Come i media hanno costruito l'illusione della vittoria di Zelensky

Ucraina, cronaca di una catastrofe militare

La propaganda e la disinformazione hanno deformato la verità fattuale della guerra facendo credere che fosse possibile una vittoria dell'Ucraina. All'inizio sono state diffuse bufale sullo stato di salute di Putin per accreditare l'idea che la Russia potesse capitolare da un momento all'altro.
4 novembre 2026
Redazione PeaceLink

La guerra in Ucraina sta mostrando drammaticamente il prezzo di una narrazione geopolitica costruita su desideri ideologici, propaganda di guerra e una sistematica sottovalutazione dell’avversario.

Se oggi le città ucraine affrontano pesanti bombardamenti sotto raid missilistici russi e una cronica carenza di sistemi di difesa aerea, le radici di questa crisi logistica e umanitaria affondano negli errori di calcolo strategici commessi tra il 2022 e il 2023 dalle cancellerie occidentali e dai vertici di Kiev. E' stato allora che la NATO ha lanciato il guanto della sfida alla Russia incoraggiando Zelensky ad andare fino in fondo nelle operazioni e dando per scontato che la vittoria fosse a portata di mano. Gli alleati della NATO si distinguevano solo su come sconfiggere la Russia: c'era chi voleva vincere umiliandola militarmente, chi voleva una vittoria soft senza umiliazione militare e chi invece puntava sul cambio di regime a Mosca e allo smembramento della Russia.

L'illusione del 2023: la Crimea a portata di mano

Tra la fine del 2022 e l'inizio del 2023, la comunicazione strategica ucraina e della NATO aveva alimentato la certezza di una vittoria militare totale e imminente. La promessa era chiara: la controffensiva estiva del 2023 avrebbe spezzato le linee difensive russe e consentito l'ingresso trionfale in Crimea.

A dare voce a questo massimalismo erano i massimi vertici dell'intelligence di Kiev. Nell'ottobre 2022, il capo del GUR (Direzione principale dell'Intelligence) Kyrylo Budanov dichiarava con sicurezza per il 2023: “Entro la fine della primavera, le forze ucraine entreranno in Crimea. La Crimea è nostra, sarà liberata con la forza, perché nessun altro modo è possibile”. 

Nello stesso periodo, il presidente Volodymyr Zelensky sigillava nel discorso di Capodanno la linea del rifiuto di ogni compromesso: “Ci è stato detto: non avete altra scelta che arrendervi. E noi abbiamo detto: non abbiamo altra scelta che vincere”. Questa retorica ha poggiato su tre clamorosi errori di calcolo da parte di non pochi analisti occidentali.

  1. La sottostima dell'adattamento russo: si è scambiato il fallimento iniziale russo su Kiev per una debolezza strutturale permanente, ignorando la capacità di Mosca di fortificare il fronte (la Linea Surovikin) e di convertire l'intera industria nazionale in un'economia di guerra attiva 24 ore su 24.
  2. L'asfissia economica mancata: le sanzioni internazionali, che avrebbero dovuto provocare il collasso finanziario del Cremlino, sono state aggirate attraverso triangolazioni commerciali con partner asiatici e mediorientali, lasciando intatta la macchina bellica di Mosca.
  3. L'illusione tecnologica della NATO: l'invio di piccoli contingenti di carri armati Leopard e Abrams è stato narrato come la mossa decisiva in grado di cambiare le sorti della guerra, sottovalutando la brutale ma efficace superiorità quantitativa di artiglieria e mezzi russi.

L'obiettivo del regime-change e l'effetto boomerang

Parallelamente alla vittoria sul campo, l'Occidente ha accarezzato a lungo l'idea che il conflitto avrebbe logorato politicamente Vladimir Putin, provocandone il disarcionamento.

Il Segretario alla Difesa USA Lloyd Austin nell'aprile 2022 esplicitava l'agenda strategica: “Vogliamo vedere la Russia indebolita a tal punto da non poter più fare il tipo di cose che ha fatto invadendo l'Ucraina”.

Putin andava destituito. A Varsavia, il presidente Joe Biden si spingeva oltre esclamando: “Per l'amor di Dio, quest'uomo non può rimanere al potere”.

L'effetto reale di questa strategia è stato catastrofico per l'Ucraina. Invece di crollare, il Cremlino ha utilizzato le minacce occidentali di "smembramento della Russia" per compattare l'opinione pubblica interna, trasformando la guerra di aggressione in una "guerra patriottica ed esistenziale" agli occhi della popolazione russa, garantendosi un bacino quasi inesauribile di reclutamento a contratto.

Il catalogo delle bufale sullo stato di salute di Putin

Per sostenere la tesi di un crollo imminente del regime russo, l'apparato mediatico occidentale ha ospitato per mesi una serie di indiscrezioni cliniche al limite del grottesco, spacciate per report di intelligence altamente affidabili. L'obiettivo era chiaro: convincere l'opinione pubblica che il "nemico" stesse per essere sconfitto. E che in ogni caso Putin avesse i giorni contati. I decisori politici sono stati in tal modo convinti ad alimentare sempre più l'invio di armamenti in Ucraina, mettendo da parte ogni via d'uscita diplomatica.

