Sulla diossina esami a tappeto anche in altre aziende agricole
Sei i campioni di latte ovino prelevati ieri mattina ed inviati per il loro esame all’Istituto Zooprofilattico di Foggia. Ma già venerdì sera, al termine del vertice tenuto a Bari sul caso del latte alla diossina, i primi controlli dopo il campione dall’esito positivo sono subito partiti in altre tre aziende ed i campioni inviati al laboratorio d’analisi del consorzio interuniversitario dell’Inca di Lecce. I primi risultati potrebbero esser disponibili già martedì mattina. Nonostante le assicurazioni da parte delle autorità che non esiste ragione di allarme, le preoccupazioni non mancano.
La presenza di valori di diossina e Pcb superiori alla norma in un campione di latte ovino prelevato dall’Asl di Taranto in un’azienda zootecnica del territorio di Statte, in cui capre e pecore vengono lasciate al libero pascolo, presenza confermata dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo, ha indotto venerdì mattina il presidente della Regione, Nichi Vendola, a convocare d’urgenza un vertice allo scopo di concordare il da farsi.
Da precisare che l’azienda in cui è stato verificato il problema, ed alla quale è stato imposto il blocco sanitario, era autorizzata alla vendita di carni ovine e caprine e non del latte, utilizzato per la nutrizione dei capi di bestiame. Un’altra azienda vicina, in cui l’Asl non ha riscontrato alcun problema, alleva i propri capi di bestiame con mangimi. Mangimi che, routinariamente analizzati dal servizio veterinario dell’Asl - conferma il direttore del Dipartimento di prevenzione, Michele Conversano -, hanno sempre dato esito negativo.
Da qui la decisione di focalizzare al momento il monitoraggio sulle aziende che lasciano pascolare liberamente i propri capi di bestiame. Erano stati proprio quegli animali visti pascolare tranquillamente a ridosso dei camini dell’area industriale a far scattare il mese scorso l’allarme degli ambientalisti, i quali erano partiti con l’esame di un campione di formaggio, non destinato alla commercializzazione ma acquisito direttamente da un pastore. La positività di quel campione e la denuncia degli ambientalisti hanno definitivamente messo tutto in moto.
Intanto, l’area territoriale da tenere sotto controllo sta ampliandosi a sfere concentriche dalle zone a ridosso dell’area industriale alle zone limitrofe (ieri si è arrivati alla zona di Crispiano-Massafra) per orientare poi il da farsi sulla base dei risultati. Per ora, l’indagine continua a riguardare aziende zootecniche con libero pascolo su cui, a questo punto, non si comprende perché non si fosse già prestata la dovuta attenzione viste le caratteristiche ambientali della nostra area.
E da martedì prossimo l’Arpa, la quale dopo il secondo monitoraggio sull'impianto di agglomerazione dell’Ilva aveva annunciato la scorsa settimana valori raddoppiati di diossina (ma sempre nei valori limite fissati dalla norma italiana, ben al di sopra dei limiti europei adottati però dal Friuli), avvierà contestualmente una campagna d’indagine sul terreno e sulla vegetazione circostante l’area industriale.
E’ lì che evidentemente si depositano diossine e Pcb scaricati in aria ed ingeriti dagli animali al pascolo. Sempre nella prossima settimana, il Dipartimento di prevenzione dell’Asl annuncia proprie indagini anche presso la Centrale del Latte. Comunque - è stato spiegato l’altro ieri in Regione dal responsabile del servizio veterinario della Regione -, proprio per monitorare l’eventuale presenza di diossine e Pcb, la stessa Centrale esegue l’autocontrollo del latte bovino che riceve dai produttori della provincia di Taranto e Bari.
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