Perché non richiese alcuna indagine epidemiologica come quella commissionata dal GIP Todisco?

Alcune domande a Nichi Vendola sul processo ILVA

Il pubblico ministero a Taranto ha parlato di una gestione "sciagurata e criminale" dell'ILVA. Da giorni focalizza e approfondisce in modo dettagliato una lunga serie di fatti che lasciano sconcertati. Ma chi governava sapeva?
8 febbraio 2021

Stiamo assistendo a un'imponente requisitoria del pubblico ministero Mariano Buccoliero. Un fiume in piena. E' da quattro giorni che parla ininterrottamente. E' vastissima l'enciclopedia delle accuse che riguardano la gestione dell'ILVA di Taranto, definita "sciagurata e criminale"

Come mai Nichi Vendola dichiarava pubblicamente la sua stima per Emilio Riva se invece il pm Buccoliero usa oggi parole così dure? Qualcuno dei due evidentemente sbaglia o ha sbagliato.

La domanda che sorge spontanea è: ma tutte le cose denunciate in aula... le sapeva chi governava allora?

Appassiona poco chiederlo a Silvio Berlusconi, al tramonto della sua carriera.

Sarebbe molto più interessante chiederlo oggi a Nichi Vendola. Conosceva i fatti che il pm Buccoliero sta sciorinando da quattro giorni con dovizia di particolari?

La storia del nastri trasportatori - che risultavano ufficialmente tutti coperti al tempo della presidenza Vendola - si è rivelata una commedia all'italiana: ancora oggi non sono coperti!

Tutto era a posto sulla carta ma poi andando a controllare le cose cambiavano. Il pm ha parlato di una fabbrica di carta. Uno stabilimento che sulla carta era in un modo e nella realtà in un altro.

Il magistrato ha focalizzato l'attenzione sui mancati investimenti per l'abbattimento delle polveri. Sugli interventi non fatti ma che risultavano eseguiti. Sulle attività di rifacimento di materiali logorati spacciati come investimenti ambientali, o di macchinari per la produzione inseriti fra gli investimenti contro l'inquinamento. Cose che a suo tempo il coordinamento ambientalista Altamarea denunciò al Ministero dell'Ambiente nell'ambito della procedura di Autorizzazione integrata ambientale. Ma Altamarea rimase sola e la Regione Puglia firmò l'autorizzazione AIA del governo Berlusconi, definendola "un passaggio storico per Taranto e per la Puglia". Era il 2011. I magistrati hanno indagato su quell'autorizzazione del 2011 che è stata considerata un regalo all'ILVA. Quell'autorizzazione non prevedeva neppure la copertura dei parchi minerali e concedeva l'uso del terribile pet-coke nelle cokerie, autorizzava a produrre fino a 15 milioni di tonnellate/anno (una quantità enorme!) e non rallentava i ritmi di produzione del coke, consentendo sfornamenti brevi e a getto continuo, con risultati letali per la salute. Gli ambientalisti produssero una serie di osservazioni pertinenti che si sarebbero poi rivelate corrette e più che mai sensate. Ma la Regione Puglia non le fece proprie, e neppure il Sindaco di Taranto di allora, politicamente sulla stessa linea d'onda di Vendola.

Il comunicato di Altamarea dopo l'AIA ILVA del 2011 fu durissimo: "Per 4 anni abbiamo chiesto, nel rispetto delle norme e con argomentazioni tecniche puntuali, il rispetto di almeno 10 prescrizioni irrinunciabili. Ebbene è stato tutto disatteso".

Come mai la Regione Puglia approvò quell'indecorosa Autorizzazione Integrata Ambientale del 2011, entrata poi nel mirino della magistratura?

Fu allora che si consumò lo strappo definitivo fra il movimento ambientalista e Vendola.

Il pm Buccoliero si è soffermato sulle polveri dell'ILVA che a Taranto, soprattutto nel quartiere Tamburi, si poggiavano sui comodini, entravano nei cassetti, si poggiavano sui cuscini dei bambini, a cui per regalo veniva fatto trovare sotto l'albero di Natale l'apparecchio dell'aerosol

Ambiente Svenduto è l'inchiesta da cui l'attuale processo ILVA ha tratto origine

Perché Nichi Vendola non ha mai ordinato un'indagine epidemiologica per verificare se l'ILVA stava producendo vittime? Perché l'ha dovuta commissionare il GIP Patrizia Todisco per poi scoprire che quegli impianti siderurgici producevano, si legge sulla relazione del dott. Francesco Forastiere, "malattie e morte"?

Quando si tratta della salute dei nostri figli chiediamo ai medici di andare a fondo per sapere tutto pur di salvare la vita di chi ci è caro. Perché allora questa premura non è scattata per i bambini di Taranto da parte di chi governava?

Angelo Bonelli chiese a Nichi Vendola, con ben tre email di posta certificata PEC, di effettuare uno studio dalle caratteristiche simili a quello che poi sarebbe stato commissionato dal GIP Patrizia Todisco. Ossia uno studio causa-effetto che attribuisse con ragionevole certezza i danni sanitari alle sorgenti inquinanti. Perché Vendola non rispose a nessuna di quelle richieste? 

Sono cose a cui un politico sarebbe bene che rispondesse.

Questo editoriale non vuole giudicare nessuno, ma vuole porre domande, domande lecite.

La politica deve rispondere alle domande dei cittadini altrimenti cessa di essere l'espressione della sovranità popolare.

Queste parole non vogliono giudicare. Tutti gli imputati hanno diritti e garanzie.

Ma i cittadini di Taranto, senza garanzie ed esposti al concentrico attacco degli inquinanti, molti dei quali mortali, hanno diritto di porre domande e di sapere perché non sono stati protetti.

Sono domande di natura morale che varranno ancora di più se Vendola uscirà immacolato dal processo penale. Le domande qui poste riguardano l'etica, la verità, la responsabilità, che per l'opinione pubblica sensibile e attenta contano più del codice penale. 

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