La fondazione della sezione italiana della WILPF

Il pacifismo delle donne italiane durante la prima guerra mondiale

Durante la Prima guerra mondiale in Italia emerse una rete pacifista a guida femminile, capace di attraversare classi sociali e appartenenze di partito. Donne che mantennero viva la propaganda antiguerra, l'assistenza legale e i collegamenti internazionali.
24 settembre 2026
Redazione PeaceLink

Abstact : durante la Prima guerra mondiale, mentre il movimento socialista si divideva sulla parola difesa della patria, in Italia emerse una rete pacifista a guida femminile, capace di attraversare classi sociali e appartenenze di partito. Partendo dal Congresso internazionale delle donne all'Aia, queste donne fondarono la sezione italiana della Lega Internazionale Femminile per la Pace e la Libertà (WILPF) e, tra le maglie della censura bellica prima e della repressione fascista poi, mantennero viva la propaganda antiguerra, l'assistenza legale e i collegamenti internazionali. Questo articolo tratteggia alcune protagoniste di quella rete: da Rosa Genoni, pioniera del Made in Italy, ad Anita Dobelli, definita la Jane Addams d'Italia, fino a Ida Vassalini, che tradusse il poema spirituale e filosofico indiano Bhagavadgita in italiano.


I. Il contesto storico: quando le donne scelsero di opporsi alla guerra

Nell'aprile del 1915, mentre il sanguinoso conflitto europeo si estendeva e l'Italia era ancora incerta se entrare in guerra, 1136 donne provenienti da 12 paesi si riunirono all'Aia per il Congresso internazionale delle donne. Da quell'incontro nacque l'organizzazione che sarebbe poi diventata la WILPF, una rete pacifista transnazionale che poneva la pace come obiettivo e l'identità femminile come fondamento dell'azione.

L'Italia inviò una sola rappresentante: Rosa Genoni. La sua scelta, nell'Italia di allora, non fu affatto priva di rischi. Già all'inizio del 1915 diversi gruppi femminili italiani avevano presentato petizioni al governo per chiedere di non entrare in guerra. Con l'ascesa dei toni interventisti, le pacifiste furono presto etichettate come sovversive e accusate di favorire il nemico.

Fu proprio in questo clima ostile che, dopo il congresso dell'Aia, nacque la sezione italiana della WILPF. Le sue aderenti costituirono un gruppo singolare: provenivano da ceti sociali e tradizioni politiche diverse, ma erano unite dal comune rifiuto della guerra.


II. Rosa Genoni: dalla sartoria al pacifismo militante

Rosa Genoni

Rosa Genoni (1867-1954) nacque in Valtellina da una famiglia poverissima e, a dieci anni, iniziò a lavorare come garzone nella sartoria della zia a Milano. Divenne poi una figura di primo piano nella storia della moda italiana: all'Esposizione di Milano del 1906 ottenne il premio con una moda di pura arte italiana, ispirata a Giotto, Botticelli e Pisanello, nel tentativo di rompere il monopolio francese sul costume italiano.

Ma la Genoni non separò mai la moda dalla politica. Insegnando alla Società Umanitaria di Milano, si batté insieme ad Anna Kuliscioff per la riduzione dell'orario di lavoro e per il congedo di maternità. Credeva che il design del costume dovesse servire alla donna nuova: indipendente, libera, dignitosa.

Mentre la Kuliscioff nel 1915 aderì alla linea dell'interventismo democratico per timore del militarismo tedesco, la Genoni sposò una linea intransigentemente pacifista.

La tormentata posizione di Anna Kuliscioff sulla prima guerra mondiale

Anna Kuliscioff (1857-1925) visse gli anni della prima guerra mondiale con un profondo tormento politico che la distinse nettamente dall'ortodossia del Partito Socialista Italiano. Pur provenendo da una solida tradizione pacifista e internazionalista, che considerava la guerra un prodotto dell'imperialismo borghese a danno del proletariato, di fronte al conflitto del 1914 rifiutò il neutralismo espresso dal Partito Socialista con la formula "Né aderire né sabotare". Infatti la Kuliscioff non riusciva a restare emotivamente neutrale: provava una viscerale avversione per i regimi autoritari degli Imperi Centrali e una netta simpatia per le democrazie occidentali come Francia e Gran Bretagna, convinta che una loro sconfitta avrebbe distrutto le conquiste civili e sindacali in tutta Europa.

