L’esperienza di Machsom Watch, un’associazione di donne israeliane che lottano per l’abbattimento del Muro e per la fine delle violenze di una guerra senza tregua.
E' il testo in memoria di Abir Aramin, la piccola di 10 anni uccisa da un soldato israeliano davanti alla scuola di Anata. Il commiato di Bassam, suo padre, é struggente ed una lezione di dignitá e amore per l' umanita intera. Nella speranza che le sue parole tocchino il cuore e la mente dei tanti e tante che decidono delle sorti di intere popolazioni senza vedere e sentire ogni essere umano.
Per uscire dall'attuale situazione di impasse, si fa strada la coraggiosa proposta, da parte di un gruppo di palestinesi e israeliani, di istituire uno Stato unico per Palestina e Israele, senza discriminazioni culturali e religiose.
Si può davvero chiamare "economia" un sistema socio-territoriale dove quasi l'80% delle famiglie vive in povertà, e non ci sono speranze di miglioramento?
Bagnaia chiama Haifa. Un gemellaggio significativo tra palestinesi, israeliani e giovani italiani. L’esperienza di incontro e dialogo proposta da Window for Peace.
Intervista esclusiva a mons. Michel Sabbah. Da una terra infuocata, dal cuore di profonde ferite sanguinanti, un padre esprime tutto il dolore di un popolo e la speranza infinita di una pace vera.
La guerra e la devastazione in alta Galilea nella testimonianza di Geries Koury, teologo arabo-israeliano del Centro Al-LIQA per il dialogo interreligioso di Betlemme.
Storia di fallimenti L'Unifil, costituita nel 1978 dopo l'occupazione israeliana del Libano, non evitò l'invasione dell'82. Affinché la nuova missione riesca, occorre affidarne la guida a un comitato di stati maggiori. E schierare truppe su entrambi i territori
Massacri di civili in Iraq ad opera di milizie sciite, massacri di civili in Afghanistan ad opera della coalizione anti-taleban, attentati suicidi in paesi che non li conoscevano, centinaia di migliaia di palestinesi intrappolati a Gaza, il Libano messo a ferro e fuoco... Missione compiuta, aveva detto Bush tre anni fa. Non sembra. Quella contro la «mullahcrazia» è tutta ancora in corso La nostra guerra It's our war, proclama con fierezza l'ideologo neocon William Kristol.
Negli anni Novanta i lavoratori della cokeria in otto ore respiravano inquinanti cancerogeni equivalenti a 60 mila sigarette. Di notte arrivavano nella città nubi tossiche, fino nelle camere da letto dei bambini. Era una sensazione terribile e spettrale che sta per finire. Finalmente.
Nel 1969 scriveva di opporsi a una guerra che "disprezzava". Nel 2000, da presidente, visitò Hanoi e disse pubblicamente che non intendeva scusarsi. Un memo della sua amministrazione avvertiva che qualsiasi accenno di scuse sarebbe stato visto come "tradimento" da chi aveva prestato servizio.
La propaganda e la disinformazione hanno deformato la verità fattuale della guerra facendo credere che fosse possibile una vittoria dell'Ucraina. All'inizio sono state diffuse bufale sullo stato di salute di Putin per accreditare l'idea che la Russia potesse capitolare da un momento all'altro.
La guerra in Iran ha trascinato Trump e i repubblicani verso la sconfitta: il Midterm 2026 è stato un referendum contro la guerra. E contro il piano trumpiano di aumento delle spese militari del 42%.
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