Taranto non è città in declino

Al professor Pirro non è bastato nemmeno il monito del Presidente Giorgio Napolitano. Continua nella sua opera di difesa delle ormai vacue ragioni di un'industrialismo selvaggio e addirittura dichiara: "I tarantini dovrebbero considerare valori ciò che invece criticano".
1 giugno 2008
Federico Pirro

Confusione L'amarezza espressa su queste colonne dal professor Anzoino per il declino di Taranto ha già sollevato qualche risposta cui voglio unire anche una mia riflessione. Anzoino è personalità eminente del mondo culturale ionico, e lo è stato anche di quello politico-amministrativo negli anni delle «storiche» giunte di sinistra guidate dal Sindaco Beppe Cannata; e, pertanto, la sua amarezza merita profondo rispetto e stimola considerazioni che vorrei offrire a lui come ad altri amici del capoluogo ionico. Taranto in declino, allora? Ma perché non provare a capovolgere l'ottica, partendo invece da quanto la città presenta sul piano industriale, scientifico e culturale e che tante altre aree non hanno? Immagino già le obiezioni: le industrie sono inquinanti. Ma stanno davvero così le cose in città? Il più grande stabilimento siderurgico d'Europa è fonte di occupazione e genera reddito (sicuro) per dipendenti, indotto e per i servizi infrastrutturali che riceve. E così la raffineria dell'Eni, le cementerie, le centrali elettriche, la Vestas, la Tct nel porto, le imprese impiantistiche più qualificate come la Cemit, per non parlare dell'Arsenale - vi sono già i primi 31 milioni di euro per il suo rilancio - della Heineken a Massafra e dell'Alenia a Grottaglie. Sull'inquinamento ha detto il Presidente Napolitano che «bisogna sapere bene come stanno le cose, per poi controllare come vengono affrontati i problemi. In questo processo è importante che partecipino coloro che lavorano nelle industrie». E con questo (imponente) apparato manifatturiero - in piena produzione ed impegnato a contenere l'impatto ambientale con investimenti di rilevanti dimensioni - Taranto dovrebbe percepirsi in declino? E cosa dovrebbe dire allora, per non andare troppo lontano, il triangolo apulo-lucano del salotto, ove rischiano di crollare con centinaia di piccole, medie e grandi fabbriche del comparto, l'occupazione e il reddito di migliaia e migliaia di famiglie, con effetti devastanti sulla tenuta stessa del sistema della convivenza civile nella zona che abbraccia, lo sappiamo, un vasto bacino fra due regioni ? E tante altre città del Mezzogiorno e dell'intero Paese che non hanno ciò che ha questo capoluogo? E poi, qualcuno crede che l'inquinamento - da traffico, da sistemi di riscaldamento e da fabbriche - non esista in tante altre città italiane ed estere? E lo splendido Museo della Magna Grecia? E le facoltà universitarie di due atenei baresi che hanno le loro sedi su Taranto? E la grande base navale? Allora, rispetto a molte altre realtà urbane nazionali e del Mediterraneo, il capoluogo ionico è un'area avanzata. Anzoino, secondo me, ne è perfettamente consapevole: comprensibile la sua amarezza di un momento, ma non si ignori l'esistente. E soprattutto i Tarantini più autorevoli capovolgano, una volta per sempre, l'ottica dell'autorappresentazione, percependosi come parte di una comunità non priva di problemi, certo, ma anche ricca di risorse e opportunità. Taranto, insomma, non è una città maledetta, tutt'altro.

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