Appello al Parlamento europeo, alla Commissione europea e al Consiglio europeo
Per una rinnovata politica europea a favore della transizione democratica in Maghreb e dei diritti dei migranti
8 aprile 2011
L'Europa e' di fronte ad un'occasione unica di sanare le storiche ferite che la dividono dai paesi del Maghreb, sostenendo la transizione democratica in atto. Ma assente come entita' politica, in questi giorni cruciali l'Unione europea si mostra agli occhi del mondo divisa tra la diplomazia delle bombe di Sarkozy, la paranoia xenofoba del governo italiano e l'indifferenza tedesca.
Lampedusa rappresenta, prima ancora di una tragedia, l'incapacita' delle classi politiche nazionali di intercettare la volonta' di cambiamento dei paesi del Maghreb e di mettere in piedi una ridefinizione dei rapporti nord-sud che vada oltre la fallimentare e cinica logica dell'emergenza continua, sbandierata per meri fini elettorali.
Le politiche nazionali nei confronti del fenomeno migratorio si sono rivelate finora inadeguate dal punto di vista della sua gestione (ingressi, accoglienza, inserimento, ecc.), da quello della tutela dei diritti individuali, civili e sociali, cosi come inadeguate sono le politiche di cooperazione e l'aiuto allo sviluppo.
Come la recente querelle tra Francia e Italia sulla questione dei migranti tunisini dimostra, la mancanza di una vera politica europea sulla migrazione ha determinato, insieme ad evidenti ingiustizie e a lesioni gravi del diritto internazionale, una situazione confusa, incerta e contraddittoria incapace di garantire la tutela dei diritti umani, civili, politici, sociali ed economici dei migranti e dei richiedenti asilo.
Consapevoli che l'accoglienza di chi fugge dalla poverta' e dalle guerre e' necessaria ma non sufficiente sosteniamo la richiesta che emerge da tutti i movimenti sociali dei paesi africani per il diritto a restare e a partire. Soltanto lo sviluppo democratico, sociale ed economico puo' rendere il Maghreb un'area libera ed indipendente, dove le giovani generazioni possono costruire il loro futuro.
Siamo convinti che solo il rilancio del progetto di unita' politica europea possa finalmente esprimere una politica estera e di sicurezza al servizio della pace, della democrazia, della giustizia e della solidarieta' a livello internazionale; dichiariamo prioritaria la definizione di una nuova strategia europea di vicinato per i paesi del Maghreb e di co-sviluppo equo e compatibile con i delicati equilibri ambientali per l'intera regione del Mediterraneo a partire dai seguenti punti:
1. Esercizio di pressioni politiche e diplomatiche dell'Unione europea per garantire il pieno rispetto delle domande e aspirazioni democratiche dei popoli del Maghreb.
2. Varo di una direttiva europea che preveda un permesso di soggiorno per la ricerca di lavoro secondo criteri da stabilire in cooperazione con i Paesi del Maghreb, con il fine di creare un canale semplice, legale e unitario per i cittadini nordafricani interessati a lavorare o studiare all'interno dell'Unione europea, nel rispetto del diritto alla mobilita' e nella piena consapevolezza del contributo dei migranti alla sostenibilita' dei sistemi sociali europei.
3. Obbligo al rispetto assoluto del principio del non respingimento e sviluppo di standard minimi vincolanti per tutti i paesi europei sul trattamento dei richiedenti asilo e dei migranti irregolari, atti a garantire il pieno rispetto della dignita' di ogni essere umano.
4. Ratifica europea della Convenzione dell'Onu sui diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, approvata dall'Assemblea delle Nazioni unite il 18/12/1990 ed entrata in vigore nel 2003 ma non ancora ratificata da alcun paese dell'Ue.
5. Sostituzione del regolamento di Dublino con una vera politica europea di accoglienza dei richiedenti asilo, come auspicato dalle istituzioni europee nel Programma di Stoccolma.
6. Superamento del legame tra cittadinanza e nazionalita' - che esclude milioni di immigrati dai diritti politici, sociali e civili - al fine di fondare la cittadinanza europea sulla residenza.
7. Rilancio di una politica europea di aiuto allo sviluppo che razionalizzi l'impiego delle risorse nazionali mettendo in piedi un piano per il nord Africa finalizzato allo sviluppo agricolo, alla gestione comune di acqua ed energie alternative e all'integrazione economica e politica dell'area, dando un impulso unitario a progetti a rilancio dell'economia dei paesi del Maghreb e a sostegno della transizione democratica in atto.
8. Creazione di uno strumento diretto di finanziamento per giovani maghrebini per incentivare l'avvio di nuove iniziative economiche o cooperative sul territorio.
9. Infine, la convocazione di una Convenzione Euromediterranea, aperta alla societa' civile, con il mandato di stendere una bozza di accordo che avvii un processo di allargamento dell'area di libera circolazione ai Paesi del mediterraneo con il consenso di tutte le parti.