Ecco una rassegna delle principali fake news e speculazioni fatte circolare sui media internazionali tra il 2022 e il 2024.

Il cancro terminale e il sangue artificiale

Testate britanniche e tabloid statunitensi, citando presunti oligarchi vicini al Cremlino o ex agenti segreti, hanno sostenuto che Putin fosse affetto da una forma aggressiva di cancro al sangue o alla tiroide. Si parlava di interventi chirurgici d'urgenza e di terapie che ne alteravano le capacità mentali. 

Il morbo di Parkinson e le mani tremanti

Ogni video ufficiale veniva passato al microscopio da sedicenti esperti di linguaggio del corpo. Il movimento rigido di una gamba o il fatto che Putin stringesse il bordo di un tavolo durante i colloqui venivano presentati come prove inconfutabili di un Parkinson in stadio avanzato. 

La demenza senile e la psicosi da steroidi

Le decisioni strategiche di Mosca erano analizzate non come una abile e meticolosa pianificazione geopolitica e militare, ma venivano liquidate come l'effetto collaterale di massicce dosi di steroidi e cortisonici per curare dolori cronici, che avrebbero indotto nel presidente russo paranoia e perdita di lucidità. Su Sky TG24 si leggeva il 15 marzo 2022: "Secondo diverse agenzie di intelligence, Putin starebbe seguendo un trattamento a base di steroidi per combattere un tumore o comunque una patologia grave, e potrebbero essere questi farmaci a causare comportamenti sempre più erratici e di scatti d'ira continui". 

La bufala del decesso e del sosia nel freezer

Il culmine della disinformazione è stato raggiunto nell'autunno del 2023, quando canali Telegram russi di dubbia origine (come General Svr), ripresi acriticamente da testate di primo piano in Europa, annunciarono che Putin era morto a causa di un arresto cardiaco e che il suo corpo era stato nascosto in un congelatore all'interno della residenza di Valdai, mentre lo Stato veniva governato da un sosia diretto dal capo della sicurezza Patrushev.

Breve bilancio di un fallimento

Oggi che i nodi vengono al pettine, emerge la realtà: la Russia non è crollata, Putin è saldamente al potere e l'industria russa produce armamenti a basso costo a ritmi superiori rispetto all'intera capacità della NATO. L'Ucraina, indotta a credere in una vittoria totale impossibile per vie puramente militari, si ritrova oggi con un territorio devastato, una popolazione stremata e infrastrutture vitali distrutte. Questo scenario drammatico dimostra come la propaganda di guerra e il giornalismo tenuto a guinzaglio non facciano altro che provocare errori di valutazione. Solo ora si profila un tavolo di trattative. Ora che l'Ucraina non riesce a vincere. Ora che è in seria difficoltà perché non riesce più a intercettare i missili balistici russi. Solo ora, dopo un disastro umano e materiale enorme, si parla dell'apertura di un tavolo negoziale. Ma Putin non ha fretta. Nessuna delle malattie che gli sono state diagnosticate gli "esperti" occidentali lo affligge. E l'apparato economico - che doveva cedere in poche settimane con le sanzioni - sforna droni e missili a ritmi elevati.

E anche qui gli errori di valutazione degli "esperti" non sono mancati. Rainews l'11 ottobre del 2022 ci informava che “entro la fine dell'anno la Russa sarebbe rimasta quasi priva di proiettili, artiglieria e veicoli corazzati”. E le informazioni sbagliate venivano persino dal New York Times. Per compensare il ritmo di consumo dei missili più costosi, la Russia ha modificato il suo mix d'attacco. Ha fatto ampio ricorso a droni di produzione iraniana (e poi a droni a reazione a basso costo prodotti in patria) e ha convertito le vecchie bombe sovietiche in ordigni plananti a guida satellitare (UMPK). Inoltre, ha attinto a forniture esterne (come munizioni dalla Corea del Nord o l'uso di missili antiaerei S-300 adattati per colpire bersagli a terra).In sintesi, l'idea che i missili russi si sarebbero azzerati portando a un blocco improvviso degli attacchi si è rivelata errata: l'industria bellica russa, seppur sotto pressione, non si è fermata e ha diversificato gli armamenti.

Ci siamo cibati di informazioni sbagliate e grottesche. Ma ciò che è grave non è solo che sia stata ingannata l'opinione pubblica: sono stati ingannati anche i decisori politici.

I chip delle lavatrici nei missili e nei carri armati russi

La dichiarazione ufficiale iniziale risale al maggio 2022, quando la Segretaria al Commercio degli Stati Uniti, Gina Raimondo, riferì che gli ucraini avevano trovato componenti elettronici di frigoriferi e lavastoviglie all'interno dei carri armati russi catturati.

Nel settembre dello stesso anno, la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, riprese questo concetto durante un discorso ufficiale, affermando che l'industria russa era allo stremo a causa delle sanzioni e che i militari russi toglievano i chip dagli elettrodomestici per riparare l'hardware militare.

