Viene autorizzato il sabotaggio digitale di chiunque sia considerato una minaccia per gli USA

Una firma di Trump può spegnere i diritti digitali e la libera informazione

Con un semplice memorandum esecutivo, l’amministrazione statunitense ha legalizzato la figura dei "cyber-corsari", sdoganando la privatizzazione degli attacchi informatici di Stato e mettendo nel mirino anche gli attivisti digitali sgraditi a Trump. Il silenzio della von der Leyen.
29 agosto 2026
Redazione PeaceLink
Il memorandum di Trump Un’inquietante ombra si allunga sul futuro della rete, della libertà d’espressione e dei movimenti globali per i diritti civili. Una recente e clamorosa inchiesta giornalistica firmata da Stefania Maurizi sulle pagine del Fatto Quotidiano squarcia il velo su una nuova, pericolosa dottrina strategica della Casa Bianca guidata da Donald Trump. Con un semplice memorandum esecutivo, l’amministrazione statunitense ha legalizzato la figura dei "cyber-corsari", sdoganando la privatizzazione degli attacchi informatici di Stato e mettendo nel mirino non solo i cyber-criminali, ma gli attivisti digitali e storici collettivi dell'area del dissenso.

I nuovi pirati informatici di Stato

Fino a ieri, la guerra cibernetica era un monopolio esclusivo delle agenzie governative e militari (come l’NSA o il Cyber Command della Difesa USA). Il nuovo provvedimento di Trump scardina questo paradigma, autorizzando il governo ad arruolare e contrattualizzare aziende informatiche private per condurre operazioni offensive nel cyberspazio.
Gli analisti li hanno già ribattezzati cyber privateers, rispolverando la figura storica dei corsari del XVI secolo: pirati privati dotati di una "lettera di corsa" da parte della Corona per saccheggiare le navi nemiche in totale impunità legale. Nel XXI secolo, il bottino non è l'oro, ma il controllo, il sabotaggio e l'oscuramento dell'infrastruttura digitale di chiunque venga considerato una minaccia per gli interessi di Washington.

Il dissenso equiparato al terrorismo: il caso Autistici/Inventati

Il risvolto più drammatico e politico dell’inchiesta riguarda i bersagli di questa macchina bellica digitale. L'amministrazione statunitense ha esteso la definizione di "minaccia alla sicurezza nazionale" fino a includere storici collettivi di hacktivisti e network digitali indipendenti. Tra le realtà citate nei documenti ufficiali emerge anche Autistici/Inventati (A/I), una piattaforma italiana che da oltre vent'anni fornisce server autogestiti, email protette, blog e strumenti di comunicazione sicura ad associazioni, collettivi antimilitaristi, movimenti ecologisti e testate di informazione dal basso in tutto il mondo.
Autistici/Inventati sono appena finiti nel mirino del governo americano

Washington oscura gli hacktivisti: con una firma di Trump sei fuori dal web


di Stefania Maurizi

Nel mirino il gruppo che non è mai piaciuto alla destra italiana: ha fornito anche servizi contro le retate dell’Ice

Fatto Quotidiano, 29.8.26

Una nuova battaglia di Davide contro Golia si combatte in Internet, dopo la grande battaglia del governo americano contro Julian Assange e WikiLeaks. Stavolta l’epicentro è l’Italia, e Davide è un’organizzazione italiana di volontariato, un piccolissimo collettivo di gente schiva, che crea e distribuisce gratuitamente account email protetti dalla crittografia, blog, mailing list. È pro privacy, antifascista e anticapitalista. Emerso 25 anni fa dall’utopia di Internet come strumento di liberazione e di condivisione di saperi, nell’era di Big Tech, dei social e dei loro algoritmi che tengono incollati gli utenti, mentre succhiano dati personali che rivendono per fare profitti nell’era del capitalismo della sorveglianza, questo collettivo sembra quasi fuori dal tempo.

