Dieci volte oltre la media Ue: veleni e tumori, ecco le prove

Sarà consegnato al ministero dell´Ambiente il rapporto sull´emergenza Taranto: situazione catastrofica in due quartieri. Il dossier-choc dell´Arpa: veleni e tumori, ecco le prove.
4 giugno 2008
Giuliano Foschini
Fonte: Repubblica

- Benzoapirene, Pm10. Diossine, fino a trenta volte maggiori che nel resto d´Europa. Tradotto: tumori. Tanti, tantissimi, troppi. Ci sarà scritto questo nella relazione che l´Arpa pugliese dovrà consegnare al ministero dell´Ambiente entro il 15 giugno. Numeri sulla base delle quali Roma dovrà dire si o non all´Aia (autorizzazione ambientale integrata), un acronimo bucolico dietro il quale però si nasconde il futuro dello stabilimento dell´Ilva. Senza l´Aia, l´Ilva non può lavorare. In queste ore i tecnici dell´Agenzia regionale per l´ambiente stanno mettendo a punto gli ultimi dettagli, e come spiega il direttore, Giorgio Assennato, «si tratterà sostanzialmente di una raccolta dati sulla situazione di Taranto, numeri elaborati in questi anni da noi direttamente o da enti accreditati, come l´università». Saranno segnalati aspetti non allarmanti, come l´inquinamento del suolo. Ma anche tutte quelle situazioni che rendono Taranto una delle città (forse la prima) più inquinate d´Italia. «Uno degli aspetti più tragici - spiega Assennato - è sicuramente la presenza massiccia di benzoapirene, una delle sostanza maggiormente cancerogene, nella zona del quartiere Tamburi, la più vicina all´Ilva». Gli ultimi dati a disposizione parlano di una concentrazione anche dieci volte superiore alla media nazionale ed europea. «Il prodotto arriva principalmente dalle cokerie, che forse più ancora dei camini sono la causa principale dell´inquinamento in città» spiega il direttore dell´Arpa. Non soltanto benzoapirene. Nell´area di Taranto, e in particolare nelle zone vicine all´Ilva, girano anche metalli più che altrove: ferro, manganese e zinco soprattutto. Stesso discorso vale per il pm10, la sostanza abitualmente prodotta dalle marmitte delle automobili. A Taranto lo scorso anno ci sono stati 69 superamenti del limite massimo imposto dalla legge, quando la stessa norma ne consente soltanto 35. Uno studio più approfondito ha poi dimostrato come i valori erano dettati direttamente dall´Ilva: crescevano o diminuivano a seconda delle condizioni del vento. C´è poi il problema solito delle diossine, i cui valori invece di diminuire continuano a crescere. Le ultime rilevazioni - effettuate nel febbraio del 2008 - sono state di 7 nanogrammi per metro cubo d´aria, mentre erano state rispettivamente di 2,4 il 12 giugno 2007, 4,3 il 14 giugno e di 4,9 il 16. Dati preoccupanti che a maggio avevano spinto la Regione a prendere una decisione molto dura sulla vicenda: «O questi dati calano - avevano detto - oppure saremo costretti a prendere provvedimenti e a dare parere negativo all´Autorizzazione ambientale integrata», quella necessaria all´Ilva a proseguire l´attività. E sulla quale il Ministero si dovrà esprimere sulla base anche dei dati che l´Arpa sta per inviargli. La questione più tragica riguarda però gli effetti che tutti questi fattori inquinanti hanno avuto, hanno e sicuramente avranno sulla gente. Malattie, tumori, morti. Secondo gli ultimi dati a disposizione, a Taranto (ma anche a Brindisi, dove il Petrolchimico fa male uguale) si ammalano di cancro seimila persone ogni anno e duemila cinque vengono uccise. Tumori al polmone, soprattutto, ma anche alla prostata e alla vescica: malattie strettamente correlate all´inquinamento atmosferico e che hanno un tasso di incidenza molto maggiore rispetto al resto d´Italia. Sono leggermente inferiori soltanto a quelle del nord Est, ma sono il doppio rispetto alla Puglia e a tutto il Mezzogiorno. Si muore di più a Taranto e Brindisi, ma muore ancora di più chi ha i balconi, le finestre a pochi passi dalle cokerie: la statistica dice infatti che nella zona rossa si ammalano di tumore 496 persone su 100mila. Nel resto delle province 370. Centoventisei in meno. Ad aggiungere poi preoccupazione alla preoccupazione c´è l´ultima inchiesta della procura di Taranto in seguito a una segnalazione del Noe. Dieci giorni fa sono state sequestrate 16mila tonnellate di pet coke (due milioni di euro il valore di mercato) appena arrivate dall´America. Si tratta di uno scarto di lavorazione del petrolio che l´azienda tarantina voleva utilizzare insieme e al posto del carbon fossile. Il pet coke è però assai più tossico. E secondo i carabinieri vietato.

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