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Chiusura area a caldo dell'Ilva di Taranto "Prove schiaccianti e inequivocabili"

Chi ha generato questo disastro ambientale e umano deve pagare. Da ora in poi a Taranto si lavorera' per vivere, non più per morire!
1 agosto 2012
Fabio Matacchiera,Alessandro Marescotti (Fondo Antidiossina Taranto Onlus, Presidente Peacelink)

E' arrivato il momento di riscrivere la storia di Taranto; i giudici adesso hanno nelle loro mani il futuro della città e noi siamo ben consapevoli della difficolta' delle loro scelte. Una veduta aerea dell'acciaieria

 

Sappiamo che migliaia di lavoratori scenderanno in piazza con timori fondati e condivisibili.


Accanto a loro vi sono, pero', famiglie segnate da disperazione e malattie, da lunghe storie di sofferenza che non possono più essere nè ignorate, nè taciute. Senza dimenticare i tanti allevatori e mitilicoltori duramente colpiti dalle gravi conseguenze dell'inquinamento del nostro martoriato territorio.


Ribadiamo, pertanto, il nostro sostegno alla magistratura che ha ordinato il sequestro dell'area a caldo dell'Ilva di Taranto, perche' incompatibile con la città e con la salute dei suoi abitanti.


Tale decisione non è stata presa sulla base  di "indizi" ma di "prove" (come ha sottolineato il Procuratore della Repubblica) che sono emerse durante l'incidente probatorio, in contraddittorio con gli esperti dell'azienda. 


Prove  schiaccianti e inequivocabili, contenute nelle due perizie commissionate ad esperti di indiscutibile professionalita'.


Non e' più possibile tornare indietro e barattare la salute con il lavoro.


I magistrati del Tribunale del Riesame dovrammo adesso scegliere fra la vita e la morte.


L' inquinamento a Taranto uccide almeno due persone al mese e, con esse, il futuro di una  citta' intera.


Il Tribunale del Riesame si trovera' di fronte a una situazione immutata. Gli impianti che generano fumi sono gli stessi, le distanze dalla citta' sono le stesse, le problematiche ambientali e sanitarie non sono affatto mutate. Il pericolo rimane intatto.


Sara' obbligo del governo assistere le famiglie dei lavoratori e garantire un piano straordinario di interventi, impiegando le maestranze Ilva in una urgente e improcrastinabile azione di risanamento ambientale, previsto per legge.


Chi ha generato questo disastro ambientale e umano deve pagare. Da ora in poi a Taranto si lavorera' per vivere, non più per morire!



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