Si chiamano Autistici/Inventati e sono appena finiti nel mirino del governo americano: l’amministrazione Trump li considera alla stregua del braccio digitale di al Qaeda e, in una mossa senza precedenti, li ha inseriti nella lista delle organizzazioni terroristiche globali, con l’accusa che i loro servizi digitali sono usati, tra gli altri, da attivisti americani di estrema sinistra violenti, da guardiani della Rivoluzione dell’Iran, Hamas e Hezbollah. Il Fatto ha cercato di scavare nelle accuse, ponendo domande al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, parlando con il collettivo Autistici/Inventati, con esperti di crittografia e diritti digitali. Il quadro che ne esce è quello di un caso che rischia di creare un gravissimo precedente contro la libertà di espressione e di Internet e in ultima analisi, contro il dissenso politico. La pensa così Chip Gibbons, direttore dell’organizzazione americana “Defending Rights and Dissent” e osservatore di lungo corso della guerra del governo americano alla libertà di stampa e di Internet.

“La decisione di designare il collettivo Autistici/Inventati come gruppo terroristico, utilizzando lo stesso schema applicato ad al Qaeda, è profondamente preoccupante”, dice Gibbons al Fatto. “Innanzitutto, Trump ha chiarito che intende bollare la sinistra come ‘terrorista’ e sembra evidente che questo gruppo sia stato preso di mira proprio per le sue idee politiche di sinistra. Inoltre, non c’è nulla di illegale nel fornire strumenti tecnologici a gruppi politici. Sanzionarli, come se fossero al Qaeda per averlo fatto, avrà ovviamente un effetto agghiacciante su quelli che creano strumenti digitali per la partecipazione politica”.

Autistici/Inventati non ha informazioni fattuali per stabilire da dove sia partito l’attacco: cosa ha spinto l’amministrazione Trump a inserire un minuscolo gruppo di una nazione alla periferia dell’impero americano nella lista delle entità terroristiche? La destra italiana, da sempre ossessionata dalla “minaccia” degli anarchici e antagonisti, ha avuto un qualche ruolo in questa designazione? Con il nostro giornale, Autistici/Inventati si mostrano scettici, e non sembrano credere in un ruolo del governo Meloni. “C’è un pubblico americano che ha utilizzato i nostri servizi e queste probabilmente sono le briciole che le autorità statunitensi hanno seguito per arrivare a decidere che noi siamo al centro di una cospirazione mondiale”, dice al Fatto un membro del collettivo, facendo riferimento ai tanti movimenti antifascisti americani e ai tanti attivisti contro la brutalità degli agenti dell’Ice, che potrebbero aver usato i servizi digitali di Autistici/Inventati.

Il nostro giornale ha provato a chiedere al ministero degli Interni di Matteo Piantedosi se il governo italiano, e in particolare gli Interni, fossero stati informati prima. Il ministero non ha voluto rispondere. Anche il Dipartimento di Stato non ha risposto alle nostre richieste di chiarimenti.

Di fatto, la designazione come entità terroristica ha portato immediatamente alla chiusura del sito autistici.org: chi l’ha ordinata? Il collettivo ci ha confermato di non aver ricevuto alcuna ingiunzione dalle autorità americane o italiane: il sito è stato semplicemente spento nemmeno 48 ore dopo la designazione. E subito è stato bloccato l’account PayPal. Autistici/Inventati vive di donazioni e ha un conto bancario presso Banca Etica. Mentre scriviamo, Banca Etica sembra intenzionata a chiudere il conto. Né Autistici/Inventati possono contare su Bitcoin e criptomonete per aggirare un blocco bancario: “Noi non abbiamo mai voluto a che fare con le criptomonete, perché ritenevamo che quella fosse una speculazione finanziaria”, spiegano al Fatto, ribadendo i loro valori anticapitalisti, “Noi non abbiamo mai accettato donazioni in Bitcoin e, probabilmente, saremmo anche diventati ricchi, ma di nuovo: la nostra idea non è quella di diventare ricchi”, dichiarano. “Noi vogliamo continuità dei servizi liberi e gratuiti, non mercificati, che offrano alla gente la possibilità sia di esprimersi privatamente che pubblicamente nel web o scegliendo la via dell’email. Noi delle email non possiamo leggere nulla, è tutto criptato, perché è giusto così”.

