Ricorso respinto, l'accordo di programma ha il via libera dal Tar
L’accordo di programma per giungere all’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) nei confronti delle industrie di Taranto può rimettersi in moto. Ieri il Tar di Lecce ha respinto la richiesta di sospensione dell’accordo avanzata dal comitato ambientalista «Taranto Futura». Per i giudici amministrativi, l’accordo sull’Aia indica solo la procedura da seguire, non determina danni immediati. Inoltre, dice il Tar, non esiste «attualità di ulteriore pregiudizio per i cittadini» e lo stesso accordo di programma, sottoscritto l’11 aprile scorso alla Regione, può contribuire «alle denunciate condizioni di inquinamento». Martedì, in presenza del ricorso al Tar, l’Ilva aveva deciso di frenare la sua partecipazione all’accordo di programma provocando le dure proteste della Regione.
Il Tar di Lecce stoppa gli ambientalisti del comitato «Taranto Futura», rigetta la loro richiesta di sospensiva, e l’accordo di programma che dovrà portare all’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per le industrie che operano nell’area tarantina può rimettersi in cammino. E’ arrivato ieri sera il verdetto dei giudici amministrativi (presidente del collegio Aldo Ravalli) sul ricorso che, 24 ore prima, aveva spinto l’Ilva a fermare temporaneamente la sua partecipazione all’accordo di programma essendo appunto pendente un ricorso al Tar.
«Taranto Futura», opponendosi all’intesa, aveva sollevato una serie di violazioni e irregolarità. E l’Ilva, negando che fosse un vero e proprio abbandono, aveva motivato la decisione di frenare con la necessità di avere certezze prima di proseguire con gli impegni assunti. A partire dalla presentazione del piano sulla riduzione dell’inquinamento, il cronoprogramma previsto dall’accordo firmato l’11 aprile scorso a Bari, alla Regione. La rassicurazione dell’Ilva non aveva però convinto i vertici della Regione, che dal presidente Nichi Vendola all’assessore all’Ecologia, Michele Losappio, hanno accusato l’azienda di Emilio Riva di voler cercare alibi per tirarsi fuori. «L’Ilva dica come e quando ridurrà l’inquinamento a partire dalla diossina - ha detto Vendola martedì sera a Taranto -, altrimenti sarà scontro».
Ma lo scontro ora dovrebbe essere fugato alla luce del giudizio del Tar. «Il suddetto accordo - dicono appunto i magistrati amministrativi riferendosi all’accordo di programma per l’Aia -, prevedendo soltanto un modulo procedimentale, non produce di per sè azioni di immediato pregiudizio all’ambiente e alla salute, nè influisce direttamente sulle criticità esistenti peggiorandole». Certo, dice il Tar, «fermi rimangono gli obiettivi, i parametri e le procedure imposte dalle convenzioni e dalle normative internazionali e nazionali, ai quali ovviamente dovranno uniformarsi le pubbliche amministrazioni nel rilascio delle autorizzazioni richieste e nella verifica degli adempimenti imposti alle imprese».
Così come sono indiscutibili «i diritti di partecipazione di tutti i soggetti, singoli o associati, interessati, e in questa prospettiva deve essere letto il comma 3 dell’accordo al quale andrà data piena effettività». Ma, fermo restando tutto questo, la richiesta di sospensiva dell’accordo presentata da «Taranto Futura» è comunque respinta perchè il Tar non ravvisa «attualità di ulteriore pregiudizio per i cittadini».
Anzi, dicono i giudici, proprio l’accordo di programma sull’Aia può svolgersi «nel senso di un miglioramento delle denunciate condizioni di inquinamento». Da rilevare che «Taranto Futura», nei giorni scorsi, aveva chiesto al Tar un’istanza cautelare immediata per coprire il tempo intercorrente tra il deposito del ricorso contro l’accordo di programma e il giudizio. Il Tar aveva detto no e quindi si è giunti alla discussione di ieri, nella quale si è costituita anche la Regione («Taranto Futura», Ilva e Avvocatura dello Stato per i ministeri Ambiente, Sviluppo economico e Salute lo avevano già fatto prima). Infine, la camera di consiglio e l’emissione del verdetto.
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