Berlino diventa il baricentro del riarmo europeo e il progetto ELSA fa il resto

Il ritorno degli euromissili: la Germania compra, gli USA vendono, l'Europa si riarma

L'accordo USA-Germania del vertice NATO di Washington del 2024 prevedeva lo schieramento di missili americani a media gittata in Germania a partire dal 2026. Un anno dopo, ad Ankara, quell'intesa è stata stravolta: la Germania non ospiterà più missili USA in "prestito", ma li acquisterà in proprio.
10 luglio 2026
Redazione PeaceLink

Nel 1979 la NATO adottò la "doppia decisione" per installare in Europa i missili balistici Pershing II e i missili da crociera Cruise, in risposta ai missili sovietici SS-20. [1, 2, 3]

La base siciliana di Comiso fu scelta come sito per 112 missili americani Cruise a testata nucleare. [1, 2]

L'iniziativa di Gorbaciov e la mobilitazione di massa del movimento pacifista portò nel 1987 allo storico Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces) tra USA e URSS, che dispose la distruzione e il bando di questa categoria di armi. [1, 2]

Per saperne di più sugli euromissili si può consultare una apposita scheda.

Lo scenario recente

Stiamo purtroppo assistendo al ritorno degli euromissili.

Gli Stati Uniti sono stati i primi a uscire dal trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces). Washington ha avviato formalmente il ritiro unilaterale il 2 febbraio 2019, completandolo ufficialmente il 2 agosto 2019. Il giorno successivo all'annuncio degli Stati Uniti, anche la Russia ha sospeso l'accordo. [1, 2, 3, 4]

Con l'uscita formale di USA e Russia dal Trattato INF, è cominciata la pianificazione per l'installazione di nuove armi a medio raggio (tra cui i missili Tomahawk) per rafforzare la deterrenza. [1, 2, 3]

Il 10 luglio 2024 è stato firmato nel contesto del vertice Nato di Washington l'accordo USA-Germania per il graduale dispiegamento sul suolo tedesco di questi sistemi a partire dal 2026. A questa mossa Mosca ha risposto minacciando contromisure militari e lo sviluppo di nuovi vettori. [1, 2, 3

L'opposizione pacifista ai nuovi euromissili

L'accordo Usa-Germania per il dispiegamento dei nuovi euromissili ha causato l'immediata reazione di molti pacifisti che hanno denunciato il drastico abbassamento dei tempi di allerta radar e l'elevato pericolo di una guerra nucleare per errore. [1

La campagna contro i nuovi euromissili è una mobilitazione pacifista nata il 20 luglio 2024 che ha riscosso una forte partecipazione. Nata per denunciare il ritorno degli euromissili in Europa, messi al bando con tanta fatica alla fine degli anni Ottanta con lo storico accordo INF, la campagna ha focalizzato il rischio altissimo di un'escalation nucleare accidentale. [1, 2, 3]
 
In Italia, si è così diffusa la mobilitazione - lanciata da intellettuali, giuristi e scienziati - per chiedere di fermare gli euromissili, firmando l'appello online sulla Piattaforma PeaceLink.

La mossa a sorpresa di Putin 

Di fronte al piano di dispiegamento Usa-Germania dei nuovi euromissili, la Russia non ha perso tempo e ha tirato fuori la sua ama segreta: il missile ipersonico Oreshnik. Questo missile è apparso per la prima volta in un contesto di combattimento il 21 novembre 2024, quando le forze russe hanno lanciato il missile contro un complesso industriale nella città di Dnipro, in Ucraina.

L'Oreshnik è un missile russo capace di raggiungere velocità ipersoniche superiori a Mach 10. Vola a oltre 12.200 km/h. È progettato per eludere le difese aeree tradizionali e può essere equipaggiato con testate multiple indipendenti, sia convenzionali che nucleari. Può raggiungere Roma o Berlino in pochi minuti (generalmente stimati tra i 10 e i 15 minuti a seconda della localizzazione esatta della rampa di lancio). Tutto questo ha messo in subbuglio la Nato che pensava di aver fatto la prima mossa mettendo sotto scacco Mosca, che invece aveva tenuto in serbo, in buona sostanza, un'arma segreta.