Il vero spartiacque del suo pensiero si consumò nel novembre del 1917 con la disfatta di Caporetto e l'invasione del territorio italiano. In quei giorni drammatici Kuliscioff spinse con forza Filippo Turati a rompere gli indugi ideologici e a schierarsi apertamente per la difesa della patria, sostenendo che di fronte al pericolo supremo dell'invasione fosse un dovere morale proteggere la nazione.

Coerente con questa visione geopolitica, criticò duramente la decisione di Lenin di firmare la pace separata di Brest Litovsk nel 1918, leggendovi una resa che favoriva il militarismo tedesco.

Allo scoppio della guerra, Genoni si dedicò al movimento pacifista. Nel 1915 fu l'unica rappresentante italiana al congresso dell'Aia, dove prese la parola. Tornata a Milano, fondò la sezione italiana della WILPF. Il suo pacifismo aveva un'impronta marcatamente maternalista: sottolineava il rifiuto naturale della guerra da parte delle donne in quanto generatrici di vita. Nel suo articolo Alle mamme!, pubblicato su La Difesa delle Lavoratrici (del PSI) il 1 settembre 1915, fu provocatoria. In questo articolo, Genoni lanciò un appello antiguerra alle donne della classe operaia, usando il linguaggio e l'identità della "madre". 

In un altro articolo-manifesto pubblicato nello stesso periodo su La Difesa delle Lavoratrici scriveva: "Madri proletarie! Voi che di questa immane sciagura sarete le vittime più doloranti, perché il piombo che può straziare il corpo del figlio, già strazia prima l'anima vostra e vi trascina in una vita che è peggiore della morte, giurate sul capo delle vostre creature che sarete in prima fila per la difesa della loro vita!"

Il regime fascista la emarginò progressivamente da tutte le iniziative italiane per la moda, e il suo nome rimase a lungo quasi dimenticato.


III. Anita Dobelli Zampetti: il ponte tra l'Italia e il mondo

Anita Dobelli era un'insegnante di inglese a Roma e aveva tradotto l'opera di Edmund Morel che denunciava gli orrori del Congo belga. Era membro del Comitato nazionale per il suffragio femminile, ma nell'ottobre 1916, quando l'organizzazione assunse posizioni interventiste, ne uscì con decisione.

Le suffragette interventiste

All'interno dei comitati pro-suffragio convivevano diverse anime politiche. Con lo scoppio della guerra, una parte rilevante del suffragismo sposò la causa dell'interventismo democratico e irredentista.

Esponenti di spicco, come la filosofa Teresa Labriola, videro nella partecipazione al conflitto un'opportunità strategica: dimostrare il valore civico e il patriottismo delle donne attraverso il supporto al fronte interno per rivendicare, a guerra finita, il diritto di cittadinanza e il suffragio.

Nel Regno Unito, la principale organizzazione radicale, la Women's Social and Political Union (WSPU), guidata da Emmeline Pankhurst e dalla figlia Christabel, compì una drastica inversione di marcia passando da una critica al governo a un sostegno alla guerra. Distribuivano agli uomini che non volevano partire per la guerra una penna bianca, simbolo della codardia.

Non tutte le suffragiste condivisero questa scelta. L'altra figlia di Emmeline, Sylvia Pankhurst, rimase fermamente pacifista e internazionalista, rompendo i legami con la famiglia.

Dobelli svolse, nella sezione italiana della WILPF, il ruolo di cinghia di trasmissione. Grazie alla sua padronanza dell'inglese, fu scelta come segretaria di corrispondenza del comitato nazionale e come presidente della sezione romana. Dal gennaio 1915 all'ottobre 1916 inviò corrispondenze al Jus Suffragii di Londra, testi che in Italia sarebbero stati bloccati dalla censura.

Il suo contributo teorico più importante fu la distinzione tra due tipi di lavoro femminile in tempo di guerra. In un articolo del 1 ottobre 1915, osservava che il lavoro caritativo delle donne nazionaliste, pur aiutando le vittime della guerra, non aveva mai tentato di cambiare le leggi che causavano l'ingiustizia; le vere pacifiste femministe, invece, mentre prestavano assistenza, si impegnavano a modificare quelle leggi che tenevano le donne in una condizione di subordinazione nella vita civile e lavorativa. 

La stampa americana la definì la Jane Addams d'Italia. Nel 1919 avrebbe dovuto partecipare come delegata al congresso della WILPF a Zurigo, ma a tutte le delegate italiane fu rifiutato il passaporto.


IV. Ida Vassalini: cercare la pace nella filosofia

Ida Vassalini (1891-1953), a differenza di Genoni e Dobelli, non era né femminista né socialista: il suo pacifismo era filosofico e spirituale.