Lampedusa rappresenta, prima ancora di una tragedia, l'incapacita' delle classi politiche nazionali di intercettare la volonta' di cambiamento dei paesi del Maghreb e di mettere in piedi una ridefinizione dei rapporti nord-sud che vada oltre la fallimentare e cinica logica dell'emergenza continua, sbandierata per meri fini elettorali.
Le politiche nazionali nei confronti del fenomeno migratorio si sono rivelate finora inadeguate dal punto di vista della sua gestione (ingressi, accoglienza, inserimento, ecc.), da quello della tutela dei diritti individuali, civili e sociali, cosi come inadeguate sono le politiche di cooperazione e l'aiuto allo sviluppo.
Come la recente querelle tra Francia e Italia sulla questione dei migranti tunisini dimostra, la mancanza di una vera politica europea sulla migrazione ha determinato, insieme ad evidenti ingiustizie e a lesioni gravi del diritto internazionale, una situazione confusa, incerta e contraddittoria incapace di garantire la tutela dei diritti umani, civili, politici, sociali ed economici dei migranti e dei richiedenti asilo.
Consapevoli che l'accoglienza di chi fugge dalla poverta' e dalle guerre e' necessaria ma non sufficiente sosteniamo la richiesta che emerge da tutti i movimenti sociali dei paesi africani per il diritto a restare e a partire. Soltanto lo sviluppo democratico, sociale ed economico puo' rendere il Maghreb un'area libera ed indipendente, dove le giovani generazioni possono costruire il loro futuro.
Siamo convinti che solo il rilancio del progetto di unita' politica europea possa finalmente esprimere una politica estera e di sicurezza al servizio della pace, della democrazia, della giustizia e della solidarieta' a livello internazionale; dichiariamo prioritaria la definizione di una nuova strategia europea di vicinato per i paesi del Maghreb e di co-sviluppo equo e compatibile con i delicati equilibri ambientali per l'intera regione del Mediterraneo a partire dai seguenti punti:
1. Esercizio di pressioni politiche e diplomatiche dell'Unione europea per garantire il pieno rispetto delle domande e aspirazioni democratiche dei popoli del Maghreb.
2. Varo di una direttiva europea che preveda un permesso di soggiorno per la ricerca di lavoro secondo criteri da stabilire in cooperazione con i Paesi del Maghreb, con il fine di creare un canale semplice, legale e unitario per i cittadini nordafricani interessati a lavorare o studiare all'interno dell'Unione europea, nel rispetto del diritto alla mobilita' e nella piena consapevolezza del contributo dei migranti alla sostenibilita' dei sistemi sociali europei.
3. Obbligo al rispetto assoluto del principio del non respingimento e sviluppo di standard minimi vincolanti per tutti i paesi europei sul trattamento dei richiedenti asilo e dei migranti irregolari, atti a garantire il pieno rispetto della dignita' di ogni essere umano.
4. Ratifica europea della Convenzione dell'Onu sui diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, approvata dall'Assemblea delle Nazioni unite il 18/12/1990 ed entrata in vigore nel 2003 ma non ancora ratificata da alcun paese dell'Ue.
5. Sostituzione del regolamento di Dublino con una vera politica europea di accoglienza dei richiedenti asilo, come auspicato dalle istituzioni europee nel Programma di Stoccolma.
6. Superamento del legame tra cittadinanza e nazionalita' - che esclude milioni di immigrati dai diritti politici, sociali e civili - al fine di fondare la cittadinanza europea sulla residenza.
7. Rilancio di una politica europea di aiuto allo sviluppo che razionalizzi l'impiego delle risorse nazionali mettendo in piedi un piano per il nord Africa finalizzato allo sviluppo agricolo, alla gestione comune di acqua ed energie alternative e all'integrazione economica e politica dell'area, dando un impulso unitario a progetti a rilancio dell'economia dei paesi del Maghreb e a sostegno della transizione democratica in atto.
8. Creazione di uno strumento diretto di finanziamento per giovani maghrebini per incentivare l'avvio di nuove iniziative economiche o cooperative sul territorio.
9. Infine, la convocazione di una Convenzione Euromediterranea, aperta alla societa' civile, con il mandato di stendere una bozza di accordo che avvii un processo di allargamento dell'area di libera circolazione ai Paesi del mediterraneo con il consenso di tutte le parti.
Note: Primi firmatari European Alternatives (Transnazionale) Movimento Federalista Europeo (Italia) Egyptian Democratic Academy (Egitto) Migrant Rights Network (Gran Bretagna) Flare (Transnazionale) Arci (Italia) Cgil (Italia) Osservatorio Europa (Italia) Tavola della Pace (Italia) Associazione per la Pace (Italia) Consiglio Italiano del Movimento Europeo (Italia) Un ponte per ... (Italia) Per aderire: http://www.euroalter.com/IT/petizioni/appello-maghreb/ oppure scrivere a maghreb@euroalter.com
Copyright © Nicola Vallinoto
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