L'eredità di Washington: un piano già superato

Dobbiamo ora chiederci se l'accordo USA-Germania del luglio 2024 è rimasto in piedi e se ha avuto attuazione. Infatti il dispiegamento doveva avvenire nel 2026 e a oggi nessun euromissile americano è stato installato in Germania

Al vertice NATO di Washington Joe Biden e Olaf Scholz avevano siglato un'intesa storica, preoccupante e dannosa per la stabilità europea che infatti aveva portato quattro mesi dopo al colpo di scena di Putin con l'Oreshnik. 

Arriveranno in Germania i missili americani Tomahawk, SM-6 e i futuri ipersonici Dark Eagle? Dovrà essere rilanciata la campagna del 2024 contro gli euromissili e per richiamare in vita il Trattato INF?

La risposta ce la dà l'ANSA in queste ore: i missili americani arriveranno in Germania ma in forma diversa.

Il piano di Biden è infatti rimasto sulla carta, dormiente. L'amministrazione Trump, subentrata nel 2025, ha espresso forti riserve sul dispiegamento diretto di forze americane in Europa, giudicandolo rischioso in termini di escalation e oneroso per gli stock militari statunitensi, sempre più concentrati sul Pacifico. Il piano originale è stato congelato.

La svolta di Ankara: la Germania compra, gli USA vendono

Al vertice NATO di Ankara, il nuovo cancelliere tedesco Friedrich Merz ha annunciato un accordo completamente rivisto. La Germania non ospiterà missili americani, ma acquisterà i Tomahawk dagli Stati Uniti e li schiererà sul proprio territorio.

Il baricentro si è spostato: gli USA non sono più il "locatore" di capacità militare, ma il fornitore di un'arma che la Germania integra nella propria difesa nazionale. Un ruolo più defilato, ma non meno redditizio: per Lockheed Martin, produttrice del Tomahawk, si tratta di un contratto milionario che apre la strada a future commesse europee.

Berlino, dal canto suo, si pone come il fulcro del riarmo europeo. L'acquisto dei Tomahawk serve a colmare un "divario strategico" immediato, ma è solo un ponte in attesa che i sistemi europei – sviluppati nell'ambito del progetto ELSA – diventino operativi tra il 2030 e il 2032. La Germania, che nel 2024 si limitava a ospitare armi altrui, oggi decide cosa comprare, dove schierarlo e quando sostituirlo con tecnologia europea.

ELSA: il vero cuore del riarmo europeo

Il progetto ELSA (European Long-Range Strike Approach), annunciato sempre a Washington nel 2024, era stato accolto con scetticismo per la sua lentezza. Ad Ankara ha compiuto un salto di qualità. Francia, Germania, Italia, Polonia, Regno Unito e Svezia hanno firmato un accordo che trasforma ELSA da quadro di intenti a programma operativo, con otto gruppi di lavoro per sviluppare missili con gittate fino a oltre 2.000 km.

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Il Trattato INF non faceva distinzioni tra testate convenzionali e nucleari. La sua portata era molto più ampia e radicale: vietava categoricamente l'intera classe di missili che rientrava nei parametri stabiliti, a prescindere dal tipo di testata che potessero trasportare.

Per essere più precisi:

  • Il divieto era totale: Il trattato proibiva il possesso, lo sviluppo e il collaudo di tutti i missili balistici e da crociera lanciati da terra con una gittata compresa tra 500 e 5.500 chilometri. Questo divieto si applicava sia ai missili con testata convenzionale che a quelli con testata nucleare.

  • Obiettivo: eliminare un'intera categoria di armi: La sua innovazione più grande fu proprio quella di richiedere la distruzione di un'intera classe di armamenti, e non una semplice limitazione del loro numero come nei trattati precedenti. La logica alla base era eliminare quei missili a raggio intermedio che, per la loro rapidità e precisione, rappresentavano un'arma "destabilizzante" di primo colpo, capace di colpire in profondità il territorio nemico in pochi minuti.

  • Distruzione obbligatoria: Il trattato impose la progressiva eliminazione, in tre anni, di 2.692 missili (1.846 sovietici e 846 statunitensi), insieme ai loro lanciatori e alle strutture di supporto.