Cosa c'era di vero? L'intelligence occidentale e vari report (tra cui dati forniti da Bloomberg) notarono un picco anomalo di importazioni di elettrodomestici occidentali (lavatrici, frigoriferi, persino tiralatte elettrici) da parte di paesi vicini alla Russia e alleati commerciali, come l'Armenia e il Kazakistan. L'ipotesi era che la Russia importasse questi beni per "cannibalizzare" i semiconduttori generici e aggirare i divieti tecnologici occidentali.

Molti esperti di tecnologia ed elettronica militare fecero notare che non è tecnicamente possibile prendere il microchip programmato per gestire la centrifuga di una lavatrice e inserirlo direttamente nel sistema di guida di un missile balistico o ipersonico, poiché le armi moderne richiedono componentistica con standard militari di resistenza, precisione e frequenze d'uso totalmente diversi.

I saccheggi di elettrodomestici e beni di consumo nelle città ucraine occupate sono stati ampiamente documentati, ma erano legati principalmente ad azioni di sciacallaggio. Non erano collegati a un programma statale di approvvigionamento tecnologico per l'industria missilistica.

I successivi ritrovamenti di detriti e resti di missili sul campo hanno confermato che la Russia non usava i chip delle lavatrici saccheggiate per far volare i missili. La Russia ha continuato ad accedere a microchip avanzati tramite triangolazioni commerciali con paesi terzi.

Il cortocircuito generato dalla disinformazione ha fatto dire cose assurde anche persone come la von der Leyen che - a questo punto è lecito chiederselo - ha creduto persino che i russi davvero fossero così disperati da usare i componenti elettronici delle lavatrici per fabbricarsi i missili. Ursula Von der Leyen mentre nell'ottobre del 2022 racconta in Estonia che la Russia è alla disperata ricerca di semiconduttori perché le sanzioni la stanno mettendo in ginocchio

Lo ha detto in Estonia il 10 ottobre 2022 e qui c'è il video. Quante risate si sarà fatto Putin: è triste dirlo. Il presidente russo è andato avanti con razionalità mentre la von der Leyen e vari leader politici occidentali hanno creduto nella propria disinformazione, quella prodotta dai media nostrani per imbonire le masse.

In tal modo non sono state imbonite solo le masse ma sono state intossicate le decisioni strategiche. E quelle militari sono state drogate da un ottimismo grottesco.

Il risultato?

Un disastro.

Il popolo ucraino è stato illuso. La vittoria che doveva arrivare nel 2023 non è più arrivata.

Adesso arriva l'inverno, un inverno terribile senza luce e riscaldamento perché la Russia non è una tigre di carta: ha i missili, e ne ha tanti. Mentre l'Ucraina sta finendo gli intercettori. 

Articoli correlati

  • Quando il marketing del tabacco colonizzò l’emancipazione femminile
    MediaWatch
    L’inganno delle “Fiaccole della Libertà”

    Quando il marketing del tabacco colonizzò l’emancipazione femminile

    La sigaretta nel secolo scorso era percepita come un simbolo di autorità maschile. Di conseguenza, se l'atto di fumare fosse stato associato alla lotta contro il patriarcato e all'uguaglianza con l'uomo, le donne avrebbero abbracciato il consumo di tabacco come un atto di ribellione politica.
    3 novembre 2026 - Redazione PeaceLink
  • La strategia segreta di Zelensky
    Conflitti
    Dal «tabù» alla realtà

    La strategia segreta di Zelensky

    Il Washington Post nel maggio del 2023 pubblicò documenti segreti che rivelavano un’immagine “con istinti aggressivi” del presidente ucraino che pianificava attacchi diretti al territorio della Russia. Zelensky smentì. Ma ciò che allora era considerato riprovevole dall’Occidente oggi è accaduto.
    27 ottobre 2026 - Redazione PeaceLink
  • La Lituania accusa Mosca di sconfinamento aereo (ma il drone è ucraino)
    Conflitti
    E' successo ieri, sono dovuti decollare d'urgenza due caccia italiani

    La Lituania accusa Mosca di sconfinamento aereo (ma il drone è ucraino)

    Il presidente lituano Nausėda punta il dito sulla Russia e dichiara: "La guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina si sta riversando sul fianco orientale della NATO e dell'UE". Poi l'Ucraina si scusa: "Ci rammarichiamo per l'incidente avvenuto questa mattina nello spazio aereo lituano".
    19 ottobre 2026 - Redazione PeaceLink
  • Trump ferma i dazi sull'export russo: esulta il Cremlino
    Economia
    La realpolitik dei carburanti

    Trump ferma i dazi sull'export russo: esulta il Cremlino

    Con un ordine esecutivo il presidente USA riduce le sanzioni energetiche contro Mosca. Ma anche l'Europa compra indirettamente grandi quantità di idrocarburi russi da nazioni terze. Persino in Ucraina arriva carburante russo. Le sanzioni anti-Russia stanno diventando un esercizio di ipocrisia.
    17 ottobre 2026 - Redazione PeaceLink
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 3.12.13 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)