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Anche l'Eni deve investire nelle migliori tecnologie

Chiediamo che le industrie che da questo territorio prendono (e tanto), provvedano ad adeguare i loro impianti affinché le emissioni nocive scendano a livelli umanamente sostenibili.
6 marzo 2009
Comitato per Taranto

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Anche l’Eni, come tutte le grandi industrie italiane in questo periodo, è alle prese con la procedura che condurrà al rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Come ormai i tarantini sanno, l’AIA è prevista da una direttiva europea (IPPC) di grande respiro democratico, poiché offre a tutti i cittadini, oltre che alle istituzioni locali, la preziosa opportunità di partecipare ai processi che porteranno al rilascio di dette autorizzazioni.

Ciò significa poter pretendere che le grandi industrie rispondano, oltre che al profitto degli industriali, anche a principi che tengano nel dovuto rispetto le popolazioni che risiedono sui territori che le ospitano.

Sconcerta dunque leggere tra le righe delle osservazioni dell’Eni, che non si ritiene né praticabile, né conveniente, adottare le migliori tecnologie disponibili relative ai sistemi di trattamenti secondari e di lavaggio dei gas di scarico che, a dire dell’Eni determinerebbero addirittura, un inutile spreco di energia e aumento dei rifiuti.

Ogni commento a simili prese di posizione risulterebbe quasi superfluo se non fosse per l’indignazione che sollevano nei tarantini, chiamati a subire senza sindacare, né intralciare la marcia del profitto ad ogni costo.

Nel contempo questo atteggiamento, non diverso da quello dell’Ilva, mostra chiaramente perché la nostra città sia stata scelta per investimenti di questo tipo: disoccupazione, povertà e mancanza di alternative di sviluppo credibili pongono Taranto nelle condizioni di dover accettare e tollerare ogni genere di sopruso, sino a quello estremo di ritenere la vita un diritto secondario rispetto al lavoro.

Le cose nella nostra provincia vanno avanti così da decenni, col passare degli anni sono però venute a galla le drammatiche conseguenze di questa mentalità imposta.

Chiediamo che le industrie che da questo territorio prendono (e tanto), provvedano ad adeguare i loro impianti affinché le emissioni nocive scendano a livelli umanamente sostenibili.

L’Arpa Puglia, studi scientifici, il lavoro di tecnici specializzati e di coloro i quali hanno davvero a cuore le sorti della città hanno ripetutamente dimostrato che ridurre drasticamente l’inquinamento di Taranto è possibile e che è possibile farlo nel breve periodo.

E’chiaro che per farlo occorrono gli investimenti che si sta in ogni modo tentando di evitare, poiché non destinati a produrre un ritorno economico per le industrie, ma piuttosto un beneficio in termini di salute alla comunità tarantina.

Investire nelle migliori tecnologie per l’abbattimento delle emissioni significherebbe peraltro creare un indotto positivo per la nostra città in termini di ricerca, sviluppo e produzione delle stesse, tale da poter creare numerosi posti di lavoro nell’intera provincia.

A Taranto non c’è famiglia che non annoveri al suo interno dolorose storie di malattie e morti per cause scientificamente riconducibili all’inquinamento ambientale. I tarantini ormai se ne sono accorti e pretendono che si ponga immediatamente fine allo scempio perpetrato ai loro danni.

Chiediamo, perciò, che l’autorizzazione integrata ambientale rappresenti per Taranto, città dichiarata per legge “ad elevato rischio di crisi ambientale”,una reale e concreta possibilità di riduzione dell’ inquinamento industriale e non un mezzo per il mantenimento dello status quo.

E’ ora che la politica metta finalmente le basi per una reale emancipazione da una situazione che è ormai divenuta intollerabile, sciogliendo i suoi legami con gli interessi dei grossi potentati economici e tornando ad essere il mezzo attraverso cui i cittadini esercitano i propri sacrosanti ed inderogabili diritti.

Per il Comitato per Taranto

Lea Cifarelli
Luigi Oliva
Antonietta Podda
Massimo Ruggeri

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