In sintesi, un missile ELSA con una gittata di 2.500 km sarebbe stato incompatibile con il Trattato INF a prescindere dal fatto che montasse una testata convenzionale o nucleare, perché l'accordo vietava il missile in sé e non il suo carico bellico.

Tuttavia, come abbiamo accennato, il Trattato INF non è più in vigore dal 2019, quindi questo vincolo non si applica più al progetto ELSA.

La Germania non è solo un acquirente di Tomahawk: è uno dei motori di ELSA, insieme a Italia, Francia e Regno Unito, per lo sviluppo di un missile a lunghissimo raggio (oltre 2.000 km). L'obiettivo è chiaro: sostituire la dipendenza dagli USA con una capacità europea autonoma, anche se il ponte verso l'autonomia passa per l'acquisto di tecnologia americana.

Il ruolo defilato degli USA: venditori, non più garanti

Il cambio di paradigma è epocale. Nel 2024, gli USA si impegnavano a mettere le proprie armi sul territorio tedesco come garanzia di difesa collettiva. Oggi, quel ruolo di garante si è attenuato: gli americani vendono, ma non schierano direttamente. La responsabilità del dispiegamento, della gestione e della futura sostituzione di quei sistemi ricade sulla Germania.

Questa è la traduzione pratica del "trasferimento degli oneri" di difesa che la dichiarazione finale di Ankara ha sancito. Gli USA si concentrano sul Pacifico e sulla deterrenza nucleare strategica, mentre l'Europa è chiamata a costruirsi una difesa convenzionale autonoma, acquistando – almeno in una fase transitoria – i sistemi che non è ancora in grado di produrre.

Italia: spettatrice o protagonista?

L'Italia osserva e partecipa. È dentro ELSA, con Leonardo coinvolta nello sviluppo di questi missili in grado di colpire Mosca. Ma la domanda che resta aperta è se il modello tedesco – acquisto di Tomahawk come soluzione ponte – verrà esteso anche ad altri paesi europei, Italia compresa.

Nel 2024, l'ipotesi che missili a media gittata potessero essere schierati anche in Italia era già circolata. Oggi, con il cambio di paradigma, potrebbe diventare un'opzione: non più dispiegamento USA, ma acquisto nazionale di sistemi americani o europei. Una prospettiva che aprirebbe scenari politici e industriali di grande rilievo. Stop ai nuovi euromissili

La fine del Trattato INF e la nuova corsa agli armamenti

Tutto questo è reso possibile dalla fine del Trattato INF. Missili con gittata tra 500 e 5.500 km, lanciati da terra, erano stati banditi nel 1987.

Oggi, con il ritiro USA e russo del 2019, quella categoria di armi è tornata alla ribalta.

La Russia ha già schierato l'Oreshnik, la Germania compra Tomahawk, l'Europa sviluppa un missile balistico da 2.500 km. La Francia probabilmente pensa già a metterci le testate nucleari.

La nuova corsa agli armamenti non è più bipolare, ma coinvolge anche l'Indo-Pacifico, puntando al confronto militare con la Cina.

La NATO si sta trasformando in uno strumento di proiezione globale, e il riarmo missilistico europeo ne è l'aspetto forse più visibile.


Proviamo a fare un riassunto per chi si è perso in questa storia complicata ma pericolosissima.

Nel vertice NATO del 2024 era stato annunciato un dispiegamento di missili USA in Germania dal 2026. Ora quell'accordo politico-militare è diventato un contratto di vendita. Gli USA si sono nascosti dietro il ruolo del venditore di missili, la Germania ha preso il comando, e l'Europa si sta riarmando con una velocità che non si vedeva dalla fine della Guerra Fredda. La forma è cambiata, ma la sostanza è la stessa: missili a medio raggio tornano in Europa, e questa volta sono (anche) tedeschi.


Questo articolo ricostruisce l'evoluzione dell'accordo USA-Germania dal vertice di Washington 2024 al vertice di Ankara 2026, sulla base delle informazioni emerse in quelle sedi e sulla base delle ultime informazioni appare in queste ore.

Note:

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