Nata a Verona, conseguì la laurea in filologia a Padova e in filosofia a Milano. Divenne insegnante di filosofia in diversi licei milanesi e collaborò con varie riviste letterarie e sociali. Adì alla WILPF nel 1919 e dal 1922 diresse la sezione milanese.

Dedicò dieci anni a tradurre in esametri italiani la Bhagavadgita dal sanscrito, e tradusse anche le Upanishad e il Dhammapada. Mantenne una corrispondenza con l'antifascista Aldo Capitini e sostenne l'idea dell'unità europea.

Vassalini fu l'unica della sua scuola a rifiutarsi di iscriversi al Partito Fascista. Questa scelta la isolò, le limitò le pubblicazioni e la fece apparire troppo rigida ad altri attivisti. Nel 1927 lasciò la WILPF, perché l'organizzazione si era rifiutata di opporsi all'esecuzione di Sacco e Vanzetti e non aveva promosso una legislazione internazionale contro la pena di morte. Ricerche recenti suggeriscono che le ragioni della sua uscita fossero più complesse: l'aggravarsi della repressione fascista rendeva sempre più difficili i contatti tra la sezione italiana e la sede di Ginevra, e Vassalini aveva più volte chiesto alla WILPF un aiuto per trovare un impiego all'estero.


V. Elisa Agnini Lollini: l'assistenza legale come azione di pace

Elisa Agnini Lollini (1858-1922) era sorella di Gregorio Agnini, deputato socialista. Fu cofondatrice dell'Associazione per la Donna (1896) e già nel 1911, presiedendo il congresso di Torino, protestò contro la guerra di Libia.

Il pacifismo della Lollini si espresse in un lavoro di assistenza legale concreto. Durante la guerra creò il Comitato Nazionale di Assistenza Legale alle famiglie dei Richiamati. 

Negli ultimi anni dedicò molte energie al Comitato Internazionale per una Pace permanente e, insieme ad altre donne socialiste, organizzò il gruppo socialista femminile romano.


VI. Le ragioni dell'oblio

La rete pacifista di queste donne fu rapidamente emarginata dopo la Prima guerra mondiale. Il regime fascista le classificò come sovversive; la Genoni e la Dobelli furono private del passaporto e venne impedita la partecipazione ad attività internazionali. In un rapporto del 1919, Dobelli scrisse di essere stata convocata in questura decine di volte. La sezione milanese cessò l'attività dopo il 1919; quella romana perse i contatti con la sede centrale dopo il 1921.

L'oblio del dopoguerra ebbe ragioni più profonde. A livello internazionale, la dirigenza della WILPF era centrata sull'Europa occidentale e sugli Stati Uniti e mostrava scarsa comprensione delle difficoltà specifiche della sezione italiana, che subiva la violenza della repressione fascista. Dopo l'assassinio di Matteotti nel 1924, Vassalini inviò alla sede di Ginevra l'appello pubblico della vedova dell'ucciso, ma non ricevette alcuna risposta, né dal comitato esecutivo né dall'organo ufficiale Pax International. La scuola estiva internazionale che Rosa Genoni avrebbe dovuto organizzare a Varese nel 1922 fu cancellata per le minacce della violenza fascista, e la sede di Ginevra non fece alcun commento ufficiale.

La storia di queste donne ci ricorda che l'opposizione alla Prima guerra mondiale fu caratterizzata della tenacia etica. Mentre "disfattista" diventava un'etichetta per porle sotto accusa, queste donne praticarono, con dedizione e coraggio, un pacifismo che oggi andrebbe raccontato nei libri di scuola.


Fonti

  • Rosa Genoni, voce in Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani); Passato e Presente, RaiPlay (2021)
  • Anita Dobelli Zampetti, Il lavoro della donna in tempo di guerra, a cura di Bruna Bianchi, DEP n. 31 (2016)
  • Elisa Agnini Lollini, Wikipedia (IT)
  • Ida Vassalini, voci biografiche (Wikipedia EN; Società Letteraria di Verona)
  • Maria Grazia Suriano, Guerra, Pace e Suffragio. La sezione italiana della WILPF (1915-1928), Cahiers de la Méditerranée 91 (2015)
  • Bruna Bianchi, "L'ultimo rifugio dello spirito di umanità". La Grande guerra e la nascita di un nuovo pacifismo, in Annali della Fondazione Ugo La Malfa, XXVIII (2013), pp. 81-100
  • Nattermann, di Ida Vassalini, Bollettino della Società Letteraria di Verona (2012)
Note: Il pacifismo di Elisa Lollini Agnini e Anita Dobelli Zampetti
https://www.youtube.com/watch?v=Z11tuGQCSZI

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