Spegnere Autistici/Inventati rischia di far sparire servizi sicuri, liberi e gratuiti su cui si appoggiava una ricchissima diversità di realtà: email, blog di centinaia di attivisti, radio libere, enti con finalità sociale, spiega al Fatto Francesca Bria, professoressa alla University College London ed esperta di sovranità digitale, che vede nell’offensiva contro il collettivo una mossa che va molto oltre una minuscola organizzazione di volontariato italiana: “Designare un collettivo attivo da oltre vent’anni nel movimento dei diritti civili e digitali europeo, che ha sempre agito alla luce del sole, come organizzazione terroristica è parte della guerra tecnologica che gli Usa conducono contro chiunque rivendichi autonomia su reti e infrastrutture digitali”, dice Bria al nostro giornale. “L’attacco va respinto: Autistici/Inventati, una realtà piccola fatta di poche persone, merita tutto il sostegno possibile. Il caso va portato al Parlamento europeo, non riguarda solo loro, ma la libertà di chi in Europa lavora per un’infrastruttura digitale indipendente, sicura e resiliente: il cuore del progetto di sovranità digitale europea. Le infrastrutture digitali sono il sistema nervoso della nostra società e della nostra economia, spegnerle per decreto è la logica di uno Stato autoritario, non di uno Stato di diritto”.

Ma nel far partire il suo attacco da un minuscolo collettivo italiano, l’amministrazione Trump ha probabilmente fatto un calcolo: attaccare un anello debole in modo da creare un precedente che valga anche contro organizzazioni più forti. “Sembra un caso troppo di nicchia perfino per la maggior parte della stampa specializzata in tecnologia” dice al Fatto Harlo Holmes, direttrice della sicurezza digitale per la Freedom of the Press Foundation, concludendo: “Ciò significa che non ci saranno reazioni negative, e questo significa che potremmo già trovarci su un terreno scivoloso”.

Equiparando, di fatto, queste reti di mutuo soccorso digitale al braccio informatico di organizzazioni terroristiche internazionali, scatta un meccanismo di censura globale automatico. Con una sola firma presidenziale, queste realtà vengono inserite nelle liste nere. Da quel momento, qualunque multinazionale del web (provider di hosting, domini o server DNS) è obbligata a spegnere e oscurare i loro nodi. Chi resiste, o chi semplicemente offre ospitalità a queste voci, viene travolto dai cyberattacchi preventivi dei "corsari privati".

Il silezio dell'Unione Europea

Al momento, non ci sono reazioni ufficiali o dichiarazioni pubbliche da parte di Ursula von der Leyen o della Commissione Europea specificamente dedicate al memorandum di Trump sulla privatizzazione della cyber-guerra. [1, 2]
Note: L'inchiesta di Stefania Maurizi è recentissima, pubblicata il 29 agosto 2026.
Link https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/08/29/washington-oscura-gli-hacktivisti-con-una-firma-di-trump-sei-fuori-dal-web/8491356/

L'inchiesta italiana della Maurizi si aggancia a una notizia internazionale esplosa circa due settimane fa, quando Donald Trump ha firmato il memorandum esecutivo.

Il Guardian ha coperto ampiamente la notizia con un articolo del 13 agosto 2026 dal titolo «Donald Trump empowers US private companies to conduct cyber-attacks» (Donald Trump autorizza le aziende private statunitensi a condurre attacchi informatici).
Cosa dice il Guardian: conferma che il memorandum punta a sfruttare "le capacità e l'innovazione del settore privato" per condurre operazioni cyber offensive sotto la direzione del governo. Link https://www.theguardian.com/us-news/2026/aug/13/donald-trump-private-companies-cyber-attack

Vedere anche

https://edition.cnn.com/2026/08/13/politics/cyber-privateers-trump-order-overseas-groups-hacking
https://www.nytimes.com/2026/08/13/us/politics/trump-private-companies-hacking-cybercriminals.html

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