Diossine a Taranto, Vico: «Facciamo chiarezza»
Le diossine restano la grande incognita per Taranto, le indagini condotte nel giugno scorso dall’Arpa direttamente sul camino dell’Ilva non hanno chiarito in quale misura la loro emissione dai fumi dell’acciaieria possa compromettere l’ambiente in cui viviamo. La normativa nazionale e quella europea, infatti, fissano parametri differenti ingenerando non poche difficoltà nella stima reale del problema. Per la risoluzione di questa anomalia il parlamentare ionico Ludovico Vico, ha presentato un’interrogazione che acceleri l’intervento del Governo nell’adeguamento della normativa italiana alle leggi europee in materia di emissioni. L’interrogazione parlamentare è stata presentata stamani in conferenza stampa. «Nell’ambito degli impegni sottoscritti con l’Atto di Intesa tra Regione Puglia, enti locali, parti sociali e Ilva - scrive Vico nell’interrogazione – è stata effettuata una campagna di rilevazione delle diossine emesse dall’impianto di agglomerazione dello stabilimento siderurgico di Taranto, a conclusione della quale sono state determinate, per la prima volta, le concentrazioni di diossine presenti nei fumi dell’impianto. Rilevazione effettuata seguendo la più evoluta norma tecnica UNI EN 1948-2006, la quale prende in esame la concentrazione del totale dei 17 congeneri pericolosi di diossine e non quella relativa all’insieme di tutti i 210 congeneri di diossine pericolose e non. Il risultato di questa analisi resta però “isolato” a causa dell’impossibilità di raffrontare il dato con i parametri previsti da dalla legge nazionale. Tale questione è stata, peraltro, prospettata dal Presidente della Regione Puglia al Ministro dell’Ambiente. La disomogeneità dei valori imposti a livello nazionale, europeo e tra gli stati membri dell’Unione contribuisce dunque a rendere il quadro d’assieme ancora più complesso». Contrasti e incongruenze che Vico invita il Governo a sanare, chiedendo quali provvedimenti o iniziative di propria competenza intende adottare, in ambito nazionale sia presso le competenti sedi dell’Unione Europea, per correggere le carenze normative.
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