Newsletter numero 17
INDICE I fatti Pirati somali: «Abbiamo armi ucraine per il Sud Sudan» Sudan-Egitto/ Rapiti e liberati un gruppo di turisti europei Darfur, 1 / Abbattuto un elicottero Onu/Ua Darfur, 2 / Dispiegati solo metà dei caschi blu Sudan, 1 / Taha difende Bashir alle Nazioni unite Sudan, 2 / Mbeki a Khartoum per sostenere Bashir Sudan, 3 / Migliaia di sfollati per la diga di Merowe Sud Sudan, 1 / Cina pronta a investire Sud Sudan, 2 / Attacco di ribelli Lra I documenti La reazione del governo all'attacco a Khartoum secondo il Drdc La Campagna Chi siamo I fatti (Fonti: Afp, Al Jazeera, Ansa, Ap, Bbc, Misna) Pirati somali: «Abbiamo armi ucraine per il Sud Sudan» I pirati somali il 25 settembre hanno catturato la nave ucraina «Faina» battente bandiera del Belize, che trasportava 33 carri armati sovietici t-72, lanciagranate e munizioni. Una fonte dell'esercito sudanese e una della marina del Kenya hanno informato le agenzie che le armi erano destinate al Sud Sudan e che addirittura si tratterebbe del terzo carico di quest'anno e il quarto in totale: il primo sarebbe arrivato al porto di Mombasa in ottobre 2007, altri due a febbraio di quest'anno. I pirati avrebbero richiesto un riscatto (qualcuno sostiene di 20milioni di dollari, altri di 35). Secondo l'accordo di pace firmato nel 2005, il Sud Sudan non può comprare armi. Andrew Mwangura, capo del East Africa Seafarers Assistance Program a Nairobi, sostiene che i pirati somali avrebbero documenti confidenziali che dimostrerebbero che le armi sono destinate al governo di Juba e minacciano di rendere pubblici i documenti se non verrà pagato il riscatto. Il generale Byor Ajang, dell'Spla, nega categoricamente che il governo del Sud Sudan abbia ordinato armi. Sudan-Egitto/ Rapiti e liberati un gruppo di turisti europei Il 29 settembre sono stati liberati 11 turisti europei (cinque italiani, cinque tedeschi e una romena) e otto accompagnatori egiziani che erano stati rapiti il 19 settembre nel Sahara, nell'area di Gebel Uwainat, una zona dell'estremo sudovest dell'Egitto, dove il paese confina con la Libia ad ovest e con il Sudan a sud. Queste sono le uniche due notizie certe: nessuno ha finora invece spiegato con esattezza che cosa sia avvenuto durante il sequestro. La notizia del rapimento arriva ai mezzi di informazione solo il 22 settembre: si parla di una richiesta di riscatto, oscillante tra i 6 e i 15 milioni di dollari. I rapitori avrebbero portato gli ostaggi in Sudan. Il 25 settembre le autorità di Khartoum affermano che la carovana si è spostata in territorio libico. Nelle trattative sarebbe coinvolta la Fondazione Gheddafi, presieduta da Seif al Islam, figlio del leader libico Muammar Gheddafi. Da lì la carovana si sarebbe ulteriormente spostata in Ciad. Il governo di Khartoum accusa i rapitori di far parte (o quantomeno di essere in contatto) con i ribelli del Darfur, che finora però non sono mai stati segnalati così a Nord e non hanno mai rapito turisti. Nei giorni successivi i sudanesi – che si oppongono al pagamento di un riscatto e che insistono per liberare i turisti attraverso un blitz militare – dichiarano che una pattuglia dell'esercito aveva intercettato i rapitori vicino al confine e aveva ingaggiato una sparatoria uccidendo sei sequestratori. Un agente della sicurezza egiziana ha parlato invece di un attacco compiuto - in territorio ciadiano, forse nella località di Tabbat Shajara - da una trentina elementi delle forze speciali egiziane che hanno sconfitto i rapitori uccidendo una ventina di persone e liberato gli ostaggi. Per i governi di Roma e Berlino invece gli ostaggi sarebbero stati liberati dai rapitori – ormai braccati - prima del conflitto a fuoco e nessun riscatto sarebbe stato pagato. Darfur, 1 / Abbattuto un elicottero Onu/Ua Un elicottero (non da combattimento) della missione congiunta Ua/Onu è stato abbattuto a poca distanza dal campo profughi di Kalma a Nyala, la capitale del Darfur meridionale. Il pilota russo e quattro membri dell'equipaggio sono morti. L'elicottero stava trasportando un carico di aiuti umanitari da Nyala a Muhajiria. Darfur, 2 / Nel 2008 dispiegati solo metà dei caschi blu La missione congiunta Onu/Ua in Darfur riuscirà a dispiegare sul terreno, entro la fine del 2008, solo 13mila caschi blu, rispetto ai 26mila stabiliti dal Consiglio di sicurezza dell'Onu con la risoluzione 1769 del 31 luglio 2007. I vertici della missione – che finora vede dispiegati circa 10mila soldati – avevano ripetutamente assicurato di voler dispiegare almeno l'80% delle truppe entro la fine dell'anno. Il 17 settembre il responsabile del dipartimento di peacekeeping dell'Onu, Alain Le Roy, ha dichiarato che le precedenti valutazioni erano troppo ottimistiche. Nei prossimi mesi dovrebbero arrivare in Darfur il contingente etiope e quello egiziano, mentre secondo Le Roy il governo sudanese sta ostacolando e rallentando il dispiegamento dei contingenti in arrivo da Thailandia e Nepal, inizialmente previsto entro la fine dell'anno. Sudan, 1 / Taha difende Bashir alle Nazioni unite Il vicepresidente del Sudan, Ali Osman Taha, ha chiesto alle Nazioni unite di rimandare (senza specificare date) la richiesta della Corte penale internazionale di processare il presidente Omar el Bashir per i crimini