De Marzo: "Marciare non basta più".
“Se legge la richiesta di autorizzazione integrata ambientale dell’Ilva scoprirà molte cose. La prima, assai significativa, riguarda l’atteggiamento del governo. Io credo stia per arrivare, a metà dicembre,un ok da parte del Ministero dell’ambiente. Insomma l’autorizzazione dovrebbe esserci e sarà “benigna” nei confronti del Gruppo Riva. Sa perché? Provi a leggere il parere rilasciato dalla Commissione cosiddetta Ippc, un po’ la premessa per arrivare all’Aia. Vedrà che tutti i problemi di fondo legati all’inquinamento del sinergico rimangono irrisolti”. Biagio de Marzo è uno dei portavoce di Peacelink.Figura come tecnico di spicco, ha lavorato nello stabilimento siderurgico, è quello che potrebbe definirsi un profondo conoscitore della “macchina” dello stabilimento. A lui gli ambientalisti hanno affidato la lettera delle oltre mille pagine di cui si compone la richiesta di autorizzazione integrata ambientale presentata dall’ Ilva al ministero. Ingegnere è preoccupato? “Sì. La richiesta non è sufficiente a rispondere alla domanda di riduzione dell’inquinamento che viene dagli ambientalisti e dai Sindaci dei Comuni di Taranto e Statte. Sulla diossina Ilva si ferma all’impianto Urea, esclude che prima del 2014 si possa arrivare al drastico abbattimento dell’inquinante secondo il dettato della legge regionale e addirittura non individua altre tecniche per eliminare il problema. Poi c’è il problema degli scarichi a mare. Vanno regolamentati per impedire lo sversamento di migliaia di chili di sostanze velenose ogni anno. Non si può andare avanti con il concetto della dissoluzione dei veleni, trincerandosi dietro una sentenza della Cassazione. Poi? “Non si parla di benzopirene, non si chiarisce un nodo centrale, strategico: nell’autorizzazione integrata ambientale va regolamentata la quantità assoluta di veleni immessi nell’atmosfera non le percentuali. Infine, ma non meno importante, la questione dell’acciaieria 1. Non ci sono investimenti per ridurre le emissioni di polvere. L’ultimo intervento risale al 1986, all’ Italsider pubblica. Fu rifatto l’impianto. L’azienda lo cita, ma non mi pare si possa parlare di lavori recentissimi. Invece sarebbe urgente un adeguamento”. La situazione sembra bloccata. “Se l’Ilva è sorda alle richieste degli ambientalisti e dei Sindaci, che proponevano interventi drastici e risolutivi su quelle emergenze, rimangono poche chance”. Continuare a marciare? “ Non basta più. Bisogna rivolgersi alla magistratura. Prima però dico ai Sindaci di Taranto e Statte: le ordinanze si possono fare in ogni momento, ma se sarà concessa all’Ilva un’autorizzazione integrata ambientale non adeguata alle richieste da loro stessi avanzate dovranno agire. E anche molto in fretta”.
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