L’esercito israeliano uccide un neonato
Sam, 7 mesi, ucciso dall’esercito israeliano in Cisgiordania
C’è un’immagine che non si potrà mai cancellare: quella di un neonato di sette mesi, ferito a morte mentre viaggiava in auto tra i genitori. Il suo nome era Sam Fahed Abu Haikal. Ucciso da un proiettile sparato da soldati dell’esercito israeliano (IDF) nei pressi di Tel Rumeida, a sud di Hebron, in Cisgiordania.
Secondo quanto denunciato dal ministero della Salute palestinese e ripreso dal quotidiano israeliano Haaretz, il fuoco è stato aperto contro il veicolo su cui viaggiava la famiglia. Oltre al piccolo Sam, sono rimaste ferite altre tre persone, tra cui i suoi genitori. L’IDF ha inizialmente confermato l’episodio, sostenendo di aver aperto un’indagine interna. Una procedura che, in decenni di occupazione, solo raramente ha portato a conseguenze giuridiche significative per i responsabili.
Ma qui non si tratta di valutazioni tattiche, di errori sul campo o di “sparatorie in zona di conflitto”. Si tratta di un bambino di sette mesi. Un essere umano che non aveva alcuna possibilità di essere percepito come una minaccia, nemmeno secondo le più distorte logiche militari.
Sam è stato trasportato in condizioni critiche in un ospedale locale. I medici hanno potuto solo constatare il decesso. Un’altra vita spezzata, l’ennesima, nel silenzio assordante di una comunità internazionale che troppo spesso riduce questi eventi a “incidenti” o “danni collaterali”.
PeaceLink, che da sempre si batte contro ogni violenza e per la risoluzione nonviolenta dei conflitti, non può tacere di fronte a questa ennesima tragedia. Non esiste “sicurezza” che possa essere costruita sul sangue di un lattante. Non esiste autodifesa che giustifichi il prendere di mira un’auto con una famiglia a bordo, senza nemmeno la verifica minima della situazione.
Chiediamo alla comunità internazionale di smettere di considerare “normali” questi episodi. La morte di Sam non è un incidente: è il frutto di un’occupazione militare che normalizza l’uso della forza letale in contesti civili, dove le vittime sono sempre più spesso donne, anziani e bambini.
Sam Fahed Abu Haikal aveva sette mesi. Avrebbe dovuto avere una vita davanti a sé. Invece, il suo nome si aggiunge a una lista infinita.
PeaceLink esprime vicinanza e cordoglio alla famiglia di Sam e a tutte le vittime civili di questo conflitto armato, e rilancia il proprio impegno per il diritto internazionale e la protezione dei minori.
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