compiuti in Darfur. La motivazione di Taha è che ciò costituirebbe un ostacolo alla pace. Taha ha parlato di fronte all'Assemblea generale. Sudan, 2 / Mbeki a Khartoum per sostenere Bashir A metà settembre il presidente uscente del Sudafrica, Thabo Mbeki, è rimasto per due giorni a Khartoum per colloqui diplomatici. Nella capitale sudanese Mbeki ha chiaramente espresso che il Sudafrica ritiene «controproducente» la richiesta della Corte penale internazionale di processare il presidente Bashir per i presunti crimini commessi in Darfur, perché un eventuale arresto e processo del presidente causerebbe «un'ancora più grande destabilizzazione della regione». Il Sudafrica è, insieme alla Libia, il capofila all'interno della Ua nel supporto diplomatico al presidente sudanese. Durante la propria visita, Mbeki ha incontrato anche il vicepresidente (e presidente del Sud Sudan) Salva Kiir Mayadrit. Sudan, 3 / Migliaia di sfollati per la diga di Merowe Migliaia di sudanesi hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni a causa delle inondazioni provocati dalle dighe di Merowe sul Nilo nel Nord Sudan: la denuncia di un portavoce degli sfollati, Hashim Ali, è arrivata il 30 settembre. Le autorità della diga hanno invece negato che la causa delle inondazioni siano le dighe, attribuendola invece alle piogge stagionali. Molte persone nell'area di Manaseer nel frattempo si rifiutano di abbandonare i villaggi. Il progetto delle dighe di Merowe, costruite dalla Cina, punta a raddoppiare la fornitura di energia elettrica al Sudan. La nuova energia dovrebbe iniziare a essere erogata entro la fine dell'anno. Le zone che saranno allagate si trovano a circa 350 chilometri a nord di Khartoum. Hashim Ali ha inoltre dichiarato che circa mille famiglie che abitavano su quattro isole nel Nilo hanno dovuto abbandonare le loro case e sono state abbandonate sulla riva senza cibo; le case costruite per loro dal governo sarebbero troppo lontane dal fiume e dai campi coltivabili. La protesta continua. Sud Sudan, 1 / Cina pronta a investire Il console generale della Cina in Sud Sudan, Zhang Qingyang, ha dichiarato a Juba che le aziende cinesi sono pronte a investire in tutto il Sud Sudan. Il 22 settembre Qingyang ha avuto un colloquio con il vicepresidente del Sud Sudan, Riek Machar, il quale ha confermato che il governo si impegnerà per offrire condizioni di sicurezza alle imprese cinese che andranno a lavorare in Sud Sudan. La Cina, finora estremamente attiva in Nord Sudan, ha aperto il proprio consolato in Sud Sudan a inizio settembre. La Covev (China National Overseas Engineering Corporation) starebbe contrattando con il governo del Sud Sudan la ricostruzione di Juba. Rimane ancora apertissimo il discorso sullo sfruttamento del petrolio in Sud Sudan, anche in vista del referendum previsto per il 2001 che potrebbe sancire l'eventuale indipendenza della regione. Sud Sudan, 2 / Attacco di ribelli Lra Il 18 settembre un centinaio di banditi ugandesi dell'Esercito di resistenza del Signore (Lra) hanno attaccato il villaggio di Sakure (una trentina di chilometri da Yambo) alla frontiera tra Sudan e Rd Congo. Vicino al villaggio c'era una caserma di soldati sudanesi dell'Spla, che sono intervenuti e hanno respinto i banditi. Un soldato sudanese e un bambino di quattro anni sarebbero stati uccisi; quattro civili sono rimasti feriti e altri sarebbero stati rapiti. Il problema del banditismo dell'Lra, con i negoziati che si trascinano attraverso continui rinvii della firma di un accordo di pace, rimane aperto. I documenti La reazione del governo all'attacco a Khartoum secondo il Drdc Il Darfur Relief and Documentation Center (Drdc), un centro studi non governativo con sede in Svizzera ha pubblicato un rapporto di una trentina di pagina – con molte foto - sulla risposta del governo di Khartoum agli attacchi dei ribelli del Darfur contro Omdurman e Khartoum il 10 maggio. Il documento è un atto di accusa, durissimo e circostanziato, contro il governo che sarebbe – direttamente o indirettamente – responsabile di violazioni dei diritti umani, esecuzioni extragiudiziali, torture, violenze etniche e processi ingiusti contro sudanesi di etnie originarie del Darfur che vivono nella capitale, in particolare nei giorni immediatamente successivi all'attacco. Il titolo del rapporto, in inglese, è Response of the Government of Sudan to the Darfur Insurgents Attack against Omdurman on 10th May 2008. Il sito del Drdc è www.darfurcentre.ch . La Campagna Sudan Chi siamo La Campagna italiana per il Sudan è una campagna nazionale di informazione, sensibilizzazione ed advocacy che opera dal 1994. Raggruppa organizzazioni della società civile italiana (Acli Milano e Cremona, Amani, Arci, Caritas ambrosiana, Caritas italiana, Mani Tese, Ipsia Milano, Missionari e missionarie comboniane, Nexus, Pax Christi) e lavora in stretta collaborazione con enti pubblici e privati italiani e con varie organizzazioni della società civile sudanese. In Italia la Campagna ha fatto conoscere la situazione del Sudan e ha sostenuto i processi volti al raggiungimento di una pace rispettosa delle diversità sociali, etniche, culturali, religiose della sua popolazione. Per informazioni: www.campagnasudan.it.
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