi Michele Errico è contro. Entrambi guidano giunte di centrosinistra.

Il rigassificatore della discordia: manifestazione a Brindisi, polemica fra le associazioni a Taranto

Il Wwf e PeaceLink criticano l'apertura di Legambiente sul rigassificatore di Taranto. Fronte compatto invece a Brindisi dove il 29 aprile i cittadini scendono in piazza
Daniele Marescotti28 aprile 2006
Fonte: © Copyright Redattore Sociale

BRINDISI - Comune e Provincia di Brindisi scendono in piazza per opporre il loro “no” al rigassificatore. Brindisi ha invitato a manifestare anche i municipi e le sedi delle amministrazioni provinciali di Lecce e Taranto.
Striscione antirigassificatore a Brindisi
A condurre la testa del corteo contro il rigassificatore ci sarà il governatore della Regione Puglia Nichi Vendola.

Per motivare ulteriormente la posizione di Brindisi il presidente della Provincia, Michele Errico, ha regalato al prefetto, Mario Tafaro, un dvd sui rischi dell’impianto di rigassificazione. Il dvd si intitola “Un’altra Brindisi è possibile” e contiene un’intervista a tre scienziati del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) di Pisa.

Il presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido è invece a favore del rigassificatore, a differenza del presidente della Provincia di Brindisi Michele Errico. Entrambi guidano giunte di centrosinistra.

Il sindaco del Comune di Brindisi Domenico Mennitti (centrodestra) è contrario al rigassificatore. Il Comune di Taranto è commissariato ed era guidato da una giunta di centrodestra favorevole alla presenza dell’impianto sul territorio.

Ma le differenze fra le due città pugliesi a proposito del rigassificatore coinvolgono anche le associazioni ambientaliste. Se a Brindisi esse si oppongono senza eccezioni alla costruzione di tale impianto, a Taranto ci sono opinioni discordanti. Nella città jonica infatti Wwf, PeaceLink e Greenpeace si sono schierate contro il rigassificatore mentre Legambiente ha espresso una cauta apertura. A livello nazionale Legambiente ha sostenuto che Taranto sarebbe un sito da preferire a Brindisi. In data 23 febbraio 2006 l’ufficio stampa nazionale di Legambiente, criticando il “fronte del no”, rilasciava infatti la seguente dichiarazione: “Un impianto va realizzato in Puglia, ma non nel mezzo del porto di Brindisi. Molto meglio a Taranto o vicino alla centrale a carbone di Cerano (che così potrebbe essere riconvertita a gas)”. Ma a guidare il “fronte del no” a Taranto è proprio il coordinatore provinciale di Legambiente Leo Corvace che ha fondato il Comitato contro il rigassificatore e che per questa sua scelta è entrato in contrasto con la linea nazionale dell’associazione.

La posizione possibilista di Legambiente nazionale sul rigassificatore di Taranto è stata oggetto di vivaci critiche poiché la città ospita più impianti a “rischio di incidente rilevante” rispetto a Brindisi. Nel Documento Strategico Preliminare della Regione Puglia 2007-2013 redatto dall’Assessorato al Bilancio e Programmazione della Regione Puglia vengono censiti 7 impianti ad alto rischio a Brindisi e 10 a Taranto. “Troppi per aggiungerne un altro di tale portata”, dichiara il Wwf di Taranto, critico verso Legambiente. “La comunità tarantina – prosegue il Wwf – paga già il suo tributo alla nazione per la sua posizione strategica (vedi base militare e produzione dell'acciaio) e non riteniamo debba accollarsi ulteriori impianti rischiosi e non compatibili con uno sviluppo sostenibile”.

L’apertura di Legambiente al rigassificatore di Taranto ha suscitato nella città jonica una vivace polemica sulla stampa. Il direttore del quotidiano “TarantOggi”, Enzo Ferrari, in un editoriale titolato “Il colpo basso di Legambiente” ha osservato: “Meraviglia delle meraviglie, poi, "l'estrema pericolosità" del rigassificatore a Brindisi, scompare del tutto dai ragionamenti di Legambiente per il rigassificatore a Taranto. Come se qui l'impianto dovesse nascere in un eden incontaminato e non, come è nei programmi, a pochi metri dai mastodontici serbatoi della raffineria. In una città peraltro già dichiarata ad "alto rischio di incidente rilevante" e per giunta ancora priva di un piano di sicurezza in caso di emergenza”.

Di fronte a questa campagna di stampa ostile il Circolo di Legambiente di Taranto ha dovuto diffondere un comunicato in cui chiarisce: “Legambiente non dice sì al rigassificatore, come nei giorni scorsi è apparso in alcuni media locali, specialmente in alcune titolazioni. Il Circolo Legambiente di Taranto, partecipe dell'approccio di ambientalismo scientifico che caratterizza l'associazione, si rifiuta di partecipare al dibattito sulla localizzazione con posizioni aprioristicamente contrarie o favorevoli e ha scelto, da tempo, il metodo di entrare nel merito delle questioni, affrontando i problemi che un impianto di tale genere potrebbe creare nella nostra città”.

Critiche a Legambiente sono giunte a Taranto anche da PeaceLink che in un comunicato afferma: “In caso di controversia scientifica, dovrebbe prevalere il "principio di precauzione" per cui il rischio di un impianto potenzialmente pericoloso va considerato inaccettabile fino a quando non sia dimostrato il contrario. Pertanto sarebbe saggio che Legambiente si attenesse a questo principio di precauzione che non è pura filosofia ma che è stato adottato come criterio metodologico nella Conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo di Rio de Janeiro nel 1992”.

Note: Per gentile concessione dell'agenzia stampa Redattore Sociale http://www.redattoresociale.it

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