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Ilva, altre nubi sull’«Aia» Polemica fra custodi designati e presidente della commissione

Se le cose stanno come sembra dalle carte, logico chiedersi a quale Aia stia lavorando il Ministero dell’Ambiente e su quali basi poggerà una autorizzazione formata senza chiedere carte e pareri agli unici autorizzati a darle. Salvo ricordarsene a tempo ormai scaduto
1 ottobre 2012
Mimmo Mazza
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno - 01 ottobre 2012

Ma davvero a metà ottobre l’Ilva di Taranto avrà una nuova Autorizzazione integrata ambientale? La domanda, gonfia di dubbi per il futuro occupazionale degli oltre 15mila lavoratori diretti e indiretti della più grande acciaieria d’Europa, è legittima alla luce del fitto carteggio intercorso nelle ultime ore tra Carla Sepe, presidente della commissione ministeriale deputata al riesame dell’Aia, e i tre ingegneri che da oltre due mesi hanno in custodia, su mandato del gip Patrizia Todisco, i sei impianti del siderurgico sottoposti a sequestro preventivo perché fonte di malattie e morte per operai e cittadini. Con tempismo quantomeno singolare, venerdì scorso - giorno in cui sono ufficialmente terminati i lavori della commissione ministeriale - la prof.ssa Sepe ha inviato una lettera al gestore dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico, l’ing. Barbara Valenzano (nominata custode giudiziario assieme ai colleghi Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento), e al direttore dello stabilimento, per sollecitare l’invio di documentazione riguardante il cronoprogramma degli interventi per la copertura dei parchi minerali e della temporanea, in attesa della realizzazione della copertura, riallocazione dei parchi stessi oltre a schede tecniche riguardanti cokerie, linee di agglomerazione, altoforni e acciaierie. 

La Sepe concludeva la lettera, ponendo come termine ultimo per l’invio della documentazione la giornata di ieri, scrivendo che altrimenti «non potrà essere esaminata». La risposta dei custodi riempie 4 dense pagine ed oltre che alla Sepe, è stata inviata anche a Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto, Comune di Statte, Arpa e Procura. I custodi premettono di non conoscere gli esiti delle riunioni del gruppo di lavoro per il rilascio dell’Aia perché, al pari di tutto quanto trasmesso dall’Ilva, non è mai stato posto a loro conoscenza. «Non si comprende se e a quale titolo il gruppo di lavoro della Commissione Aia - scrivono i tre ingegneri - richieda ed accolga ancora documentazione, agli atti del procedimento, che non riporti la firma del gestore aree a caldo formalmente nominato dalla Procura. La documentazione trasmessa dall’Ilva a firma del dott. Ferrante e dell’ing. Buffo non risulta condivisa con il gestore e a tal proposito si auspica che, avendo informato già ben due volte il coordinatore della commissione, la stessa commissione ne voglia tener conto. 
Non risulta ancora chiaro a chi siano state rivolte, di volta in volta, le richieste documentali e con quale criterio di competenza attribuite, e se la documentazione prodotta, spesso per le vie brevi da Ilva, sia stata acquisita agli atti della commissione e ritenuta formalmente e tecnicamente corretta al punto da ritenerla utile quale base dati per il rilascio della Autorizzazione. L’ultima lettera risulta inviata al direttore dello stabilimento siderurgico Ilva senza citarne il nome, per cui si chiede di conoscere il nominativo della persona cui il coordinatore della commissione si rivolga e, per quanto attiene alle aree a caldo, sulla base di quale deleghe. Si chiede inoltre se il direttore dello stabilimento siderurgico Ilva o lo stesso presidente abbiano trasmesso le disposizioni di servizio e le relazioni dei custodi in cui risultavano indicati con precisione gli interventi necessari al fine di ambientalizzare le aree a caldo dello stabilimento ed i parchi minerali secondo un programma che possa considerarsi tecnicamente credibile e, quindi, finalmente cantierizzabile».  Foto dal titolo "Il cancro della mia città"


I custodi sottolineano, infatti, che il cronoprogramma per la copertura dei parchi minerali non risulta ancora predisposto. E poi affondano il colpo: «il termine temporale del 30 settembre 2012 per la consegna della corposa documentazione richiesta il 28 settembre, a fronte del fatto gli scriventi abbiano dato piena disponibilità a fornire documentazione tecnica già il 17 settembre, previa autorizzazione della Procura e considerato che i responsabili di area, come anche il responsabile Aia aree a caldo, con ogni probabilità, non sono in servizio il sabato, unico giorno utile a formulare una risposta prima della scadenza imposta, indurrebbe a pensare - scrivono alla prof.ssa Sepe - che tali informazioni non siano essenziali ai fini del riesame della Autorizzazione Integrata Ambientale per l’esercizio degli impianti sequestrati o che la commissione intende escludere tali elementi, invece fondamentali». Se le cose stanno come sembra dalle carte, logico chiedersi a quale Aia stia lavorando il Ministero dell’Ambiente e su quali basi poggerà una autorizzazione formata senza chiedere carte e pareri agli unici autorizzati a darle. Salvo ricordarsene a tempo ormai scaduto.

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